Il sostenitore di Bolsonaro voleva usare delle bombe per impedire l’insediamento del nuovo presidente

Volevano far esplodere un ordigno vicino a un’autocisterna di gasolio, per creare caos e impedire l’insediamento del presidente Luiz Inacio Lula da Silva previsto per il primo gennaio, o come lo chiamavano loro “impedire l’avvento del comunismo in Brasile”. Questo l’obiettivo di un uomo, arrestato dalla polizia brasiliana con l’accusa di aver piazzato dell’esplosivo in un camion cisterna pieno di carburante nei pressi dell’aeroporto di Brasilia. Secondo quanto riporta la stampa locale George Washington de Oliveira Sousa, che ha cercato nuovi proseliti (su cui si stanno concentrando le indagini) in rete, è un sostenitore di Jair Bolsonaro, ex presidente di estrema destra vicino agli ambienti golpisti, rifiutato dalle urne alle scorse elezioni.

A far scattare l’allarme è stato l’autista del camion, che ha trovato l’ordigno prima che Oliviera Sousa potesse farlo brillare. Interrogato dalla polizia, Sousa ha ammesso che la bomba faceva parte di un piano per “far scoppiare il caos” e così “impedire l’avvento del comunismo in Brasile. Dalle prime indiscrezioni emergerebbe che al complotto abbiano partecipato altri sostenitori di Bolsonaro che dal giorno della sconfitta hanno inscenato clamorose proteste di fronte a sedi dell’esercito chiedendo a questo di effettuare un golpe per impedire il ritorno alla guida del Paese di Lula. L’obiettivo, secondo quanto riporta il Folha de Sao Paolo, era far esplodere almeno tre ordigni per causare lo “stato di emergenza” e il conseguente intervento dell’esercito. Inoltre nella casa di Susa sono state trovate armi del valore di 31 mila dollari, che l’uomo voleva distribuire agli ultras di Lula per farne scaturire una rivolta armata.

di: Caterina MAGGI

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