Il termine scelto per la sua “rilevanza dal punto di vista socioculturale”

Attinge all’attualità e alla cronaca nera il lemma scelto da Treccani per rappresentare l’anno che si sta per concludere. La parola del 2023 è infatti “femminicidio”.

La campagna dell’Istituto della Enciclopedia Italiana #leparolevalgono vuole richiamare l’attenzione sull’urgenza del fenomeno, che chiede risoluzioni non semplici né immediate ma necessarie.

Lo spiega la direttrice scientifica di Treccani Valeria Della Valle: «come Osservatorio della lingua italiana non ci occupiamo della ricorrenza e della frequenza d’uso della parola femminicidio in termini quantitativi, ma della sua rilevanza dal punto di vista socioculturale: quanto è presente nell’uso comune, in che misura ricorre nella stampa e nella saggistica?».

La presenza del termine “purtroppo nel 2020 si è fatta più rilevante, fino a configurarsi come una sorta di campanello d’allarme che segnala, sul piano linguistico, l’intensità della discriminazione di genere“.

Il termine femminicidio, ricorda ancora Treccani, è comparso per la prima volta nel vocabolario nel 2001, per poi essere registrata nei Neologismi nel 2008.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI