«Non vogliamo più sentire parole vuote» ribadisce il presidente turco in merito alla presenza in Svezia e Finlandia di gruppi ritenuti terroristici da Ankara
Alla vigilia del vertice Nato a Madrid si moltiplicano i nodi da sciogliere per Stoltenberg. Da un lato le dure parole della Cina che accusa l’Alleanza di perseguire logiche “obsolete” creando divisioni da Guerra Fredda. Dall’altro incalza Erdogan che non sembra voler abbattere il muro del veto all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato.
«Non vogliamo più sentire parole vuote, vogliamo vedere risultati» tuona il presidente turco, giudicando insufficienti le distanze prese da Helsinki e Stoccolma rispetto ai gruppi ritenuti terroristi dalla Turchia. È proprio su questa questione infatti che Erdogan avrebbe fissato il veto al loro ingresso nell’Alleanza.
«Dall’appartenenza alla Nato derivano responsabilità – aggiunge il presidente – Svezia e Finlandia devono tenere in considerazione le preoccupazioni della Turchia».
Proprio oggi Stoltenberg parteciperà a un tavolo con Erdogan, la premier svedese Magdalena Andersson e il presidente finlandese Sauli Niinisto.
Oggi Stoltenberg ha indetto oggi un’altra conferenza stampa incentrata sull’impatto climatico della Nato.
«Se non riusciamo a salvaguardare la pace noi falliamo anche nella lotta contro il cambiamento climatico. Stiamo sviluppando a questo scopo un piano per misurare le emissioni di gas serra da parte della Nato per stabilire ciò che conta e come definire i punti di intervento per ridurle» spiega il segretario dell’Alleanza.
Annunciando i nuovi obiettivi di emissioni della Nato Stoltenberg promette: «le ridurremo del 45% entro il 2030, emissioni nette zero entro il 2050. Abbiamo condotto analisi su come operar in tal senso, non sarà facile ma lo faremo».
Il segretario rilancia poi un progetto condiviso per la transizione energetica: «la Nato sarà un nesso fra il clima e la sicurezza. Il cambiamento climatico ha un impatto immediato sulla sicurezza e per questo abbiamo sviluppato un piano d’azione concreto per proteggere un miliardo di cittadini».
Nel frattempo il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan ha riferito che oltre agli States “un certo numero di Paesi” della Nato si è impegnato ad “aumentare il proprio contributo alla difesa del fianco orientale”.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/RODRIGO JIMENEZ