eternit bis

Il reato è stato riqualificato in omicidio colposo. Le emissioni di fibre di amianto avrebbero provocato la morte di 392 persone a Casale Monferrato

La Corte d’Assise di Novara ha condannato a 12 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny nell’ambito del processo Eternit bis. L’imprenditore era accusato di omicidio volontario con dolo eventuale – poi riqualificato dalla corte in omicidio colposo aggravato – per la violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro e per la morte di 392 persone a Casale Monferrato e nei dintorni, in provincia di Alessandria.

Schmidheiny, che guidò lo stabilimento Eternit di Casale tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, è stato anche condannato a pagare circa cento milioni di risarcimento ai aprenti delle vittime.

Delle vittime solo 62 lavoravano nella fabbrica, mentre le altre persone sono morte a causa delle fibre d’amianto emesse nell’aria, una vera e propria strage silenziosa che ha propagato mali incurabili e mesoteliomi.

L’accusa ha chiesto l’ergastolo per Schmidheiny, già condannato a tre anni e mezzo a Napoli e a un anno e 8 mesi a Torino. La difesa sostiene invece la mancanza di prova sul nesso di causalità.

di: Marianna MANCINI

aggiornamenti di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO