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Il caso di un infermiere che molestò una paziente apre la strada a nuove interpretazioni del reato di violenza sessuale

Risale al 2011 la discussa vicenda che vede come protagonista un infermiere 67enne di un ospedale abruzzese, condannato dal Tribunale di Lanciano per aver molestato sessualmente una paziente ricoverata in Psichiatria. Ora l’uomo ha chiesto scusa alla vittima, ottenendo dalla Cassazione uno sconto di pena, ridotta a tre anni e quattro mesi.

L’uomo aveva palpeggiato e baciato le parti intime della donna mentre si trovava stesa sul lettino del reparto. L’uomo, come ha ricostruito il Messaggero, aveva già ottenuto uno sconto di pena in Appello, con i giudici di secondo grado che limitandosi a valutare la “natura oggettiva degli atti sessuali” avevano ritenuto di applicargli una riduzione per il “fatto di minore gravità“.

In seguito il procuratore generale dell’Appello dell’Aquila aveva chiesto l’annullamento della riduzione di pena, trovandosi però davanti ad un rifiuto della Cassazione.

Secondo gli Ermellini infatti la sentenza era “congrua e in linea con l’orientamento giurisprudenziale“, anche sulla base del fatto che l’infermiere subito dopo avesse avanzato le sue scuse alla vittima per gli atti compiuti “in modo repentino“. A destare scalpore sono proprio le motivazioni della Cassazione che, considerando la “vulnerabilità della vittima, degente presso il reparto di Psichiatria, e la sua fragilità psicologica“, ha ritenuto “compromessa in maniera non grave proprio sulla corta“.

Una decisione che fa discutere anche perché promette di estendere l’applicazione delle attenuanti della pena a molti altri casi di violenza sessuale.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI