L’alpinista altoatesino aveva definito “sciocchezze” le accuse di non aver raggiunto la vetta dell’Annapurna

«Sciocchezze». Così l’alpinista Reinhold Messner aveva smentito e sminuito le polemiche insorte dopo le accuse del cronista di alpinismo tedesco Eberhard Jurgalski.

Secondo Jurgalski infatti Messner e il compagno Hans Kammerlander non avrebbero davvero portato a termine la missione che valse loro, nel 1985, un guinness dei primati: la scalata dell’Annapurna. Il massiccio del Nepal è alto 8.091 e fu scalato per la prima volta da Louis Lachenal e Maurice Herzog nel 1950, tra l’altro senza ossigeno.

Ora sembra che Messner non abbia davvero raggiunto la vetta del massiccio nepalese: un’accusa che gli farebbe perdere il titolo di primo alpinista a scalare tutti i 14 8mila del mondo. Un’accusa che l’esploratore e scrittore rigetta al mittente, innanzitutto perché “io non ho mai rivendicato nessun record, perciò non mi possono disconoscere nulla“.

«Inoltre – spiega ancora – le montagne cambiano. Sono passati quasi 40 anni, se qualcuno è salito sull’Annapurna di certo siamo stati io e Hans».

Gli fa eco il suo collega di scalate: «ovviamente – aggiunge Kammerlander – non esiste la certezza assoluta, erano altri tempi e senza gps. Siamo tuttora convinti di essere stati sulla vetta, ma chi sa se dietro al masso c’erano altri 5-6 metri da salire. Questo non toglierebbe comunque nulla alla nostra impresa» aggiunge, ricordando a tutti che, comunque vada, “l’alpinismo non è uno sport e questo significa che non esistono né competizioni né vincitori“.

Dalla parte di Messner anche Ed Viesturs. L’alpinista, cui spetterebbe il primato dopo l’esclusione dell’italiano dal Guinness, ha infatti rinunciato alla corona: «sono fermamente convinto che Reinhold Messner sia stato il primo a scalare tutti e 14 gli ottomila e che questo debba essere riconosciuto».

ha dichiarato il 64enne statunitense, precisando che “Messner e gli altri alpinisti hanno fatto di tutto per scalare le vere vette, al meglio delle loro conoscenze e nelle condizioni che hanno trovato sul posto“. L’altoatesino, prosegue Viesturs, “è stato il nostro precursore, non solo stilisticamente, ma anche fisicamente e psicologicamente, scalando senza ossigeno supplementare. Altri scalatori, come me, hanno potuto seguire le sue orme ispirandosi a lui“.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/ PER GENTILE CONCESSIONE DI HANS KAMMERLANDER