Il Papa durante il viaggio di ritorno dall’Africa in conferenza stampa ha parlato di numerosi temi
Durante la consueta conferenza stampa aerea Papa Francesco ha toccato numerosi temi. Primo tra tutti le vicende nate in seno alla morte di Benedetto XVI. Sostiene il pontefice: «credo che la morte di Benedetto sia stata strumentalizzata da gente che vuole portare l’acqua al proprio mulino» e ha parlato di “gente che strumentalizza una persona così brava, così di Dio, quasi direi un Santo Padre, un Padre della Chiesa”, chi ha strumentalizzato la morte di Ratzinger, poi, “non ha etica, è gente di partito, non di Chiesa“. E a proposito di “storie” uscite sul conto di Benedetto “che era amareggiato per questo o quell’altro” sarebbero solo “storie cinesi” (un modo di dire spagnolo per riferirsi a cose inventate).
Il Papa è poi tornato sul tema dell’omosessualità e ha voluto sottolineare che “condannare” chi non è eterosessuale è “peccato” e “la criminalizzazione dell’omosessualità è un problema da non lasciar passare“. Il Pontefice è tornato a ribadire che anche chi è “di tendenza omosessuale” è un figlio di Dio e “Dio gli vuole bene“, poi ha specificato che stesse parlando “non dei gruppi ma delle persone, le lobby sono un’altra cosa, io sto parlando delle persone” ricordando in ultimo che “nel catechismo della Chiesa cattolica c’è una frase: non vanno marginalizzati“.
Il Papa è tornato anche su tema dei conflitti, come la guerra in Ucraina ma non solo. Ha ricordato la situazione siriana e quella dello Yemen: «vorrei fare giustizia, è da 12-13 anni che la Siria è in guerra, è da 10 anni che lo Yemen è in guerra», ricordando poi anche la situazione in Myanmar e in America latina dove imperversano “focolai di guerra”. Nonostante il Papa riconosca che “ci sono guerre più importanti per il rumore che fanno“, Francesco ha ricordato che “tutto il mondo è in guerra, è in autodistruzione” e per questo è necessario fermarsi “in tempo” perché “una bomba richiama una più grande, una più grande, e l’escalation non sai dove finirai“. Il Papa ha poi concluso con un passaggio sulle armi, ricordando che “le violenze in Africa, ma anche nel resto del mondo, sono legate all’affare della vendita delle armi” e il commercio delle armi è stato definito dal Pontefice come “la peste, la peste più grande” del mondo.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/EPA/TIZIANA FABI