Il comune di Anghiari non aveva riconosciuto lo status di madre a Luisa, madre intenzionale e biologica ma non partoriente. I giudici: c’è vuoto normativo

I figli gemelli di Luisa e Federica avranno una sola madre, quella “biologica”. A deciderlo è il Tribunale di Arezzo che ha respinto il ricorso presentato dalla coppia di donne omosessuali di Anghiari, legate da unione civile, che chiedeva l’estensione dello status di madre anche a Luisa, di fatto “madre biologica”.

I gemelli sono nati lo scorso 14 giugno all’ospedale San Donato di Arezzo. A partorirli è stata Federica dopo che la coppia si era rivolta a una Clinica per la procreazione assistita in Spagna dove Luisa si è sottoposta alla fecondazione artificiale eterologa. Per motivi medici gli embrioni sono stati poi trasferiti nell’utero della compagna.

Al momento della nascita l’ufficiale di Stato civile del comune di residenza della coppia si è rifiutato di rettificare l’atto di nascita dei bambini con l’integrazione del cognome della madre intenzionale accanto a quello della madre partoriente. La compagna, che sarebbe la madre biologica in quanto suoi gli ovociti fecondati, non può riconoscerli. 

La decisione del tribunale aretino si baserebbe sulla legge 40 del 2004 che vieta il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. Pur comprendendo la richiesta della coppia dal punto di vista umano, scrivono le giudici della sezione civile, del “concreto rapporto genitoriale non solo intenzionale ed affettivo ma anche biologico tra i minori ed entrambe le ricorrenti”, “l’esigenza di tutela dell’interesse dei minori, allo stato della legislazione vigente, non può legittimare il tribunale a sostituire le proprie valutazioni con quelle spettanti esclusivamente al legislatore”. 

«Il tribunale si è reso conto che c’è uno spazio vuoto da colmare a livello normativo che orienti le decisioni dei tribunali italiani rispetto a quanto di nuovo avviene nella società sul delicato tema della genitorialità ma è ovvio che non spetta al tribunale farlo. Ora dovremo attivarci per raccontare la storia delle due mamme e capire se ci sono davvero spazi per ribaltare questa situazione», ha commentato l’avvocato che ha assistito le due donne, Ramona Borri.

di: Alessia MALCAUS

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