giornalisti incarcerati

È un nuovo record negativo della libertà di stampa. Oltre la metà di questi reporter si trova in cinque Paesi

Il mondo dei media mette a segno un nuovo triste record negativo della libertà di stampa: quest’anno, almeno secondo il rapporto annuale di Rsf, in tutto il mondo esistono 533 giornalisti incarcerati. Circa 40 in più rispetto al dato del 2021 quando si trovavano dietro le sbarre 48 professionisti dell’informazione.

Quando alla geolocalizzazione di queste incarcerazioni, attualmente più della metà dei giornalisti detenuti al mondo si trova nelle carceri di cinque Paesi, nell’ordine Cina (110), Birmania (62), Iran (47), Vietnam (39) e Bielorussia (31).

Il report offre dunque una fotografia impietosa della sicurezza di chi lavora nel mondo del giornalismo: quest’anno aumenta anche il numero di giornalisti uccisi, ben 57, probabilmente come effetto dell’esplosione della guerra in Ucraina che ha “chiamato” più reporter sul campo. Un numero che rimane drammaticamente alto, soprattutto se comparato con le 48 vittime dello scorso anno, dato “storicamente basso“.

Significativo è il caso dell’Iran che fino all’anno scorso non compariva ai vertici dell’elenco dei Paesi con giornalisti detenuti in funzione della loro professione. A partire dalle proteste di questo settembre, la Repubblica islamica ha sferrato il pugno duro contro l’informazione libera e indipendente, con l’incarcerazione di 34 giornalisti che si sono andati ad aggiungere ai 13 già detenuti. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane, infatti, hanno reso noto l’arresto di alcuni membri di media occidentali che, secondo le accuse, avrebbero ripreso video e immagini di “diverse situazioni” in Iran per inviarli alle loro redazioni. Ora i reporter si troverebbero a Pardis, una città a est di Teheran.

Conferma l’allarme il segretario generale dell’ong Christophe Deloire, secondo cui i “regimi dittatoriali e autoritari stanno riempiendo più velocemente le loro prigioni imprigionando i giornalisti” e, in particolare, giornaliste, che “rappresentano ora quasi il 15% dei detenuti, rispetto a meno del 7% di cinque anni fa“.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/ABEDIN TAHERKENAREH