Sono tante le donne dimenticate nella storia della musica, a partire da Carolina Uccelli, che scrisse “Anna di Resburgo”
Nel luglio 2024 il direttore d’orchestra e musicologo Will Crutchfield porta in scena al Teatro Nuovo di New York, di cui è direttore artistico, l’opera Anna di Resburgo. Non sembra esserci nulla di particolare in questa frase, ma non è proprio così perché si tratta di un’opera praticamente ignota scritta da una compositrice fino a oggi sconosciuta – o meglio, dimenticata -, Carolina Uccelli. Nata a Firenze nel 1810 come Carolina Pazzini, la compositrice portò in scena per la prima volta il melodramma al Teatro del Fondo di Napoli (oggi Teatro Mercadante), nel 1835, quando aveva appena 25 anni. A Crutchfield sono serviti circa cinque anni di lavoro, dal ritrovamento su Internet della partitura in bassissima risoluzione alla ricerca delle notizie biografiche su Uccelli, per arrivare alla messa in scena, che ha dato alla compositrice quella fama che mai le era stata riconosciuta in vita.
Carolina Uccelli è una delle tante compositrici dimenticate nella storia della musica, un settore da sempre appannaggio maschile (come moltissimi altri). Nel corso dei secoli le donne iniziano a studiare musica, soprattutto canto, ma la composizione era loro preclusa. Inoltre, lo studio della musica era funzionale esclusivamente al mantenimento del ruolo di madre, moglie e “angelo del focolare”. Ancora oggi le grandi compositrici del passato sono considerate “figure minori”. Quando ci si ricorda di loro. Per questo molti studiosi e studiose parlano di “oblio delle compositrici”. Le donne, lo sappiamo, sono sempre state rimosse dalla storiografia in maniera sistematica e deliberata, specchio della società patriarcale nella quale hanno operato e vissuto. Eppure, forse non sorprenderà, sono sempre esistite e hanno sempre “operato”, in un modo o nell’altro, considerate anche le rigide norme di genere e i divieti, ma allo stesso tempo sono sempre state cancellate dalla Storia con la “S” maiuscola. Le donne sono sempre state rimosse dal canone artistico e letterario occidentale perché per molti secoli la conditio sine qua non per diventare, o meglio, essere considerati artisti era solo una, essere uomini.
Per molto tempo le donne non hanno potuto esibirsi in pubblico. La musica era appannaggio esclusivo dei monaci e dei musicisti professionisti, uomini. Per diversi secoli è solo nei conventi e nelle famiglie di musicisti che alle donne viene impartita l’istruzione musicale. Nel Medioevo le possibilità per le donne di comporre musica ed esibirsi sono molto limitate, fatta eccezione per le badesse dei monasteri. La più nota è sicuramente Ildegarda di Bingen (Hildegard von Bingen, 1098-1179), una delle figure più eclettiche del Medioevo. Monaca, teologa, scrittrice, mistica, filosofa, musicista, oggi venerata come santa dalla Chiesa cattolica, raccoglie le canzoni liturgiche da lei composte in Symphonia harmoniae caelestium revelationum. Sono tante, però, le musiciste e compositrici misconosciute anche nell’ambito della musica profana. In epoca medievale, poi, sono molto attive le menestrelle itineranti, che si esibiscono nelle corti ma anche nelle piazze.

Nel Quattrocento la musica è parte dell’istruzione che le famiglie aristocratiche impartiscono ai figli e alle figlie, ma con una differenza. Le donne non possono sperare di farne una professione perché la possibilità di lavorare in campo musicale è riservata agli uomini. Nel Cinquecento qualcosa cambia lentamente: presso le corti si afferma la figura della cantante professionista. È a questo secolo che si fa risalire la prima donna compositrice a pubblicare le proprie opere musicali, Maddalena Casulana. Compositrice, cantante e liutista, non si hanno notizie certe sugli anni di nascita e di morte (si pensa fosse nata intorno al 1540 e le notizie sulla sua vita si fermano al 1591), ma si sa per certo che nel 1568, su commissione di Isabella de’ Medici, pubblica Il primo libro de’ madrigali a quattro voci, la prima opera interamente sua. Nella dedica Casulana sottolinea la necessità di “mostrare al mondo (…in questa profession delle musica) il vano error de gl’huomini, che degli alti doni dell’intelletto tanto si credono patroni che par loro ch’alle Donne non possono medesimamente esser communi”.
Nel Seicento sono diverse le donne musiciste e compositrici appartenenti a famiglie aristocratiche, ma le loro opportunità sono comunque molto limitate rispetto a quelle degli uomini. Infatti, molte donne compongono musica in segreto, non firmano le loro opere (molte sono anonime), oppure utilizzano uno pseudonimo maschile, escamotage al quale spesso le donne sono state costrette a ricorrere nel mondo artistico. Questo non succede a Francesca Caccini (1587-1641 circa), compositrice oltre che clavicembalista e cantante presso i Medici, considerata una delle figure che più ha contribuito al fiorire dell’allora nascente musica barocca all’alba del Seicento. Nonostante venga oggi riconosciuto il suo lavoro, viene comunque nominata meno dei “colleghi” uomini. Caccini – conosciuta con il soprannome“la Cecchina” – nasce in una famiglia di musicisti: il padre Giulio è compositore e cantore, la sorella Settimia cantante, così come la seconda moglie del padre, Margherita Benevoli della Scala. Scrive poesie in latino e volgare (che, però, non ci sono giunte), canta anche in francese e spagnolo; tra i suoi lavori ci sono ballate, madrigali, musica per voce e La liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina, considerata la prima opera lirica composta da una donna, eseguita per la prima volta nel 1625.
Volando dall’Italia all’Austria troviamo Marianna Martines (nata Anna Catherina, conosciuta anche come Marianne von Martinez, 1744-1812), compositrice, pianista e cantante del periodo classico. Cruciale l’amicizia del padre con il poeta e drammaturgo Metastasio, che si occupa dell’educazione, non solo musicale, di Martines. Tra le opere che ci sono pervenute ci sono due oratori, quattro messe, sei motetti, diversi salmi e cantate secolari, tre sonate per tastiera, un concerto per tastiera e una sinfonia. Molte, però, sono state pubblicate negli ultimi anni. Tra le sue composizioni ci sono il Concerto per tastiera in la, Dixit Dominus per soli, coro e orchestra. Ma c’è un ma. Martines non cerca di ottenere un incarico lavorativo in questo ambito: sarebbe stato “sconveniente” per una donna della sua classe sociale.
La musica, infatti, era anche una questione di classe: come abbiamo visto sono le famiglie aristocratiche, e/o di musicisti, che possono impartire alle figlie un’educazione musicale. Come nel caso di Maria Anna Mozart, detta Nannerl (1751-1829), sorella maggiore proprio di quel Wolfgang Amadeus Mozart. Compositrice, pianista e clavicembalista, fin da piccola si esibisce insieme al fratello in diverse città europee per volere del padre Leopold, compositore e insegnante di musica. Sia il padre, sia il fratello sostengono l’eccezionale bravura di Maria Anna ma, arrivati i 18 anni, Leopold Mozart decide di allontanare la figlia dalle scene. Non è chiaro se questa scelta fosse stata dovuta al fatto che la figlia fosse in età da marito o al fatto che una donna non potesse mantenersi solo con la musica. Sarà dopo la morte del marito che Maria Anna Mozart diventerà insegnante di musica, mestiere che continua a svolgere fino alla fine. Non ci giunte sue composizioni ma le fonti storiche attestano che non c’erano dubbi sul suo immenso talento.

Non viene, invece, supportata dal padre Fanny Mendelssohn (Fanny Cäcilie Mendelssohn-Bartholdy, 1805-1847), sorella del compositore, pianista e direttore d’orchestra Felix Mendelssohn. Sebbene le vengano impartiti gli stessi insegnamenti del fratello e mostri fin da piccola una grandissima abilità nella composizione musicale, il padre non vede di buon occhio la sua attività come compositrice, perché per la figlia la musica può solo essere un “ornamento”, non una professione come per il figlio. Nonostante questo Fanny Mendelssohn scrive circa 300 lieder, 150 pezzi pianistici, ma anche duetti e terzetti vocali, musiche per coro e da camera, brani per orchestra, ouvertures, oratori, cantate. La sua opera più imponente è Trio in re minore op. 11, per pianoforte, violino e violoncello, in quattro movimenti (1846-1847).
Una delle poche compositrici ricordate dalla storiografia è Clara Schumann (nata Clara Josephine Wieck, 1819-1896), una delle pianiste più importanti del periodo romantico e, tra le altre cose, moglie del compositore, pianista e critico musicale Robert Schumann. Clara Schumann ha una tecnica pianista impeccabile, è compositrice prolifica fin da bambina, insegna al Conservatorio di Francoforte, ma negli anni alcune delle sue composizioni sono state erroneamente attribuite al marito.

Lentamente le donne si prendono sempre più spazio all’interno della musica. Nel 1867 l’insegnante Clara Baur (1835-1912) è la prima donna a fondare un conservatorio, la University of Cincinnati College – Conservatory of Music. Nel Novecento, poi, arrivano anche le prime direttrici d’orchestra, come Antonia Brico (1902-1989), la prima a essere riconosciuta a livello internazionale in questo ruolo, e Nadia Boulanger (1887-1979), la prima donna a dirigere orchestre prestigiose come la London Philarmonic Orchestra, la Boston Symphony Orchestra, la New York Philarmonic Orchestra e la Philadelphia Orchestra. È stata anche compositrice, come la sorella Lili Boulanger (1893-1918), prima donna a vincere il Prix de Rome di composizione musicale (ex aequo con il pianista Claude Delvincourt).
Questa carrellata certamente non può dare giustizia alle compositrici e non può essere esaustiva. Nessuna carrellata potrebbe mai esserlo, perché sono tante le donne nella musica nascoste, dimenticate. E parlarne, anche solo un po’, permette di farle riemergere dall’oblio, anche se tardivamente.