Il boss è stato ricoverato nell’ospedale de L’Aquila
Si sono aggravate le condizioni di salute di Matteo Messina Denaro, detenuto in regime di 41 Bis nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila. Il boss è stato ricoverato nell’ospedale San Salvatore del capoluogo abruzzese. È stato stato trasferito dal carcere nel reparto di Chirurgia, provvisto imponenti misure di sicurezza.
Messina Denaro è affetto da tumore e sin dal giorno dell’arresto è in cura all’interno del carcere dove è stata allestita una stanza per la chemioterapia.
Il suo legale aveva chiarito nelle scorse ore che “serve un ricovero in ospedale”. «Ormai Messina Denaro non mangia più, ha difficoltà anche a bere, ha bisogno di un ricovero urgente perché ha bisogno di flebo per essere alimentato. La sua situazione non è più gestibile dalla struttura nella quale è rinchiuso in regime di 41bis». Nelle scorse settimane Messina Denaro aveva subito un piccolo intervento per problemi urologici, rientrando però in giornata nell’istituto di pena.
Il verbale dell’interrogatorio
È stato diffuso il verbale dell’interrogatorio con i pm di Palermo Maurizio De Lucia e Paolo Guido, tenutosi subito dopo l’arresto, avvenuto il 16 gennaio scorso. «Non mi farò mai pentito» aveva dichiarato il boss in quell’occasione. Messina Denaro ha negato di ver commesso stragi, omicidi e di aver trafficato droga ma ha ammesso di aver avuto una corrispondenza con il boss Bernardo Provenzano.
«Non voglio fare il superuomo e nemmeno l’arrogante, voi mi avete preso per la mia malattia» ha dichiarato il capomafia, sostenendo di aver rinunciato alla tecnologia fino a quando è stato possibile perché sarebbe stato il suo punto debole ma, poi, ha ceduto.
Messina Denaro ha raccontato, inoltre, il cambiamento nella gestione della latitanza dopo aver scoperto della malattia facendo riferimento al proverbio ebraico “Se vuoi nascondere un albero piantalo in una foresta”.
«Ora che ho la malattia e non posso stare più fuori e debbo ritornare qua, allora mi metto a fare una vita da albero piantato in mezzo alla foresta, allora se voi dovete arrestare tutte le persone che hanno avuto a che fare con me a Campobello, penso che dovete arrestare da due a tremila persone: di questo si tratta. A Campobello mi sono creato un’altra identità: Francesco. Giocavo a poker, mangiavo al ristorante, andavo a giocare» ha dichiarando il boss sostenendo che pochi erano a conoscenza della sua vera identità.
«Io mi sento uomo d’onore ma non come mafioso. Cosa nostra la conosco dai giornali. La mia vita non è stata sedentaria, è stata una vita molto avventurosa, movimentata» ha dichiarato, ammettendo la latitanza e di aver comprato una pistola, ma di non averla mai usata.
«Una cosa fatemela dire. Forse è la cosa a cui tengo di più. Io non sono un santo…ma con l’omicidio del bambino non c’entro» ha dichiarato Messina Denaro in riferimento all’omicidio del 12enne Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito e collaboratore di giustizia Santino, rapito e sciolto nell’acido nel 1996.
di: Micaela FERRARO
aggiornamenti di: Francesca LASI
FOTO: ANSA