Di recente, il deserto di Atacama in Cile, conosciuto come il più arido del pianeta, ha ospitato il “Desierto Florido”, un evento che ha trasformato il paesaggio in un giardino di fiori colorati

Un clima iper arido, con piogge scarse e sporadiche, e un suolo rossastro/ giallastro costituito da granuli sabbiosi composti da minerali come gesso, anidrite, quarzo, plagioclasi e sali. Sono esattamente queste le caratteristiche che accomunano la gran parte dei deserti del mondo. Non vogliamo però parlare di un insieme, ma di uno di questi in particolare, il più arido della Terra, il cosiddetto deserto di Atacama, collocato nel Nord del Cile, in Sud America. Lo scorso luglio, infatti, un manto di fiori bianchi e viola ha ricoperto una superficie di diversi chilometri quadrati donandogli il soprannome di Deserto Fiorito. Per saperne di più la redazione de Il Mondo SMCE ha intervistato Giuseppe Corti, Direttore del Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria).

È la prima volta che si verifica il fenomeno della fioritura del deserto di Atacama o in passato era già accaduto?
«Prima di quest’anno c’era stata una fioritura nel 2022 e quella precedente nel 2017. Per quanto il deserto di Atacama sia il più arido del mondo, si hanno fioriture successive a eventi piovosi dell’ordine anche di 10-15 millimetri ogni due, cinque, 7 anni. La fioritura generalmente avviene tra settembre e ottobre/novembre, vale a dire durante la primavera australe; invece, nel 2024, e sta qui la particolarità di quest’anno, si è verificata nel mese di luglio, ovvero in pieno inverno. Va detto che il deserto di Atacama è un bioma (ambiente con una determinata vegetazione e un determinato clima) di buona estensione, circa 100.000 chilometri quadrati, dove esistono diversi ecosistemi che vanno da quelli del tutto desertici (che sono i più frequenti), a quelli con arbusti e cespugli, fino ad aree con vegetazione erbacea più o meno sparsa. Questi differenti ecosistemi permettono la sopravvivenza anche di specie animali che costituiscono una piccola catena alimentare spesso formata da specie endemiche, come insetti, lucertole, uccelli, volpi. Durante la fioritura è frequente trovare anche cavallette, farfalle e guanacos che salgono a pascolare dalle altitudini più basse».

Qual è la causa? Che cosa ha stimolato la crescita delle piante?
«Come anche il clima, la fioritura dipende dall’alternanza di fasi di temperatura superficiale della zona centrale e orientale del pacifico equatoriale note come el niño e la niña. Con il primo termine si intende un fenomeno rappresentato da un rapido riscaldamento delle acque oceaniche che si verifica di solito a dicembre, mentre il secondo termine indica il loro raffreddamento. L’oscillazione tra el niño e la niña può essere anche di 3°C. Le due fasi si alternano in continuazione non in maniera regolare, spesso con frequenze tra i due e i 7 anni, e di solito el niño è più intenso de la niña. Questo significa che quando il primo si presenta piuttosto forte dopo una certa durata della seconda, si ha una forte evaporazione dagli oceani che si trasforma in abbondanti precipitazioni nella fascia costiera del Cile, andando ad interessare il deserto di Atacama. Ecco perché, di solito, la fioritura del deserto si presenta con un’alternanza di due, cinque e 7 anni, in primavera. Quest’anno, invece, è avvenuta in corrispondenza de la niña, in pieno inverno, rendendo il fenomeno abbastanza insolito, per quanto già verificatosi nel 2015. In questo caso, è stato il brusco raffreddamento che ha provocato piogge sulla fascia costiera».

Il deserto di Atacama possiede una grande varietà: quali meccanismi fisiologici ed evolutivi ne consentono la diversità di colori, forme e modelli visivi?
«Le specie che danno luogo alla spettacolare colorazione del deserto sono centinaia e costituiscono un ecosistema rappresentato da specie endemiche che hanno sviluppato una serie di adattamenti fisiologici. Tra questi: i semi in grado di mantenersi in stato di dormienza per anni nel suolo; la capacità delle giovani piantine di resistere a concentrazioni saline estreme – va ricordato che quanto meno piove, quanto più elevata è la concentrazioni salina dell’acqua di pioggia una volta che diventa soluzione del suolo -; l’enorme capacità delle radici di costituire simbiosi con le comunità microbiche, anch’esse riattivatesi dalle piogge, che aiutano nel recuperare nutrienti in maniera più veloce», ha spiegato il Direttore.

Il deserto di Atacama si estende dal Perù meridionale al Cile settentrionale, tra la catena andina e la cordigliera della Costa. Con una superficie di oltre 100.000 chilometri quadrati, è tra i deserti più asciutti al mondo, nonché tra le zone più inospitali del pianeta. Nonostante questo, è una meta turistica d’elezione non solo per i suggestivi paesaggi ma anche per la presenza di numerosi osservatori astronomici come l’osservatorio di La Silla e l’osservatorio del Paranal

Anche Gilmo Vianello, professore di Geopedologia e Cartografia del suolo presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli studi di Bologna, ha raccontato: «in concomitanza delle condizioni idonee possono sbocciare in sequenza ravvicinata circa 200 specie di fiori. Tra queste le prime a fiorire sono le piante bulbose della Famiglia delle Amarillidacee dai colori gialli, rossi, e bianchi. A seguire le spermatofite più comuni con i fiori rosati e violacei della Zampa di guanaco, lilla e celesti della Campanula cilena, lilla chiaro della Malvilla, gialli e marrone della Coroncina del frate o Sunchu, aranciati dell’Artiglio del Leone, di tonalità verde scura delle Orecchie di Volpe».

Nel mondo ci sono altri deserti in cui si verifica questa situazione?
«Sì, ottime fioriture si possono ritrovare in un altro deserto, quello dell’Arabia. Anch’esso ha un’estensione considerevole, 2,3 milioni di chilometri quadrati, ed occupa l’intera penisola araba. In questo deserto le condizioni di iper aridità sono piuttosto rare, questo anche perché riceve 100 millimetri di pioggia annui, sufficienti a mantenere in molte zone un minimo di vegetazione più o meno sparsa, caratterizzata da apparati radicali molto espansi e profondi anche metri. Queste piante, in occasione di piogge più intense, vanno in fioritura per produrre semi. Sono fioriture che non nascono quindi “dal nulla” come nell’Atacama, ma sono dovute a piante che resistono per decine di anni in attesa di una quantità di pioggia sufficiente a fare in modo che la fioritura possa concludersi con la disseminazione, cosa che accade mediamente ogni 15-20 anni. L’ultima fioritura eccezionale del deserto arabo è dei primi mesi del 2023, in pieno inverno, con temperature sui 15-20°C. Nel deserto del Sahara, invece, non ci sono vere e proprie fioriture sporadiche come nell’Atacama anche perché il pedoclima è iper arido e la sua estensione è troppo grande per avere una formazione di nubi frequente e, di conseguenza, la presenza di semi dormienti nel suolo. Anche lì però ci sono ecosistemi diversissimi, incluse le famose oasi che una volta davvero potevano rappresentare il paradiso in terra, perché vi si coltivavano palme da dattero, uva, fichi, melograni, ulivi, miglio, erba medica ed erbe da cucina. Oggi sono per gran parte degradate a causa della salinizzazione del suolo. In una simile estensione, la vegetazione perenne è costituita da boscaglie, steppe, e praterie. Il più delle volte sono circoscritte ad aree che, per differenti ragioni, ricevono un minimo di pioggia e sono tutte specie resistenti non solo all’aridità, ma anche alla salinità».

Quello dell’Atacama non è solo un deserto conosciuto per la sua aridità ma anche per i meravigliosi paesaggi che offre ai suoi visitatori e per la sua rilevanza scientifica. Un posto inospitale, ma anche tra i più privilegiati dell’intero globo per l’osservazione astronomica e per la conservazione di resti archeologici.