Nel raid militare di ieri sono morte 10 persone, fra cui tre civili. Anche Guterres avverte: “situazione più incandescente da anni”
Nei cieli della Cisgiordania volano ancora razzi, partiti all’alba di giovedì 23 febbraio dalla Striscia verso Israele che poco dopo ha risposto con un altro raid. Secondo le forze di Difesa israeliana questi lanci avrebbero colpito “sia un sito di produzione di armi che un complesso militare appartenente all’organizzazione terroristica di Hamas, che si trova nelle vicinanze di una moschea, una clinica medica, un hotel, una stazione di polizia e una scuola” nel centro-nord di Gaza.
Fra gli obiettivi colpiti e segnalati dall’emittente panaraba Al Arabiya, il raid israeliano avrebbe colpito anche un sito appartenente alle brigate Al Qassam, ala militare di Hamas.
In mattinata una donna di 26 anni ha tentato di aggredire con un coltello un militare che faceva da guardia all’insediamento israeliano di Maalè Adumim a sud est di Gerusalemme. La donna è stata “neutralizzata” come riferito dalla polizia.
«Condanniamo il raid dell’occupazione a Nablus e chiediamo la fine dei continui attacchi contro il nostro popolo». Così il portavoce del presidente dell’Anp Abu Mazen, Abu Rudeineh, commenta i fatti che hanno sconvolto ieri la Cisgiordania. In un raid dell’esercito israeliano sono infatti morte 10 persone, fra cui anche un uomo di 72 anni. 102 risultano feriti, di cui 6 in modo grave.
A perdere la vita sono stati due comandanti della Jihad islamica e un terzo uomo armato, ma anche tre civili, fra cui un uomo di 72 anni e un ragazzo di 14. Il raid ha provocato anche ingenti danni strutturali a un edificio, rimasto in macerie, e a una serie di negozi. Di fatto, si è trattato di uno degli scontri più sanguinosi degli ultimi anni in Cisgiordania.
«La pazienza sta finendo» avverte Hamas, la formazione paramilitare palestinese mentre il segretario dell’Onu Guterres parla della situazione “più incandescente da anni“.
Dall’inizio del 2023 sono già morti almeno 51 palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. In tutto il 2022 le vittime sono state 150. Da un lato, le velleità securitarie di Israele che compie operazioni contro miliziani e per smantellare le reti armate, dall’altro i palestinesi che accusano attacchi indiscriminati contro i civili e considerano queste operazioni militari un rafforzamento dell’occupazione da parte di Tel Aviv.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/ALAA BADARNEH