Succede in Texas, dove la 31enne a rischio è stata costretta a lasciare lo Stato. Il feto soffre della sindrome di Edwards
Diritto e salute si confondono nella storia di Kate Cox, 31enne statunitense che proprio in queste ore sta rischiando la vita per partorire un feto morto o con pochi giorni di speranza di vita. La Corte Suprema del Texas però ha momentaneamente vietato l’aborto alla donna, alla luce della legge in vigore nello Stato. Così, alla 26esima settimana e in condizioni di salute precarie, la donna è stata costretta a lasciare lo Stato.
Il feto soffre infatti della sindrome di Edwards, conosciuta anche come trisomia. Questa malattia genetica consiste in un cromosoma 18 “di troppo”. Il rischio, nella migliore delle ipotesi, sono gravi ritardi mentali. Nella maggior parte dei casi registrati però si arriva alla morte del feto, alla nascita o comunque entro il primo anno di vita, o ad un aborto spontaneo.
Il tutto con gravissimi rischi per la madre: «portare avanti la gravidanza è un rischio per la sua vita e per la sua fertilità» spiegano senza mezzi termini i dottori della donna, già madre di due bambini nati con il cesareo.
«Non voglio vedere il mio bambino venire al mondo solo per vederlo soffrire di un attacco di cuore o morire soffocato – ha dichiarato invece la donna. – Ho bisogno di mettere fine alla gravidanza, è la chance migliore che ho per la mia salute e per future gestazioni».
Dopo un prima via libera dalla giudice distrettuale Maya Guerra Gamble, che si è appellata alle eccezioni previste dallo Stato per tutelare la salute della donna, la situazione si è nuovamente bloccata.
Il procuratore generale del Texas Ken Paxton, un repubblicano estremista, ha già minacciato tre ospedali di perseguire penalmente chiunque aiuti la donna ad abortire. I medici rischiano l’ergastolo e centinaia di migliaia di dollari in multe, oltre alla revoca della licenza.
L’organizzazione pro-choice Center for Reproductive Rights ha spiegato che Cox non aveva alternativa a lasciare lo Stato, essendo stata ricoverata d’urgenza già quattro volte dall’inizio della sua gravidanza.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/SHAWN THEW