processo zaki

Appuntamento al 28 febbraio 2023 per il ricercatore egiziano: “speriamo che l’incubo finisca presto”

Ennesimo rinvio per quello che è ormai un braccio di ferro politico fra Roma e il Cairo. Questa mattina a Mansura, in Egitto, l’udienza del processo a carico di Patrick Zaki è stata nuovamente ri-programmata.

Appuntamento al 28 febbraio per il ricercatore dell’Università di Bologna che proprio questa mattina aveva condiviso la sua speranza che “questo incubo finisca presto e di poter tornare a studiare in Italia normalmente e avere la possibilità di lavorare sul mio recupero personale prima di quell’esperienza“.

Zaki si apre anche sui traumi personali con cui questa esperienza sta segnando la sua psiche. «A ogni sessione devo andare a Mansura per partecipare personalmente alle udienze. Quando il momento si avvicina è pesantissimo, perché sembra che tu sia troppo vicino a rivivere quel calvario – scrive su Facebook. – Vedere l’auto delle deportazioni rappresenta un vero trauma per chi ha vissuto l’esperienza carceraria e ha bisogno di molto tempo per riprendersene. Alcuni dettagli rimangono impressi nella mente, non esci dalla tua prigione, anche se esci dalle sue mura, la prigione ti rimane dentro».

Meloni aveva incontrato il presidente egiziano in occasione del Cop27 e più di recente, in occasione della presentazione della manovra economica, la premier aveva ribadito “una disponibilità del presidente egiziano che stiamo verificando nei fatti.

Amaro il commento del ricercatore che fa notare come l’udienza sia stata posposta “per un lungo periodo, per tre mesi da adesso“.

«Penso sempre a quando tornerò a Bologna, ai miei studi – aggiunge Zaki – a resistere di fronte a tutti questi rinvii». Sul suo rientro in Italia nulla è certo: «mi piacerebbe essere a Bologna già domani» dichiara ricordando che dovrà attendere il 28 febbraio. «vediamo che succederà. Provo sempre ad essere ottimista».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/CALO’