Numerose vertenze hanno portato a cambiamenti che potrebbero essere radicali in materia di legge sul lavoro
I sindacati australiani si stanno battendo per ottenere il diritto universale e perpetuo allo smart working. Il dibattito del lavoro da remoto ha avuto un’impennata a seguito della pandemia da Covid-19 trovando due forti schieramenti tra chi lo ama e chi lo odia.
Ad esempio tra i detrattori del lavoro da remoto spiccano Jamie Dimon(a.d. della multinazionale di servizi finanziari JP Morgan Chase) o Elon Musk (a capo di Tesla e Twitter) sono giunti alle minacciare di licenziare quanti lavorassero da remoto senza preoccuparsi delle situazioni personali dei singoli tra cui lavoratori fragili o con disabilità motorie. Tra i sostenitori, invece, c’è la gran parte dei lavoratori che vede nella possibilità di lavorare da remoto una gestione più facile del tempo e dello spazio. Queste due visioni così agli antipodi sono arrivate al tribunale australiano e sul tavolo del governo.
I lavoratori della Commonwealth bank of Australia hanno denunciato la banca per il rifiuto di concedere lo smart working per metà delle ore lavorative (la banca ha dovuto cedere e accontentare i dipendenti) e parimenti i lavoratori della National Australia bank hanno chiesto l’intervento dei sindacati per lottare contro la decisone dell’a.d. di mettere fine allo smart working, grazie ai sindacati i lavoratori hanno ottenuto nuovamente la possibilità del lavoro a distanza e sono stati limitati i motivi del rifiuto delle richieste di smart workig.
Anche i sindacalisti degli impiegati della pubblica amministrazione hanno dovuto lottare per ottenere lo smart working illimitato per 120 mila dipendenti pubblici. Queste vertenze potrebbero dunque portare a un cambiamento radicale delle leggi in materia di lavoro, in Australia.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: PIXABAY