I raid di Israele contro Jenin hanno provocato 11 morti e oltre 100 feriti. Scontri anche a Nablus
In Cisgiordania almeno tremila palestinesi hanno abbandonato il campo profughi di Jenin a seguito di un’operazione militare messa in atto da Israele. Le autorità locali stanno arrivando ad accordi per ospitare i palestinesi nelle scuole e in altri rifugi nella città di Jenin.
Il ritiro delle forse israeliane ha avuto inizio, secondo quanto riportano i media locali, nella serata del 4 luglio.
I funzionari dell’Onu hanno dichiarato che gli attacchi sferrati da Israele potrebbero costituire un crimine di guerra: “le operazioni delle forze israeliane nella Cisgiordania occupata, l’uccisione e il ferimento grave della popolazione occupata, la distruzione delle loro case e delle infrastrutture e lo sfollamento arbitrario di migliaia di persone equivalgono a gravi violazioni del diritto internazionale sull’uso della forza”.
L’attacco a Jenin
Continua a salire il numero dei morti: sono 11 i palestinesi uccisi nel raid dell’esercito israeliano di ieri nella città e nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania. I feriti sono invece più di 100. A riferirlo è l’agenzia Wafa. Tra di loro ci sono il 17enne Mustafa Nidal Qassem, deceduto a causa delle ferite che ha riportato e un altro uomo il cui corpo è stato ritrovato nei campi dallo staff di Mezzaluna Rossa.
L’attacco è stato messo a punto con un missile o un drone, comunque via aerea. Secondo il comando militare dello Stato ebraico, l’azione era diretta contro un centro di coordinamento dei miliziani locali, le “Brigate Jenin”, unità che riunisce combattenti delle diverse fazioni arabe. L’obiettivo era “un centro di osservazione e ricognizione”, unitamente a un deposito di armi. I bersagli erano vicini a due scuole e un centro medico.
Nabil Abu Rudeinah, portavoce del presidente palestinese Abu Mazen, ha dichiarato che si tratta di un crimine di guerra: «ciò che il Governo di occupazione israeliano sta facendo a Jenin è un nuovo crimine di guerra contro il nostro popolo indifeso. La comunità internazionale deve rompere il suo vergognoso silenzio e agire seriamente per costringere Israele a fermare la sua aggressione».
Dagli Stati Uniti arriva il sostegno del “diritto di Israele a difendersi“, chiedendo però la protezione dei civili. Un portavoce del dipartimento di Stato americano ha spiegato che gli States sostengono “la sicurezza e il diritto di Israele a difendere il suo popolo contro Hamas, la Jihad islamica palestinese e altri gruppi terroristici“, sottolineando che è “imperativo prendere tutte le precauzioni possibili per prevenire la perdita di vite civili“.
Nel frattempo continuano a esserci scontri anche in altre città in Cisgiordania: due palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano in Città Vecchia a Nablus. A riferirlo è stata l’agenzia Wafa secondo la quale i due “sono stati uccisi, e altri due feriti, dai proiettili delle forze di occupazione israeliane”.
Delle fonti palestinesi hanno identificato i due in Hamza Maqbool e Khairy Shaheen. L’esercito avrebbe anche arrestato tre persone.
di: Micaela FERRARO
Aggiornamento di: Alice GEMMA
FOTO: SHUTTERSTOCK