Il centro internazionale in Giordania rappresenta un caso di diplomazia scientifica emblematico in Medio Oriente

È oramai sotto gli occhi di tutti che negli ultimi decenni il Medio Oriente non sta vivendo in armonia”. Chi parla è il giordano Khaled Toukan, ingegnere nucleare, già ministro dell’Energia e della Pubblica Istruzione in precedenti governi e attualmente presidente dell’Agenzia atomica giordana. Toukan non passa certo inosservato, sia per la sua stazza che sfiora i due metri di altezza, sia per la sua caratura scientifica, rara in un Paese come la Giordania, dove la scienza non è mai stata una delle priorità di sviluppo.

Ma Toukan è soprattutto il direttore di SESAME, (Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in the Middle East, Luce al sincrotrone per la Scienza e applicazioni sperimentali in Medio Oriente), un centro internazionale situato pochi chilometri a Nord di Amman, in Giordania, in cui convergono ricercatori scientifici da tutta la regione. Il sincrotrone è un acceleratore circolare di particelle (in questo caso elettroni) che, grazie all’energia accumulata ad una velocità prossima a quella della luce, emettono fotoni. Questi, una volta inviati su un oggetto da esaminare, perdono una certa quantità della loro energia che si trasforma in luce con una frequenza che va dagli infrarossi ai raggi X. L’intensità di luce è tale che è possibile realizzare analisi sui materiali che con sorgenti convenzionali sarebbe impossibile ottenere.

Khaled Toukan. Foto di: Piergiorgio Pescali

Il sincrotrone di SESAME è l’unica macchina del genere presente in tutto il Medio Oriente ed è quindi logico che su di esso convergano gli studi di campo di innumerevoli istituti, università, centri di ricerca dall’Iran a Israele, dalla Turchia a Cipro, dagli Emirati Arabi all’Arabia Saudita. Proprio in questa focalizzazione sta la particolarità e l’importanza di SESAME e il motivo per cui, negli anni Novanta del secolo scorso, è stata concepita la sua fondazione nei laboratori di fisica europei.

Fu infatti un gruppo di scienziati, tra cui spiccano i nomi dell’italiano Sergio Fubini e dell’allora direttore del CERN, Herwig Schopper, che, seguendo la visionaria idea del fisico israeliano dell’Università ebraica di Gerusalemme, Eliezer Rabinovici, iniziarono a sondare la possibilità di creare un centro di ricerca multiculturale. La traccia lanciata da Rabinovici era quella di utilizzare la scienza per avvicinare due Paesi che allora erano ai ferri corti: Israele ed Egitto. 
In poco tempo si riuscì a raccogliere abbastanza denaro per fondare un centro di ricerca e la Germania si offrì di donare un sincrotrone che era in fase di smantellamento: BESSY (Berliner Elektronenspeicherring-Gesellschaft für Synchrotronstrahlung).

Il fisico italiano Andrea Lausi, direttore scientifico di SESAME, ricorda come quella decisione fosse stata vista, specialmente negli ambienti europei, come altamente simbolica: “BESSY veniva smantellato da una città, Berlino, che era stata teatro di distruzione e di divisione, ma che era riuscita a riscattarsi grazie alla pace, al dialogo e alla riunificazione. Ora veniva trasferito in una regione, il Medio Oriente, che, al pari dell’Europa degli anni Settanta e Ottanta, è divisa e in cui la diplomazia politica fa fatica a parlarsi”.

Andrea Lausi. Foto di: Piergiorgio Pescali

La grande intuizione di Schopper, Fubini e Rabinovici fu proprio quella di lasciare che la ricerca aiutasse la politica. Un caso di diplomazia scientifica che ancora oggi rimane un caso emblematico in Medio Oriente. SESAME, infatti, raggruppa 8 Stati membri, alcuni dei quali non hanno alcuna relazione diplomatica come Cipro e Turchia, ma anche Israele, Iran, Autorità Palestinese, Pakistan, Egitto, Giordania. «Nonostante tutti i conflitti che sono sorti e che continuano ad esistere in Medio Oriente, SESAME continua ad essere un luogo di pace», afferma Khaled Toukan aggiungendo che “nelle riunioni semestrali, tutti i rappresentanti degli Stati membri sono sempre intervenuti”. 

Il tipo di ricerca legata ai sincrotroni è però diversa da quella, ad esempio, che si svolge al CERN. Andrea Lausi lo spiega molto chiaramente: «al CERN ci sono pochi esperimenti che richiedono grandi numeri di fisici, tecnici, ingegneri. Qui siamo ancora nel mondo universitario e dei laboratori. C’è sì una grande macchina, ma attaccati alla macchina ci sono dei laboratori che vivono della stessa vita sociale di ogni laboratorio universitario. A SESAME si svolgono progetti che durano al massimo tre anni e sono condotti da piccoli gruppi di tre, quattro persone esattamente come in laboratorio. Non abbiamo quindi molte interazioni a livello di ricerca fine a sé stessi, non vi sono progetti multinazionali». SESAME rimane dunque più un simbolo di speranza, che di quotidiana interazione multiculturale. 

Foto di: Piergiorgio Pescali

Del resto, molti ricercatori vedono il modello di diplomazia scientifica affibbiato a SESAME come un pericolo alla ricerca pura. La paura è che il lavoro e i risultati ottenuti dal sincrotrone in Giordania vengano messi in ombra dalla fama di scambi internazionali di cui si è circondato il centro. Khaled Toukan non nasconde le difficoltà dell’istituzione che dirige: «l’appoggio a SESAME proviene più dai Paesi dell’Unione europea che dagli stessi Stati per cui è stato fondato. Le difficoltà finanziarie sono parecchie e le nazioni che potrebbero essere interessate a entrare nel gruppo e finanziare l’istituto, come Arabia Saudita o Emirati Arabi, sono molto caute a causa delle tensioni attuali». 

Andrea Lausi però è ottimista: il suo sogno è quello di ridare vigore allo spirito dei fondatori, continuare, cioè, il progetto di Cultural Heritage che era di Fubini, Schopper e Rabinovici. «Il futuro di SESAME è quello di restituire ad altri ciò che ci è stato dato dall’Europa. Il sogno, a cui stiamo lavorando, è quello di creare un centro di educazione e di addestramento per l’Africa Light Source Foundation, un gruppo creato da fisici africani che ha come obiettivo quello di creare un sincrotrone in Africa. Abbiamo anche occhi sull’Asia Centrale, altra regione che ha capitale intellettuale capace di costruire e sviluppare un sincrotrone, ma che ancora non ha costruito la macchina», afferma Lausi, la cui intenzione è semplice e ha una logica progressista: “facciamo vedere che il Sud può aiutare il Sud”.

di: Piergiorgio PESCALI

FOTO: PIERGIORGIO PESCALI