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I sindacati mantengono compatto il fronte contro la riforma di Macron e lanciano una mobilitazione

Non si spezza il fronte della società civile che vede uniti lavoratori e studenti nell’Esagono. È infatti il quarto giorno di proteste in Francia contro l’impopolare riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron. I sindacati hanno confermato di essere pronti a “fermare la Francia” nelle prossime settimane se non saranno ascoltati dal governo.

Il numero uno del sindacato riformista Cfdt, Laurent Berger, ha parlato di «follia democratica da parte del governo che sta ignorando quanto sta accadendo», mentre il suo omologo della Cgt, Philippe Martinez, ha sottolineato che «la palla è nel campo dell’esecutivo».

A scendere in piazza oggi, 11 febbraio, sono state 963.000 persone, mentre secondo il sindacato CGT i partecipanti sono stati “oltre 2,5 milioni”. Alcuni gruppi di “casseur” hanno danneggiato una banca nei pressi della Bastiglia, danni anche a un’agenzia assicurativa e un fast food è stata inoltre incendiata un’auto.

Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra, ha spiegato che “Macron ha sbagliato paese se conta sull’usura” di chi protesta contro la riforma delle pensioni, dalla destra risponde Marine Le Pen che ha avvertito che “il governo non può continuare a voltare la testa dall’altra parte rifiutando di ascoltare i francesi“.

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/EPA/TERESA SUAREZ