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Fischiato Netanyahu alla Knesset, dall’Oms ennesimo richiamo alla tregua

Anche a Natale i palestinesi cercano riparo dalle bombe israeliane. Secondo quanto riporta il ministero della Sanità di Gaza almeno 60 persone sono state uccise dalle forze d’Israele nel campo profughi di al-Maghazi, nel centro della Striscia di Gaza.

Alla Knesset un membro del gabinetto di guerra israeliano, Shas’ Arie Deri, ha reso noto che reparti dell’esercito sono entrati “all’alba di oggi nei campi profughi nel settore centrale” della Striscia, mentre “nel nord della Striscia più o meno abbiamo conseguito una affermazione militare. Nel sud si trovano molte forze dell’esercito. Adesso possiamo dire dunque che Zahal si trova in tutta la Striscia“.

Alla Knesset durante il suo discorso il premier Benjamin Netanyahu è stato fischiato dai familiari degli ostaggi. Il primo ministro israeliano ha sottolineato che verrà espansa la sua offensiva di terra a Gaza nei prossimi giorni, assicurando che “non ci fermiamo“.

Intanto Israele bombarda anche il Libano. Al Jazeera parla di attacchi nel sud del Paese, nel villaggio di Aita al-Shaab, a postazioni di Hezbollah. L’esercito ha elevato lo stato di allerta al confine con il Libano chiudendo al traffico diverse zone del Paese. Sono stati istituiti posti di blocco negli incroci stradali fra cui quelli di Sasa, Baram, Banyas e Naftali. Le città di Kiryat Shomona e Metulla, sono completamente deserte.

Secondo quanto scrive il giornale Haaretz Hamas e Jihad islamica avrebbero respinto la proposta egiziana di sostituire il loro governo a Gaza in cambio di un cessate il fuoco permanente.

L’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi Unrwa su X accende un faro sulle donne in gravidanza nella Striscia, che si trovano a vivere momenti drammatici. Secondo le stime dell’Unrwa sono “50mila donne incinte nella Striscia di Gaza, di cui oltre 180 che partoriscono ogni giorno” nonostante l’agenzia faccia tutto il possibile “per fornire assistenza alle donne incinte dopo il parto e ad alto rischio presso i 7 (su 22) centri sanitari operativi dell’Unrwa” la situazione è molto complicata.

Intanto a due funzionari dell’Onu in Israele sono stati negati i visti. Lo ha rivendicato il ministro degli Esteri israeliano, Eli Cohen, che su X scrive di non voler più “lavorare con chi coopera con la propaganda di Hamas“. Il ministro aggiunge che “il comportamento delle Nazioni Unite dal 7 ottobre in poi è una vergogna per quella organizzazione e per la comunità internazionale. A cominciare dal Segretario generale che ha legittimato crimini di guerra e crimini contro la umanità fino all’Alto Commissario per i diritti dell’uomo che ha pubblicato accuse infamanti ed infondate, e fino alla Un Women che per due mesi ha ignorato gli stupri contro donne israeliane. Basta con le ipocrisie dell’Onu. Non lavoreremo più con chi coopera con la propaganda della organizzazione terroristica Hamas“.

Anche Tedros Adhanom Ghebreyesus, numero uno dell’Oms scrive su X e parla della “decimazione” del sistema sanitario nella Striscia, sostenendo l’assoluta necessità di un cessate il fuoco. “La decimazione del sistema sanitario di Gaza è una tragedia” scrive Tedros Adhanom Ghebreyesus, che già al settimana scorsa denunciava non ci fossero ospedali funzionari nel nord della Striscia.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: EPA/HAITHAM IMAD