MATTARELLA

Il titolo dell’evento è “agricoltori, protagonisti del futuro”

Al via oggi a Roma l’Assemblea invernale di Confagricoltura intitolata “Agricoltori, protagonisti del futuro”.

Partecipano anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i ministri Antonio Tajani, Matteo Salvini e Francesco Lollobrigida.

Gli argomenti presentati dal presidente di Confagricoltura per la riunione sono la centralità dell’agricoltura e la nuova geopolitica del cibo, alla luce dei conflitti in Europa e nel Mediterraneo; la sovranità alimentare, intesa come capacità produttiva del Paese, e le politiche speculative che condizionano il mercato internazionale.

«L’Italia è il Paese che negli ultimi 10 anni è cresciuto di più in Europa per le esportazioni agroalimentari. La maggiore attenzione è chiesta per incrementare sempre più la produzione nazionale per aumentare la sovranità del nostro Paese rispetto alle sfide di un mercato sempre più difficile. Negli Stati Uniti sono previste, per la transizione ecologica, agevolazioni per 20 miliardi di dollari. In Europa, invece, solo vincoli e sanzioni, probabilmente sia negli Usa che in Europa gli obiettivi saranno raggiunti nel 2035, ma noi ci arriveremo con un sistema agricolo indebolito. I nostri competitor di Francia e Germania potranno beneficiare di aiuti di Stato in virtù di una capacità di spesa costruita negli anni. L’Italia, ma anche l’Europa, deve capire se vuole puntare ancora sull’agricoltura. Se vuole farlo, deve fare uno sforzo. Altrimenti l’agricoltura mondiale andrà in altre direzioni» ha detto Giansanti.

L’intervento di Mattarella

«La politica agricola continua a essere uno dei pilastri dell’Unione Europea e garanzia per la nostra produzione agricola. L’immane dimensione del passo in avanti, fatto in questi 75 anni che ci introduce in un altro mondo. Un mondo che le riforme e le politiche della Repubblica e quelle della Unione Europea hanno sollecitato e che le imprese agricole hanno plasmato. Dovete, dobbiamo, esserne orgogliosi. Per il livello di qualità e di produzione di ricchezza raggiunti, per la profonda rivoluzione sociale che, anche nelle campagne, ha reso effettivi i principi di eguaglianza sanciti nei primi articoli della nostra Carta. Il Trattato di Roma del 1957, in sintonia con la Costituzione italiana, ne ricalca i temi, a dimostrazione dell’influenza della nostra Repubblica, Paese fondatore, nell’ambito del processo di integrazione europea – dice Mattarella – Soffermiamoci per un momento su questo, visto che successivamente la politica agricola comune sarebbe stata a lungo uno dei pilastri dell’Unione Europea e garanzia per la nostra produzione agricola. Questi gli obiettivi indicati: incrementare la produttività agricola, assicurando lo sviluppo razionale della produzione; assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola; garantire la sicurezza degli approvvigionamenti; infine – ed è un elemento di novità – assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori. Come si vede, accanto alle esigenze di produttività e di produzione, ci si propone di intervenire sulle condizioni dei cittadini occupati in agricoltura, residenti nelle zone rurali. L’obiettivo primario della previsione costituzionale era quello di accrescere la quantità della produzione agricola per soddisfare i bisogni della popolazione, uscita stremata dalla guerra indicando l’obbligo di coltivare la terra. Anche per questo l’art. 47 dispone che ‘la Repubblica favorisce l’accesso alla proprietà diretto coltivatrice’. In nome di un più alto interesse generale, che travalica le normali relazioni economiche bilaterali. In Costituzione viene definito l’interesse pubblico allo sviluppo razionale delle coltivazioni agricole, ritenuto degno di tutela.

L’Unione Europea è il primo esportatore globale di prodotti agro-alimentari e, in essa, Italia e Francia si contendono il primo posto. È parte del soft power europeo. Con essi, si esporta uno standard di qualità e di salute, si afferma un modello di consumo e di vita che si impone ai mercati – come nel caso della dieta mediterranea – con la persuasione del suo valore, il contrario di tentazioni di chiusura. Si pensi che l’Italia è nel gruppo di testa della classifica dell’Unione Europea che ha valorizzato le nostre produzioni nelle denominazioni di ‘indicazione geografica protetta’, di ‘denominazione origine protetta’, di ‘specialità tradizionale garantita’. Un’Italia, dunque, non sulla difensiva ma che può giocare d’iniziativa a tutto campo; in una stagione che vede, insieme, alimentazione, tutela dell’eco-sistema, governo del territorio, valorizzazione dei beni ambientali.

L’agricoltura da problema, da elemento di arretratezza, è divenuta sinonimo di opportunità e di benessere. Più – e meglio – di altri comparti economici, ha saputo disseminare modernità, uscendo da un’attività di mera sussistenza, di autoconsumo autarchico, per creare valore, divenendo vettore di internazionalizzazione dell’economia. È necessario rendere tutti consapevoli di quanto centrale sia oggi l’agricoltura. Un volano per la crescita, per la creazione di filiere produttive; presupposto per l’export delle eccellenze del Made in Italy; veicolo di innovazione e promozione della ricerca e della salute. Protagonista nella gestione dei territori e per la tutela dell’ambiente, proteggendo le culture, e le colture, che hanno modellato, nei secoli, il paesaggio e il modo di vivere italiano».

Il messaggio di Giorgia Meloni

La premier Giorgia Meloni ha mandato un messaggio video per l’evento. «Abbiamo difeso il ruolo strategico dell’agroalimentare e delle realtà agricole italiane in sede europea. Con un grande lavoro di squadra siamo riusciti a far emergere il buon senso, a ottenere posizioni più equilibrate rispetto ad alcune proposte iniziali della Commissione europea su dossier molto importanti: penso ai fitofarmaci, penso alle emissioni industriali, penso agli imballaggi. Voglio ringraziare il Ministro Lollobrigida e tutti i colleghi di governo che hanno seguito questi temi con grande attenzione, ci hanno permesso così di ottenere questi risultati. E su questa strada vogliamo continuare a camminare, perché l’agricoltura è ricchezza, è identità, è sviluppo, ma è anche qualcosa in più».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA