Di tanto in tanto la cattiva fama del ragno violino si rafforza e scatena il panico tra gli italiani. Nicola Bressi e Andrea Lunerti ci hanno raccontato la verità su questo aracnide
Loxosceles rufescens. Probabilmente questo nome latino non vi dice nulla, ma se scrivessi l’equivalente italiano, ovvero ragno violino, scatterebbe il panico collettivo, fenomeno che si sta attualmente verificando nel nostro Paese a seguito dei numerosi ritrovamenti di questo ragno. Le telefonate e i messaggi a Centri Antiveleni e a Musei di Storia Naturale continuano ad aumentare, così come la preoccupazione dell’intera popolazione. Proprio in relazione ai recentissimi casi di morsi di ragno violino che hanno coinvolto i cittadini italiani e i media nazionali, la redazione de Il Mondo SMCE ha voluto intervistare alcuni esperti per fare chiarezza sull’effettiva pericolosità di questo ragno con l’obiettivo di scacciare allarmi e ansie infondate.
«Le foto di ragni in casa in questi ultimi due anni sono qualcosa di angosciante. La paura delle persone è talmente diffusa da aver provocato l’esplosione di una “psicosi da ragno violino” che non è priva di fondamento ma è una semplice psicosi estiva – ci ha raccontato Nicola Bressi, naturalista e zoologo del Museo di Storia Naturale di Trieste e divulgatore scientifico – Il ragno violino, infatti, non è una specie nuova in Italia, c’è sempre stata ma è aumentata, secondo il mio parere, per tre ragioni: si è sviluppata la percezione del rischio (se una persona non sa dell’esistenza di una cosa non la vede, mentre se qualcuno vede qualcosa, poi iniziano a vederla tutti come conseguenza); l’inquinamento climatico, si tratta di una specie che vive in ambienti caldi e secchi, un tipo di clima che in Italia è incrementato molto negli ultimi anni e di conseguenza il ragno violino si è espanso perché è un contesto in cui si trova bene. Ormai però è attivo dentro le case anche d’inverno perché le temperature che teniamo all’interno dei nostri condomini sono troppo alte, mentre un tempo, quando in casa si teneva una temperatura più bassa, probabilmente andava in letargo; è una specie inurbata, ovvero che è diventata sinantropica, una di quelle pochissime specie animale che riesce ad adattarsi e a trovare vantaggio dalle modificazioni umane (cinghiali, zanzare tigri, piccioni, gabbiani etc…) – ha continuato – Il ragno violino, infatti, è passato dal vivere negli interstizi delle rocce, ad abitare nelle case che sono costituite da enormi pareti di rocce ricche di fessure e fenditure, tant’è vero che ultimamente tutte le foto che mi arrivano provengono da persone che li trovano in abitazioni e non in natura. In qualità di museo ci arrivano fotografie da tutta Italia tranne che da alcune città, che sono le più fredde, come Aosta e Belluno: di queste non abbiamo dati, ma l’assenza di dati non è un dato di assenza».
Quali sono le sue caratteristiche?
«È un ragno che non ha praticamente nemici, è capace di mangiare pochissimo ed infatti può stare mesi senza cibarsi. Ha un metabolismo molto rallentato e può vivere fino a quattro anni, un tempo lunghissimo per un ragno italiano. È molto raro quindi vivere più di un anno per un invertebrato così piccolo, in Italia ci sono 1700 specie di ragni e la quasi totalità vivono meno di un anno. Come riconoscerlo? Non è facile, ma davanti ad un ragno si può avere la sicurezza che non sia lui: il ragno violino infatti non è grande, il suo corpo non raggiunge il centimetro, negli esemplari più grandi si ferma al massimo a 9 mm, le sue zampe se sono estese possono arrivare invece a 6 centimetri da punta a punta, ma il corpo rimane piccolo. Quindi, tutti i ragni grossi e tozzi non sono lui. Ha una pelosità sul corpo appena percettibile da vicino, quindi non è peloso. Inoltre, altra cosa importante, non salta e non fa ragnatele, in cui invece incappa perché create da altri ragni dei quali è preda. Di solito infatti i ragni violino producono dei fili disordinati nelle fessure in cui si rifugiano».
L’etologo Andrea Lunerti, a cui abbiamo fatto alcune domande, ha aggiunto: «Il ragno violino è un ragno delle regioni mediterranee presente ovunque sul territorio italiano, soprattutto nelle regioni centro-meridionali, in maniera significativa da almeno 100 anni. Si riconosce dalla macchia a forma di violino sul cefalotorace (dorso) con il manico dello strumento verso l’opistosoma (addome), dai 6 occhi disposti su tre file invece che 8 come la maggior parte degli altri ragni e dall’assenza totale di bande colorate sulle zampe».
Il morso del ragno violino è potenzialmente mortale?
«Premetto che non sono un medico ma di recente ho partecipato ad una diretta radiofonica con uno specialista del centro Antiveleni di Pavia che ha assicurato che in Italia nessuno è mai morto per morso di ragno violino, non ci sono infatti dati scientifici che lo provano. Non è aggressivo, e quindi solitamente sta per gli affari suoi, morde solo se viene schiacciato, in questo caso non è in grado di iniettare il veleno soltanto se pestato con la testa rivolta verso il basso perché non riesce a morderci. Possono verificarsi problemi sull’umano a seguito del suo morso solo se subentrano complicazioni di altro tipo, e quindi a seconda delle condizioni del sistema immunitario il quale reagisce diversamente da persona a persona: c’è chi quasi non si accorge di nulla e chi invece finisce ricoverato in ospedale con problemi piuttosto seri. Poi c’è la variabile legata alla dose di veleno e al tipo di veleno: uno studio spagnolo ha infatti notato che ci sono diversi gruppi genetici di ragno violino. Essendo un ragno che si muove poco, in diverse zone del Mediterraneo esistono più varietà con veleno differente che con i nostri viaggi e spostamenti abbiamo mescolato. E infine ci sono le condizioni fisiche del ragno, se è nel fiore dei suoi anni ha un tipo di veleno, se è un neonato o un anziano ne ha un altro. Se tutte queste variabili sono gravi, allora si rischia veramente. Il morso del ragno violino non è doloroso, non si sente, e questo fa sì che i sintomi possano apparire anche dopo 48 ore. Inoltre, spesso sbagliando non ci disinfettiamo, e questo, come tutti i morsi degli animali selvatici, va medicato proprio per la possibile trasmissione di batteri. Una delle maggiori complicazioni da morso di ragno violino è l’infezione che provoca: il veleno causa delle necrosi cutanee, tessuti necrotizzati a contatto con l’aria che se non disinfettati provocano facilmente una contaminazione. Possono poi esserci anche reazioni allergiche. Il morso di questo ragno, quindi, nel 90% dei casi si risolve senza cure ospedaliere, proprio come se si fosse stati punti da una vespa che può causarci eritemi simili a quelli creati dai ragni violino, nel 10% dei casi c’è invece bisogno di cure mediche», ha concluso Bressi.

Lunerti poi ci ha dato qualche dritta: «È buona regola ispezionare periodicamente gli angoli meno frequentati della nostra casa. Non introdurre mani nude in imballi stoccati in garage, soffitte e cantine o nei contatori di luce, gas ecc. Indossiamo guanti per le attività di giardinaggio. Ispezioniamo calzature e biancheria prima di riporli in casa e indossarli dopo che è stata esposta all’aperto. Se siamo certi ed abbiamo assistito al morso dobbiamo consultare un medico, se il ragno è rimasto schiacciato potrebbe essere utile portarlo con noi al Pronto soccorso per una corretta identificazione. Se invece non abbiamo assistito al morso e riscontriamo degli effetti cutanei riconducibili consultiamo lo stesso un medico ma senza farci prendere dal panico, la maggior parte dei ragni sul territorio italiano ha un veleno citotossico. Purtroppo questo ragno essendo entrato a far parte del nostro ambiente domestico non subisce significativamente cambi stagionali, ciò nonostante in estate aumentano le attività all’aria aperta e gli indumenti spesso non sono sufficientemente protettivi come in inverno».

Come specificato, nel nostro Paese i decessi registrati dopo il morso del ragno violino riguardano quasi sempre persone con gravi malattie preesistenti. Questo non vuol dire che non bisogna fare attenzione, ma nemmeno vivere con l’ansia di poter incontrarne uno. I casi seri che si sono verificati di recente non sono quindi esclusivamente la conseguenza dell’azione dell’aracnide sulla pelle dell’uomo, ma possono essere identificati come un insieme di circostanze che hanno agito in forma grave sull’organismo umano. Tra questi la morte di Giuseppe Russo, 23enne, avvenuta per shock settico e insufficienza multiorgano, e quella del vicebrigadiere dei carabinieri Franco Aiello (52 anni) deceduto all’ospedale Cervello di Palermo a una settimana dal morso. Per entrambi i casi mancano conferme scientifiche definitive che indichino i decessi come unici effetti dei morsi dei ragni. Di minore rilevanza, invece, altre vicende: un uomo a Carpi è andato al pronto soccorso perché quella che sembrava essere una puntura di zanzara sulla gamba ha iniziato a gonfiarsi e a diventare prima scura, poi nera. Dopo l’assunzione di un antibiotico specifico, l’arto è tornato alla normalità e il paziente è stato dimesso. Un 50enne a Latina ha sviluppato invece un’importante infezione che è scomparsa senza gravi conseguenze.
Anche il conduttore televisivo e ciclista, Vittorio Brumotti, è stato morso per due volte dal ragno violino che gli ha gonfiato il polpaccio e provocato febbre a 41. Ma l’inviato di Striscia la Notizia ci ha scherzato su: “Purtroppo il ragno violino ha avuto la sfortuna di morsicare me e adesso prenderà il mio virus. Ho chiamato subito il centro Antiveleni di Pavia, sono stati bravissimi e velocissimi nell’indicarmi le istruzioni per trattare questo tipo di morso. Adesso giro con la ciabatta a portata di mano“, ha concluso.
Già diversi anni fa, nel 2015 e nel 2017, due morti avvenute a seguito del morso del ragno violino avevano avuto un’elevata aura mediatica, ma analisi e indagini successive le avevano condotte a serie patologie preesistenti nelle persone in questione.
Quali sono i ragni velenosi in Italia?
Innanzitutto è bene sapere cos’è e come funziona un veleno.
Un veleno è un miscuglio di sostanze, tra cui diverse zootossine, che sono generate dall’organismo animale. È prodotto da ghiandole specifiche e viene inoculato in un altro organismo tramite organi appositi come zanne, pungiglione e cheliceri. Il veleno dei ragni opera grazie a tossine che entrano in contatto con cellule epidermiche, sangue, proteine, peptidi, molecole e tessuti i quali produrranno effetti specifici sull’organismo. Ogni veleno avrà un comportamento predominante e in base a questo verrà classificato: veleno neurotossico e veleno necrotico. Il primo è costituito da neurotossine, le tossine più comuni che agiscono sul sistema nervoso e producono effetti che si manifestano a livello locale (paresi, dolore) o a livello sistemico (insufficienza cardiaca e insufficienza respiratoria); il secondo è costituito invece da necrotossine, tossine che demoliscono i tessuti organici con cui sono a contatto provocando il decesso delle cellule, colpendo muscoli e cute e generando ulcere e lesioni necrotiche.
Tra i ragni italiani ci sono specie che hanno sia veleno necrotico che veleno neurotossico. Tempistiche, gravità della sintomatologia generata non sono però gli unici fattori a rendere mutevoli gli effetti che avverranno sull’organismo. Come già detto in precedenza, a stabilire la gravità della situazione sono anche la quantità di veleno che viene iniettato, la sensibilità del soggetto colpito alle tossine (ogni corpo reagisce in maniera diversa), e il pregresso stato di salute del soggetto colpito (problemi immunitari, disfunzioni, patologie pregresse, sistemi immunitari deboli, patologie respiratori, renali, cardiache). Il metodo storico di paragone per eccellenza tra veleni è l’identificazione della “dose letale”, cioè quella che uccide l’organismo campione, ovvero il 50% degli esemplari della popolazione campione.
Ma tutti i ragni sono velenosi? Sì, tutti, a parte le due famiglie Uloboridae ed Holarchaeidae, hanno ghiandole velenifere e quindi sono velenosi. Intorno alle ghiandole menzionate, che possono essere situate nel cefalotorace o nella parte basale dei cheliceri, si trovano dei grandi fasci muscolari. Nel momento in cui questi iniziano a funzionare, la ghiandola viene strizzata e il veleno scorre fino alle zanne: i cheliceri, che sono appuntiti come aghi, sono usati per inoculare il veleno nelle vittime del ragno. Il principale obiettivo del ragno, in questi casi, è quello di produrre una paralisi della preda, per immobilizzarla facilmente. Nonostante ciò, soltanto pochissimi ragni nel mondo sono veramente pericolosi per l’essere umano, circa 150 specie, una percentuale bassissima (0,3% di tutta l’araneofauna). La maggioranza dei ragni non possiedono quindi un veleno pericoloso sull’uomo, moltissimi hanno delle zanne talmente piccole da non riuscire nemmeno a bucare la cute umana. Inoltre, i ragni non sono animali a cui piace attaccare, preferiscono fuggire: se mordono l’uomo è soltanto per difendersi e quindi quando non possiedono vie di fuga o si sentono intimiditi.
Come ha detto Nicola Bressi, in Italia esistono circa 1700 specie di ragni, ma soltanto due di queste hanno un morso che è considerabile di rilevanza medica: Latrodectus tredecimguttatus e Loxosceles rufescens. Tutti gli altri non possono generare alcun effetto preoccupante: il morso di un ragno può provocare pomfi irritanti che scompaiono nel giro di poco tempo.
Del Loxosceles rufescens abbiamo già parlato, analizziamo quindi il Latrodectus tredecimguttatus, appartenente alla famiglia Theridiidae. Queste sono le cosiddette “vedove nere” le quali possiedono un veleno neurotossico molto potente contraddistinto dalla presenza dell’alfa-latrotossina, una tossina attiva e conosciuta soltanto in questi ragni. A seguito di un morso di questo tipo di ragno può avvenire una paralisi facciale, crampi alle gambe e all’addome, sudorazione, spasmi muscolari, tremori, disfunzione respiratoria, irregolarità cardiache, e, nei casi più gravi, il coma. Questi sono i sintomi che indicano un caso di avvelenamento. Quello di cui parliamo è un ragno nero, dal tegumento liscio, lungo circa 10-15 millimetri di corpo, circa 13 macchie rosse rotondeggianti. Oggi si trova solo in ambiente non antropizzato.

In conclusione possiamo dire che nel nostro Paese il ragno violino non costituisce assolutamente un’emergenza sanitaria. La capacità di riconoscere i diversi tipi di ragno consente di avere un approccio sicuro, efficace e tollerabile dal punto di vista igienico-sanitario. In una situazione normale infatti non sono necessari interventi di disinfestazione, tranne nei casi in cui la loro presenza non è di dimensioni rilevanti.
di: Alice GEMMA
FOTO: SHUTTERSTOCK