Tra le esecuzioni ci sarebbero anche condannati per reati di droga che il diritto internazionale esclude dalla pena di morte. Il bilancio di Amnesty International e Centro Abdorrahman Boroumand

251 esecuzioni nei soli primi 6 mesi del 2022: è questo il bilancio, fatto dal Centro Abdorrahman Boroumand per i diritti umani e Amnesty International, delle condanne a morte eseguite in Iran. Nel 2021 se ne contano 314, un numero che, a questo ritmo, potrebbe presto essere superato.

«Nei primi 6 mesi del 2022 le autorità iraniane hanno eseguito in media almeno una condanna a morte al giorno. Questa macchina della morte statale mette in atto un abominevole assalto al diritto alla vita. Si rischia di tornare al 2015, quando vi fu un’altra scioccante ondata di esecuzioni» – è il commento di Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord..

Fa eco Roya Boroumand, direttrice generale del Centro Abdorrahman Boroumand: «chiediamo all’Iran di istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni in vista della completa abolizione della pena capitale».

Il bilancio è stato redatto sulla base delle testimonianze rese da prigionieri, familiari di persone messe a morte, difensori dei diritti umani, giornalisti, organizzazioni per i diritti umani, resoconti degli organi di stampa di stato e di quelli indipendenti. Si teme, tuttavia, che i numeri reali possano essere più alti. In molti casi, inoltre, sono stati segnalati processi gravemente irregolari che si sono conclusi con la pena capitale.

Le esecuzioni hanno riguardato 146 casi di omicidio e 86 di droga, reato quest’ultimo per il quale il diritto internazionale esclude la pena di morte.

di: Alessia MALCAUS

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