Dal 2000 recluso negli States, Forti sarebbe a un passo dal rientro in Italia. Mentre ancora si discute se sia innocente o colpevole di omicidio, ripercorriamo la sua storia

Il primo giorno di marzo 2024 è una data che difficilmente Chico Forti potrà dimenticare. Proprio venerdì 1 marzo infatti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre si trovava negli Stati Uniti, ha annunciato che è stata firmata l’autorizzazione al trasferimento in Italia del 65enne condannato all’ergastolo in Florida che da 24 anni si trova nel Dade Correctional Institution di Florida City. Meloni ha sottolineato che l’accordo è stato possibile grazie alla “collaborazione con il governo dello stato della Florida e con il governo federale degli Stati Uniti”. Quella di Enrico Forti è una storia che da anni fa discutere ed è stata spesso trattata dai media, per le diverse controversie che presenta.

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso profonda soddisfazione, il ministro ha spiegato che manca ancora “qualche settimana” al rimpatrio di Forti, “un tribunale italiano deve riconoscere la sentenza degli Stati Uniti, poi deve essere mandato in Usa il documento, e poi naturalmente serve aspettare il ritorno in Italia del nostro connazionale”, ai microfoni del Tg2 il titolare della Farnesina ha aggiunto che le cose andranno diversamente da “come facemmo con la Baraldini, che venne liberata il giorno dopo il suo rientro in Italia” – l’attivista che nel 1983 venne condannata a 43 anni di carcere negli Stati Uniti accusata, tra gli altri reati, di associazione sovversiva – dato che le due situazioni sono profondamente diverse visto che quella di Forti è “una vicenda molto controversa, poco chiara” a proposito di “un omicidio del quale si è sempre dichiarato innocente”, ma “c’è stata una condanna” aggiunge il ministro degli Esteri e quindi “tornerà in Italia dove sconterà una pena“. Il ministro esprime poi soddisfazione per il lavoro svolto in questi mesi: «abbiamo riportato a casa Chico Forti, Piperno e la famiglia sequestrata in Mali. Lo abbiamo fatto, lavorando in silenzio». L’avvocato Alexandro Tirelli, consulente della famiglia Forti, ha spiegato che Chico Forti potrebbe appellarsi alla norma che stabilisce che “dopo 26 anni dall’applicazione dell’ergastolo se il condannato resipiscente ha dimostrato condotta irreprensibile, può ottenere la libertà condizionale” aggiungendo che “Forti grazie alla libertà condizionale potrebbe uscire dunque dal carcere e cominciare il periodo di cinque anni di libertà vigilata al termine del quale, se non avrà commesso ulteriori reati, potrà ottenere la piena libertà, cioè il fine pena”.

La vicenda giudiziaria

Come si è arrivati alla condanna all’ergastolo il 12 giugno 2000? La vicenda inizia il 16 febbraio 1998 quando un surfista trova il cadavere, in una spiaggia vicino Miami, di Dale Pike un 42enne di Sidney freddato da due colpi di pistola calibro 22 alla nuca. L’uomo è il figlio di Anthony Pike con cui Forti stava ultimando la vendita di un hotel. Secondo le ricostruzioni la Dale Pike il giorno prima dell’omicidio era arrivato a Miami da Madrid e all’aeroporto aveva incontrato Chico Forti che gli aveva dato un passaggio in auto lasciandolo intorno alle 19 al parcheggio di un ristorante a Key Biscayne, dall’esame autoptico è emerso che il 42enne è stato ucciso in un intervallo di tempo tra le 20 e le 22. Forti intorno alle 20 era tornato nella zona dell’aeroporto e alle prime domande della polizia rispose di non aver incontrato Pike, ma la polizia ribatté mostrando i tabulati telefonici del cellulare di Forti che dimostravano come fosse nei pressi della zona del ritrovamento del cadavere e nella sua auto venne rinvenuta sabbia.

Il 20 febbraio Forti decide di andare alla polizia e consegnare alcuni documenti relativi al rapporto di affari con il padre della vittima, ma senza la presenza del suo avvocato, viene quindi arrestato e sottoposto a 14 ore di interrogatorio, arrivando a ritrattare la prima versione resa e ammettendo di aver incontrato Pike il 15 febbraio poche ore prima del suo omicidio. Secondo la ricostruzione compiuta da amici e conoscenti di Porti nel portale dedicato alla vicenda, chicoforti.com, Chico Forti venne arrestato per forde, circonvenzione di incapace e concorso in omicidio, l’uomo viene poi liberato su cauzione e verrà cagionato dagli 8 capi d’accusa a propostio della frode, anche se questo elemento verrà utilizzato dall’accusa come movente dell’omcidio.

