L’uomo, considerato il capo del “cartello del Pacifico”, si trova a Città del Messico. I narcos hanno bloccato lo stato di Sinaloa, 7 agenti morti
Ha causato scontri e disordini l’arresto di Ovidio Guzman Lopez, il figlio del narcotrafficante Joaquin “El Chapo” Guzman in carcere negli Usa. Sale il bilancio delle vittime: 29 morti, di cui 19 presunti criminale e 10 uomini delle forze di sicurezza uccisi a Sinaloa, dove è stato catturato il giovane dopo 6 mesi di pedinamenti.
“10 soldati hanno purtroppo perso la vita nell’adempimento del loro dovere“, ha detto ai giornalisti il segretario alla Difesa Luis Cresencio Sandoval, aggiungendo che ci sono stati anche “19 morti dalla parte dei trasgressori della legge”. 35 soldati sono rimasti feriti e 21 persone sono state arrestate.
La regione è diventata teatro di violenze, con i narcotrafficanti che hanno istituito posti di blocco. L’aeroporto locale è stato attaccato e colpi sono stati esplosi contro due aerei e nei tre scali dello Stato sono stati cancellati un centinaio di voli.
Le autorità di Culiacan hanno invitato la popolazione a non uscire di casa mentre il governo ha mobilitato i blindati per le strade prese d’assalto dai membri armati del cartello narco.
Ovidio Guzmàn-Lòpez, soprannominato “Il topo”, è considerato il nuovo capo del “cartello del Pacifico” fondato dal padre. Ora si trova a Città del Messico, a disposizione della Procura della capitale specializzata nel contrasto al crimine organizzato (Fgr).
L’uomo, ricercato dal 2008, era già stato arrestato a ottobre del 2019, ma in quell’occasione le autorità del governo nazionale decisero di rilasciarlo dopo violentissime rappresaglie degli uomini del cartello che misero a ferro e fuoco la città. L’episodio, conosciuto come “Culiacanazo”, si concluse con la morte di 7 aenti e di un civile, e con la fuga di 47 detenuti dal carcere della città al termine di una rivolta comandata dai narcos.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/EPA/Juan Carlos Cruz