Gli investigatori tentano di ricostruire la rete di protezione che ha permesso al boss di essere latitante per quasi 30 anni
Proseguono gli accertamenti dei Ris sull’ultimo covo scovato del boss mafioso Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara: gli esperti, infatti, sono alla ricerca di eventuali vani nascosti e nascondigli sotterranei.
Dallo scorso 16 gennaio, giorno dell’arresto del latitante, a oggi i militari hanno perquisito e controllato decine di case nel tentativo di ricostruire gli ultimi 30 anni di vita di Messina Denaro. Tra queste, oltre alla stanza trovata nell’appartamento di un ex indagato per mafia di vicolo San Vito, sono state passate al setaccio le proprietà di fiancheggiatori e dei loro familiari.
A Campobello di Mazara, dove il boss avrebbe vissuto negli ultimi 6 mesi, gli investigatori hanno già ritrovato cinque carte d’identità intestate ad altrettanti individui ma con le foto di Messina Denaro, non è ancora chiaro se i nomi si riferissero a fiancheggiatori o fossero identità rubate.
«La caccia al boss Matteo Messina Denaro, durata 30 anni, può intendersi come una partita. C’è un primo tempo in cui lui ha avuto il favore della latitanza per tutti questi anni ma ora è arrivato il secondo tempo in cui lo Stato sta ribaltando il risultato», ha commentato il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione.
Nel frattempo sempre più persone si presentano spontaneamente dalle autorità per raccontare eventuali incontri con Messina Denaro, informazioni utili per la ricostruzione della rete di protezione di cui si è avvantaggiato negli anni della latitanza.
di: Alessia MALCAUS