Secondo l’accusa nel processo iniziato a Florida nel 2000 Forti aveva raggirato il padre di Dale Pike, affetto da demenza, per ottenere che gli vendesse l’hotel di Ibiza. L’accusa sosteneva dunque che il figlio di Pike, scoperto il tentativo di inganno, avrebbe provato a impedirlo e per questo sarebbe stato ucciso da Forti. La difesa puntò tutto sul fatto che non c’erano testimoni, impronte digitali o resti di DNA che collegassero Forti all’omicidio, provandoa orientare le accuse verso Thomas Knott, un vicino di Forti che però aveva un alibi. Il processo si conclude con l’arringa dell’accusa, dato che i difensori di Forti avevano scelto come strategia difensiva quella di non far testimoniare Forti per evitare domande potenzialmente pericolose sul perché avesse mentito nella prima deposizione alla polizia, una scelta che ha di fatto escluso la possibilità di controbattere all’accusa che ha dunque potuto raccontare la propria ricostruzione alle giuria. Secondo il sito internet che ripercorre la vicenda le parole pronunciate dalla Corte nel dichiarare Forti colpevole sono state:

«la Corte non ha le prove che lei sig. Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale».

Un’ipotesi presa in considerazione dalla procura di Miami fu anche un possibile legame tra Forti e il presunto suicidio di Andrew Cunanan, l’uomo accusato dell’assassinio di Gianni Versace, ucciso il 15 luglio del 1997 a Miami Beach perché Forti aveva girato Il sorriso della Medusa, un documentario per Rai 3 proprio sul caso Versace, dove veniva messo in dubbio l’operato della polizia di Miami nella ricerca dell’effettivo assassino. Forti si è sempre detto innocente e vittima di un errore giudiziario.

chico forti
Manifestazione a sostegno di Forti a Roma, ottobre 2020. ANSA / ANGELO CARCONI

Come ricostruito dalla criminologa Roberta Bruzzone su robertabruzzone.com, per capire il ruolo di Thomas Knott è necessario appunto ritornare ai fatti del documentario su Versace: tramite Knott – un tedesco suo vicino di casa, Forti riesce a entrare in contatto con il proprietario dell’house-boat dove il 24 luglio 1997 si è nascosto Cunanan e dove viene rinvenuto il suo corpo – Rieneck Thorsten e acquisisce i diritti per usare la casa nell’ambito di inchieste giornalistiche per il documentario-inchiesta. Scrive Bruzzone: «Thomas Knott, il tedesco vicino di casa di Chico Forti, fa il maestro di tennis ma in realtà è un faccendiere e truffatore, già condannato a 6 anni di reclusione in Germania. Alla fine del 1996, grazie a dei documenti falsi, Knott era riuscito a scappare negli Stati Uniti e si era stabilizzato a Miami. A procurargli questi documenti era stato un suo amico di vecchia data, un certo Anthony Pike, proprietario di un albergo ad Ibiza, il Pikes, che negli anni ’80 era stato frequentato da tutto il jet set internazionale. Knott e Pike hanno un trascorso di loschi affari e sono specializzati in truffe con le carte di credito». È il 1997 quando “Tony Pike si reca a Miami per trovare l’amico Thomas Knott e in quest’occasione conosce anche Chico Forti, che ovviamente è all’oscuro della vera indole di Knott e Pike. Ai due truffatori viene un’idea diabolica: provare a vendere a Chico Forti il Pikes hotel, che ormai è in rovina e rappresenta solo un peso. Di più, Knott e Pike definiscono quell’albergo l’ ‘elefante bianco’, ossia ‘una fregatura colossale’, dal momento che a causa dei debiti non è nemmeno più di proprietà di Pike, ma di una società che lo controlla al 95%. Pike, inoltre, a causa della sua malattia [l’AIDS] è stato interdetto e quindi la sua firma non ha alcun valore legale. Chico Forti però, essendo in buona fede, pensa che l’acquisto del Pikes possa essere un buon affare e accetta la proposta. Nel gennaio 1998 Forti e Pike firmano l’accordo. Knott, su esplicita richiesta di Forti, resta fuori dall’affare. L’italiano, infatti, è venuto a conoscenza della natura truffaldina del tedesco: a fargli la soffiata è stato lo stesso Pike, forse per fingere un gesto di complicità.” 

Quando viene rinvenuto il corpo di Dale Pike – “che ha vissuto alcuni anni in Malesia dopo che il padre lo aveva cacciato per averlo scoperto a rubare dalle casse dell’hotel Pikes. A fine gennaio 1998, in bancarotta e con i creditori alle costole, Dale Pike fa rientro a Ibiza. I soldi del biglietto, con un gesto di generosità, li anticipa Chico Forti, visto che anche Tony Pike è al verde” – la polizia rinviene “alcuni effetti personali che permettono l’immediato riconoscimento. Tra questi oggetti c’è anche una scheda telefonica, dalla cui analisi si scopre che le ultime chiamate, risalenti al pomeriggio del 15 febbraio, erano state fatte al cellulare di Chico Forti. Chico non lo sa, ma fin da subito è lui il sospettato”. «Il giorno successivo, infatti, viene convocato al Dipartimento di Polizia come persona informata sui fatti. Al fine, forse, di spaventarlo, gli viene detto che anche Tony Pike è stato ammazzato. E Chico, in effetti, si spaventa, tanto da commettere un gravissimo errore: mente, sostenendo di non aver mai incontrato Dale Pike. Il giorno dopo ritratta spontaneamente, racconta come sono andati i fatti ma ormai è troppo tardi. Chico chiede consiglio a Gary Schiaffo, il detective che gli aveva fornito il materiale per il documentario “Il sorriso della Medusa” e con cui i rapporti si erano incrinati quando parte dell’accordo era saltato. Schiaffo, che nel frattempo è andato in pensione, lo rassicura e gli garantisce che la sua posizione non è a rischio. Il 20 febbraio 1998, quindi, Chico si ripresenta davanti agli inquirenti per consegnare i documenti relativi alla compravendita del Pikes hotel, ma seguendo le parole del detective Schiaffo non si fa accompagnare da un avvocato. Purtroppo, però, fa male: la polizia lo interroga per 14 ore e lo arresta con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Dale Pike». Secondo l’accusa dunque Fortiapprofittandosi dello stato di salute di Tony Pike, volesse ottenere in modo fraudolento il 100% dell’hotel. Dale, accortosi dell’inganno ai danni del padre, sarebbe volato a Miami per accertarsi che Chico avesse la somma pattuita e per, eventualmente, far saltare l’accordo: per questo motivo, sarebbe stato ucciso. Nell’accusa di frode e circonvenzione di incapace, quindi, si nasconderebbe il movente del delitto. In effetti la compravendita del Pikes, alias ‘l’elefante bianco’, era veramente una truffa, ma ai danni di Chico Forti! E infatti, in relazione alla frode e alla circonvenzione di incapace, l’italiano viene assolto con formula piena. Venuto meno il movente, di conseguenza, dovrebbe venir meno anche l’accusa di omicidio, ma così non è. Il 15 giugno 2000 Chico Forti viene condannato all’ergastolo”. Bruzzone mette in luce la debolezza delle prove, a partire dall’arma del delitto “mai ritrovata, una pistola calibro 22, che appartiene sulla carta a Chico. In realtà la pistola è sempre stata nella disponibilità di Thomas Knott che l’aveva voluta, l’aveva scelta e solo all’ultimo momento, non avendo con sé il denaro, aveva chiesto a Chico di pagarla. Lo stesso commesso del negozio dove era stata acquistata testimonierà di averla consegnata a Knott” inoltre “la scheda telefonica trovata accanto al cadavere, dalla quale risultano alcune chiamate fatte da Dale a Chico, tutte a tempo zero di conversazione. Tuttavia, a ben vedere, le chiamate sono state fatte tra le 17.13 e le 17.18, un arco di tempo in cui, con ogni probabilità, Dale non era ancora stato sdoganato, dal momento che il suo aereo aveva avuto circa un’ora ritardo. Quel tipo di scheda telefonica, però, viene venduto solo fuori dalla dogana. Inoltre, Dale e Chico per trovarsi avevano utilizzato l’altoparlante dell’aeroporto fino alle ore 18.00: non si capisce quindi perché dopo le 17.18 Pike, pur disponendo della scheda telefonica, non l’avrebbe più usata. Facile supporre, di conseguenza, che quella scheda telefonica sia stata messa ad hoc accanto al cadavere da qualcuno che sapeva dell’appuntamento in aeroporto tra Dale e Chico. Questo qualcuno, ancora una volta, è Thomas Knott. Il tedesco però, non verrà mai coinvolto nel processo per la morte di Dale Pike ma anzi, condannato a 15 anni di carcere per truffa, poco dopo la condanna di Chico verrà liberato e rimandato in Germania grazie a una sorta di patteggiamento i cui contenuti sono tutt’oggi blindati negli archivi della Procura di Miami”. La criminologa parla anche di una difesa inefficace dei legali di Forti inoltre “il giudice Victoria Platzer in passato era stato membro della squadra investigativa che aveva indagato sul caso Versace. Della stessa squadra avevano fatto parte anche altri due detective che poi avevano svolto le indagini sull’omicidio di Dale Pike. Si tratta di persone che, è lecito supporre, provavano del risentimento nei confronti di Chico Forti, dal momento che egli nel suo documentario “Il Sorriso della Medusa” aveva ipotizzato che la polizia di Miami fosse corrotta… E infine Gary Schiaffo, altra persona che aveva motivi per provare astio nei confronti di Forti e che, dopo essere andato in pensione, aveva iniziato a lavorare come consulente alle dipendenze di Reid Rubin, ossia il corrispettivo del pubblico ministero, quindi dell’accusa, nel processo a Chico”. 

La criminologa Roberta Bruzzone. Roma, 09 ottobre 2023. ANSA/ETTORE FERRARI

Il senatore Luigi Manconi, presidente della Onlus A buon diritto, su La Repubblica aveva sostenuto che “l’impianto accusatorio si rivela da subito assai fragile. Oltre che l’inconsistenza del movente costituito dall’imputazione di una presunta truffa (poi archiviata), si noti che ad accusarlo c’è un’affermazione dello stesso Forti, successivamente ritrattata, rilasciata nel corso di un lunghissimo interrogatorio condotto in assenza di avvocato difensore”, inoltre “se Forti non è stato l’esecutore materiale dell’omicidio, come ha riconosciuto il procuratore dell’accusa, davvero non si intende perché si sia cercato di collegarlo in tutti i modi al luogo del delitto. E non è l’unica incongruenza. Restano una condanna all’ergastolo senza condizionale e una serie di violazioni delle garanzie dell’imputato: dalla mancata lettura dei suoi diritti (come quello a non rilasciare dichiarazioni autoincriminanti) da parte dei poliziotti, fino al comportamento gravemente negligente del primo legale e alla omessa comunicazione alle autorità consolari italiane di ciò di cui si stava accusando Forti, secondo quanto previsto dalla Convenzione di Vienna”.

L’elemento critico che ha reso difficile il trasferimento era la pena: l’ergastolo senza condizionale non è contemplata dai codici italiani e quindi Forti non avrebbe potuto scontare la pena comminatagli. Da anni i governi che si sono succeduti hanno lavorato al caso.

Le tappe precedenti

Come spiegato anche dal senatore Manconi determinante in questo caso è la convenzione di Strasburgo del 1983 che consente a una persona condannata in uno Stato diverso da quello di appartenenza di scontare la pena nel proprio Paese. Proprio in base alla convenzione alla fine del 2020 il governatore della Florida, Ron DeSantis aveva firmato per il trasferimento, il 23 dicembre di quell’anno l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva annunciato la firma del governatore della Florida, DeSantis però non sottoscrisse i documenti necessari al trasferimento, il 27 novembre 2021 l’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia aveva fornito all’Attorney General, autorità cui spetta la decisione finale sul caso previo assenso della Florida, i chiarimenti richiesti sul rispetto da parte italiana della convenzione di Strasburgo del 1983, ma nuovamente senza arrivare a una svolta. 

Il governatore della Florida Ron DeSantis. Georgia, 30 Novembre 2023. EPA/ERIK S. LESSER

Negli anni parallelo al lavoro media e personaggi pubblici hanno cercato di tenere accesa la luce sul caso, ad esempio Enrico Ruggeri ha dedicato alla vicenda il brano L’America (Canzone per Chico Forti), ne hanno parlato spesso anche Marco Mazzoli e gli altri conduttori de Lo Zoo di 105. Per la televisione in Italia a parlarne diffusamente fu la trasmissione Le Iene, mentre la CBS lo paragonò ad Amanda Knox nella trasmissione 48 Hours e l’emittente pubblica svedese SVT  dedicò un film-documentario, Framed in Miami di Thomas Salme, alla vicenda.

Sostenitori della colpevolezza di Forti sono stati Claudio Giusti, il sociologo e criminologo Pasquale Castronuovo, il dirigente di P.S. Marco Strano e la criminologa Ursula Franco. Nel 2012 l’avvocato Ferdinando Imposimato e la criminologa Roberta Bruzzone presentarono un rapporto all’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e anche la ministra che lo ha succeduto, Emma Bonino aveva espresso attivo interessamento del Governo italiano sul caso Forti.

L’Odissea di Forti sembra dunque giungere al capitolo finale, con il ritorno alla sua Itaca. Dopo 24 anni, tra mille dubbi sulla sua innocenza e la sua colpevolezza, con l’opinione pubblica spaccata, ma finalmente in Italia, dove la giustizia metterà il punto finale in questa vicenda.

di: Flavia DELL’ERTOLE

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