Naim Qassem

Il premier israeliano ha annullato la riunione del gabinetto di guerra

Naim Qassem, il numero due di Hezbollah, ha parlato della “coalizione del male“, cioè l’alleanza marittima occidentale guidata dagli Stati Uniti, “creata per proteggere gli interessi di Israele nel Mar Rosso” e ha menzionato anche l’Italia nella compagine “maligna”.

«È necessario fare fronte comune contro la coalizione del male rappresentata da America, Israele, Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania con la coalizione del bene delle forze della resistenza anti-israeliana in Palestina, Libano, Iran, Yemen e Iraq» ha detto Qassem.

Intanto i tempi politici non sembrano ancora maturi per un cessate il fuoco duraturo a Gaza. Lo sa bene l’Onu che ripete incessante l’allerta umanitaria in cui vive la Striscia. Dai blackout continui che rendono le telecomunicazioni inaffidabili ai trasporti interrotti, la popolazione di Gaza è costantemente in “grave pericolo“, con gli operatori umanitari incapaci di assicurare il pieno supporto ai feriti.

Secondo l’ufficio stampa del Governo di Gaza, i palestinesi uccisi sono almeno 21.320, di cui 8.800 bambini, 6.300 donne e oltre 100 giornalisti. I soldati israeliani morti dal 7 ottobre sono invece 167. Si intensificano intanto i combattimenti nei quartieri di Daraj e Tuffah. L’esercito israeliano è convinto che proprio qui si trovi l’ultimo battaglione di Hamas nell’area settentrionale della Striscia.

Intanto però l’esercito israeliano ha espresso il suo rammarico per le vittime civili morte nei bombardamenti del 24 dicembre nel campo profughi palestinese al-Maghazi. «Aerei da combattimento hanno attaccato due obiettivi vicini fra loro in cui operavano attivisti di Hamas» spiega un portavoce militare, che parla della “morte inaspettata di civili non coinvolti“.

Il premier israeliano, in serata, ha annullato la riunione del gabinetto di guerra che aveva, all’ordine del giorno, il piano di Israele su chi governerà la Striscia dopo il conflitto. Secondo quanto riporta The Times of Israel sarebbero state le frange estremiste di destra del governo che respingono qualsiasi discussione sul governo dell’Autorità Palestinese a Gaza.

L’attenzione del conflitto intanto si sposta sempre di più verso il Libano, dove gli scontri si stanno intensificando sempre di più. Lo ammette lo stesso ministro degli esteri israeliano Cohen secondo cui Nasrallah (il leader libanese di Hezbollah) “deve capire che è il prossimo“. Va in questa direzione anche l’avvertimento di Benny Gantz: «se il mondo e il governo libanese non fermeranno il fuoco dal Libano sulle comunità nel nord e non agiranno per rimuovere Hezbollah dal confine, lo faranno le forze armate israeliane».

L’Iran è in lutto per la morte del membro delle Guardie della rivoluzione Seyed Razi Mousavi. Lo stesso Khamenei, guida suprema iraniana, ha preso parte al funerale celebrato a Teheran.

Oggi, 28 dicembre, arriva a Tel Aviv davanti alla Knesset il corteo di protesta partito da Gerusalemme che chiede ancora una volta un impegno concreto del Governo per trattare il rilascio degli ostaggi israeliani. Secondo quanto riporta il giornale Haaretz Yotam Haim, uno dei tre ostaggi uccisi dai soldati israeliani nella Striscia, è stato ucciso 15 minuto dopo gli altri due ostaggi. Il giornale cita un’indagine dell’esercito, durante quei 15 minuti il comandante ha esortato Haim a lasciare l’edificio in cui si era rifugiato dopo l’uccisione degli altri due, Samer El-Talalka e Alon Shamriz.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/WAEL HAMZEH