giogiò

Grande commozione ai funerali del 24enne

Daniela Di Maggio, la madre del 24enne oggi, 7 settembre, incontrerà la premier Giorgia Meloni.

«Lei mi è molto vicina, le istituzioni sono venute tutte. La morte innocente di Giovanbattista deve servire al riscatto dell’umanità, è stato un crimine contro l’umanità uccidere mio figlio», ha detto.

I funerali

Ieri, 6 settembre, si sono tenuti i funerali di Giovanbattista Cutulo, il 24enne che venne ucciso il 31 agosto a Napoli da un 17enne al culmine di una lite per uno scooter parcheggiato male.

Nella città è stato proclamato il lutto cittadino nel giorno della funzione. Applausi e commozione all’arrivo della salma del ragazzo. Tra le grida: “giustizia, giustizia”

Il legale dell’omicida ha assicurato che il giovane “è pronto a chiedere scusa”.

Sull’obelisco è stato affisso uno striscione: “nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta. Giustizia per Giovanni”. I 700 posti a sedere sono tutti occupati e molte persone si sono raccolte nelle navate laterali e in fondo alla chiesa. Presenti i ministri Sangiuliano e Piantedosi e anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca e il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. 

Pianteosi, il ministro dell’interno, ha assicurato che nell’esecutivo si vorranno introdurre “norme più efficaci sul piano della prevenzione e della repressione, coniugando l’esigenza del recupero del minore”.

Anche il ministro della cultura Sangiuliano ha lasciato una dichiarazione.

«La musica è un bene prezioso per la nostra società, proprio come la vita del musicista napoletano barbaramente ucciso. Continueremo con forza a supportare l’Orchestra Nuova Scarlatti sempre in prima fila per far emergere i giovani talenti».

Le parole dell’arcivescovo

«Non siamo qui per pregare per Giogiò, ma per pregare con Giogiò, perché Giogiò vive. L’ ennesimo figlio di Napoli ucciso senza alcun motivo dalla mano di un altro figlio di questa stessa città: non vorrei essere qui». Lo ha detto monsignor Mimmo Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli, durante la funzione.

«Le lacrime della sua famiglia e di chi lo ha amato ci aiutino a pulire i nostri occhi offuscati e vedere che il bene è superiore al male, che la parte sana della nostra città è di gran lunga più ampia di quella malata. E che proprio per questo è arrivato il momento che si faccia sentire e vedere! Ancora troppi sono i silenzi che fanno male», ha detto ancora monsignor Battaglia.

«Perdonaci tutti Giò Giò quella mano l’abbiamo armata anche noi. Perdona i nostri ritardi, individualismi, la nostra incapacità di fare rete», ha aggiunto don Battaglia che poi ha fatto un appello ai giovani napoletani: “Restate”.

La mamma e la sorella della vittima

Daniela Di Maggio, la mamma di Giovanbattista, è arrivata in lacrime davanti alla chiesa.

«Giustizia per mio figlio, questo è il momento del dolore insopportabile. Vi preghiamo di essere discreti. Oggi è un momento di grande raccoglimento. Fatelo per Giovanbattista che ci teneva al rispetto e alla legalità. Ergastolo per il balordo. Non è giusto. Quel balordo ha ammazzato una comunità intera. Dobbiamo cambiare la storia con la morte di Giogiò, la sua morte è stata un sacrificio», ha detto.

Anche la sorella della vittima, Ludovica, era presente: «non ti voglio descrivere perché non l’ho mai fatto, mi sono limitata sempre a dire che eri la persona più sensibile. Eri la mia piccola ombra, il gigante buono. Tu sei un uomo d’onore, il migliore. Napoli sei tu, non Mare Fuori o Gomorra. Quante volte hai creato piccole trappole in casa, opere ingegneristiche. E tutti gli scherzi. Siamo sempre stati una squadra. Non ti è mai importato cosa io volessi, lo esaudivi. Parli con tutti, sei curioso su tutto. Uso il presente perché è l’unico che tu conosci. Imitando te ho imparato che nessuno va lasciato mai da solo. Perché suoni il corno? Perché nessuno lo suona. Sei un gigante buono, sempre a sorreggere tutti. Tu sei un centro di gravità permanente. Tu ami questa città e mai l’avresti lasciata nonostante io ti avessi detto di farlo Napoli sei tu». Lo ha letto in chiesa dalla lettera che aveva scritto.

di: Alice GEMMA

FOTO: ANSA/CIRO FUSCO