Scambio di prigionieri: la Russia avrebbe restituito 1.300 persone ma ne detiene ancora 6.000
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato le dichiarazioni fatte da Joe Biden circa le condizioni per tornare al tavolo dei negoziati, e le giudica “impossibili”: «questo è quello che ha detto il presidente Biden: ha detto che i negoziati saranno possibili solo dopo che Putin avrà lasciato l’Ucraina. Ecco cosa ha detto. Ma questo è impossibile, l’operazione speciale continua per raggiungere i nostri obiettivi. Il presidente Putin era, è e rimane aperto ai negoziati con tutti».
In risposta, Zelensky ha mosso contro la chiesa ortodossa russa e ha firmato un decreto che impone misure economiche speciali e altre restrizioni alla chiesa in Ucraina vicina al Patriarcato di Mosca.
Putin a colloquio con Scholz
Putin ha avuto oggi un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Olaf Scholz durante il quale ha definito “distruttiva” la linea dei Paesi occidentali in Ucraina e ha descritto gli attacchi missilistici russi in Ucraina come “una risposta forzata e inevitabile agli attacchi provocatori di Kiev contro le infrastrutture civili russe, tra cui il ponte di Crimea e impianti energetici”.
Dal suo canto, Scholz ha esortato il presidente russo a ritirare le truppe per consentire una “soluzione diplomatica”. Secondo quanto riferito da Berlino, “il cancelliere ha condannato in particolare gli attacchi aerei russi sulle infrastrutture civili in Ucraina e ha sottolineato la determinazione della Germania a sostenere l’Ucraina nel garantire la sua capacità di difendersi dall’aggressione russa”.
Scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev
La Russia avrebbe restituito all’Ucraina 1.300 catturati dall’inizio del conflitto a oggi. Lo afferma il presidente Volodymyr Zelensky. «Non ci fermeremo fino a che tutta la nostra gente non avrà fatto ritorno», ha dichiarato il leader ucraino dopo uno scambio di 50 prigionieri con Mosca. Stando a quanto dichiarato dalle autorità russe alla Croce Rosse Internazionale, Mosca avrebbe ancora circa 6.000 prigionieri ucraini.
Il monito del Papa
Papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri della Ong “Leader pour la Paix” e ha lanciato un monito importante: «Usare le armi per risolvere i conflitti è segno di debolezza e di fragilità. Negoziare, procedere nella mediazione e avviare la conciliazione richiede coraggio. Il coraggio di non sentirsi superiori agli altri; il coraggio di affrontare le cause del conflitto, abbandonando interessi e disegni di egemonia; il coraggio di superare la categoria del nemico, per diventare costruttori della fraternità universale, che trova forza nelle diversità e unità nelle aspirazioni comuni a ogni persona. Ancor di più è richiesto il coraggio di lavorare insieme di fronte alla sfida degli ultimi che domandano non una pace teorica, ma speranza di vita. Costruire la pace significa allora avviare e sostenere processi di sviluppo per eliminare la povertà, sconfiggere la fame, garantire la salute e la cura, custodire la casa comune, promuovere i diritti fondamentali e superare le discriminazioni determinate dalla mobilità umana. Solo allora la pace diventerà sinonimo di dignità per ogni nostro fratello o sorella. Costruire la pace ci chiede di essere creativi, di superare, se necessario, gli schemi abituali delle relazioni internazionali, e nel contempo di contrastare quanti affidano alla guerra il compito di risolvere le controversie tra gli Stati e negli Stati, o addirittura pensano di realizzare con la forza le condizioni di giustizia necessarie alla coesistenza tra i popoli».
Sanna Marin in Australia
La premier finlandese Sanna Marin, in visita in Australia, ha incontrato il primo ministro di Canberra Anthony Albanese a Sidney e nel bilaterale si è toccato il tema dell’Ucraina: «devo essere molto onesta con voi, l’Europa non è abbastanza forte al momento, saremmo nei guai senza gli Usa che hanno dato molte armi e un grande aiuto finanziario e umanitario».
di: Alessia MALCAUS
FOTO: IMAGOECONOMICA