I due leader si sono incontrati alla Camera per fare il punto sulle priorità del nuovo Esecutivo

Questo pomeriggio Giorgia Meloni ha incontrato Matteo Salvini a Montecitorio per tracciare la linea della nuova alleanza di Governo. Un approccio riassunto in “grande collaborazione e unità di intenti“, come si legge nella nota congiunta rilasciata da Lega e FdI.

«Entrambi i leader hanno espresso soddisfazione per la fiducia data dagli italiani alla coalizione e hanno ribadito il grande senso di responsabilità che questo risultato comporta» si legge ancora nella nota. I due avrebbero anche abbozzato un programma di priorità e urgenze all’ordine del giorno.

Intanto, mentre si lavora per stilare la nuova squadra di Governo, si susseguono i riconoscimenti e le congratulazioni internazionali per la vittoria.

Ieri sera c’è stato un botta e risposta fra Meloni e Zelensky, con il presidente ucraino che ha rivolto alla leader un messaggio su Twitter: «congratulazioni a Giorgia Meloni e al suo partito per la vittoria alle elezioni. Apprezziamo il sostegno costante dell’Italia all’Ucraina nella lotta contro l’aggressione russa. Contiamo su una proficua collaborazione con il nuovo governo italiano».

Pronta la risposta di Meloni, sempre su Twitter: «caro Zelensky, sai che puoi contare sul nostro leale sostegno alla causa della libertà del popolo ucraino. Sii forte e mantieni salda la tua fede!».

In giornata arrivano anche gli auguri del presidente indiano Narendra Modi: «complimenti per aver guidato il suo partito alla vittoria nelle elezioni politiche italiane – scrive il capo dello Stato. – Auspichiamo di lavorare insieme per rafforzare i nostri legami».

Su Twitter la replica di Meloni: «grazie Narendra Modi! Sono pronta a collaborare con lei e con il suo governo per la stabilità internazionale e per tutte le altre sfide globali».

Anche il premier libico Fathi Bashagha, nominato dal Parlament, si è detto “pronto” a rilanciare una nuova stagione delle relazioni diplomatiche con l’Italia e con il centrodestra di Giorgia Meloni “partendo dal Trattato di amicizia” del 2008.

Lo ha confermato Hafed Gaddur, il ministro degli Esteri dell’esecutivo spacchettato fra Sirte e Bengasi, che prevede “un’ampia collaborazione in tutti i settori” e su diversi piani, da quello della sicurezza a quello politico, dalla sanità alla pubblica istruzione, passando per i “grandi progetti” infrastrutturali quai la superstrada che dovrebbe collegare il confine tunisino e quello egiziano attraversando l’intera costa della Libia.

SALVINI: SERVE QUALCUNO CHE TORNI A DIFENDERE I CONFINI

A proposito di totonomi, Matteo Salvini torna a incalzare seppur indirettamente l’alleata. Questa mattina il leader della Lega ha ricondiviso sulla sua pagina Facebook la notizia dello sbarco di 200 migranti in Calabria, commentando: «ci vuole qualcuno che torni a difendere e proteggere confini, leggi, forze dell’ordine e sicurezza in Italia. Qualche idea ce l’abbiamo» scrive strizzando l’occhio.

BOSSI ELETTO IN LOMBARDIA

Da quanto risulta dal sito internet Eligendo del ministero dell’Interno il fondatore della Lega Umberto Bossi sarebbe stato eletto. Un esito che darebbe ragione al leghista vicepresidente di Palazzo Madama Roberto Calderoli che sosteneva l’esclusione del Senatur frutto di un errore: «nell’attribuzione provvisoria dei seggi dei collegi plurinominali il ministero dell’Interno ha preso un granchio clamoroso. Non lo dico per contestarli, ma solo perché in autotutela, fino a quando il dato non diviene definitivo, possano ancora correggerlo. In base alla corretta applicazione della legge, se questo errore venisse corretto, allora Umberto Bossi tornerebbe in Parlamento. E comunque questa mia osservazione viene confermata tra l’altro dal verbale di domenica 4 marzo 2018 delle operazioni dell’ufficio elettorale nazionale della Cassazione, basta andare a vederlo».

Fonti del Viminale hanno sottolineato che a causa della legge elettorale che prevede calcoli piuttosto complicati è possibile che mutino i nomi degli eletti ai seggi proporzionali in alcuni collegi plurinominali, mentre le variazioni sono a saldo zero per i partiti. E per quanto riguarda i nomi pubblicati sul sito Eligendo si ricorda che sono da considerarsi “ufficiosi” in attesa del “timbro ufficiale” dell’ufficio elettorale centrale nazionale presso la Cassazione.

DONZELLI SULLE RIFORME: GUARDIAMO AL SEMIPRESIDENZIALISMO

Il coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli interviene su un tema già ampiamente battuto in campagna elettorale: quello delle riforme costituzionali.

«Il capo di Stato eletto dal popolo? Certo che ci piacerebbe, ma le riforme devono essere fatte possibilmente con dialogo tra tutti – spiega ai microfoni di Radio Capital. – Nessuno ha detto che è vecchia, ma solo che non è recente e va aggiornata. Quando siamo usciti dal fascismo c’era la preoccupazione di fare l’elezione diretta degli organi decisionali perché la democrazia era debole, appena nata. Ora la democrazia è matura in Italia, non ci sono pericoli, nonostante quelli che vengono sbandierati in campagna elettorale. Nessuno pensa che in Italia possa arrivare una dittatura scelta dal popolo. Ora si può puntare a un semipresidenzialismo alla francese, senza arrivare a un presidenzialismo come Stati Uniti e Israele».

CALENDA: L’ESECUTIVO NON DURERÀ PIÙ DI 6 MESI

Non si è ancora insediato il Governo ma Carlo Calenda non risparmia attacchi. Secondo il leader di Azione l’esecutivo “non sarà capace di governare e, secondo me, durerà quattro o al massimo 6 mesi perché è una coalizione super litigiosa, con una classe dirigente inesperta e incompetente“.

Per quanto riguarda il tema delle riforme, Calenda ribadisce il “dovere per tutti di partecipare e discutere” se Meloni dovesse proporre una bicamerale. «Poi io sono contrario al presidenzialismo, perché nel caos di questi anni Mattarella è stato il solo che ha tenuto unito il Paese» aggiunge.

LOLLOBRIGIDA: “RIVEDERE LA SOVRANITÀ DEL DIRITTO EUROPEO”

Intanto dal primo partito incoronato dalle elezioni arrivano le prime stilettate all’Europa. Il capogruppo uscente di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida ha dichiarato che “il principio della sovranità del diritto comunitario su quello nazionale è oggetto di dibattito anche in altri Paesi” e dunque “è un concetto che dovrebbe essere oggetto di riflessione“.

«La sovranità del diritto Ue va rivista – aggiunge. – Anche perché nessuno pensa più alla luce degli ultimi eventi, che l’Europa sia perfetta».

Sul tavolo del nuovo Governo anche il reddito di cittadinanza, un dossier che sarà affrontato insieme alla coalizione “ sulle tempistiche per non impattare le sacche di disagio che si sono create” ma che avrà un esito certo: l’abolizione. L’intenzione è quella di introdurre al suo posto “sostegni adeguati a chi non può lavorare“.

Ci sono poi questioni “prioritarie come il caro bollette” e come la legge di Bilancio, “la manovra più importante dell’anno” che “nasce dalla nota di aggiornamento del Def” (affrontata oggi in cdm), “per cui formalmente o meno ci sarà un confronto”.

Quanto al totoministri, il numero due di FdI ribadisce che “per governare non usiamo il bilancino e non guardiamo alle tessere di partito ma alla qualità

per governare non usiamo il bilancino e non guardiamo alle tessere di partito ma alla qualità”. I nomi circolati finora? Solo “chiacchere e proposte”, posto che “non ragioniamo mai partendo da veti con nell’ottica di trovare persone valide per tutti le posizioni”.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI