Il socialista ha ottenuto la fiducia con 179 voti a favore, è la terza volta che viene eletto presidente
Pedro Sanchez è stato eletto per la terza volta presidente del Governo spagnolo.
Questo ha provocato una nuova ondata di proteste in tutta la Spagna. Sabato notte cinque persone hanno dovuto ricorrere a cure mediche dopo aver preso parte alla manifestazione sotto il quartier generale del Psoe contro l’amnistia agli indipendentisti.
Nella serata di venerdì un’altra manifestazione di fronte alla sede nazionale del Partito Socialista spagnolo è sfociata in tafferugli e cariche della polizia. Sono state arrestate 7 persone. Tra i manifestanti c’era anche il deputato di Vox, Javier Ortega Smith, che su X ha poi definito le persone scese in piazza “coraggiosi giovani patrioti”.
L’elezione di Sanchez
Il socialista ha ottenuto la nomina con 179 voti a favore e 171 contrari dopo gli accordi siglati con gli indipendentisti.
Il voto conferma l’intesa sull’amnistia tra il Psoe, partito di Sanchez, e questi ultimi.
A favore hanno votato: il Psoe, la coalizione di sinistra Sumar, i partiti indipendentisti catalani Erc e Junts, quelli baschi Bildu e Pnv, il partito galiziano Bng e quello delle Canarie CC.
Contrari invece i popolari, i deputati della destra estrema di Vox e il partito navarro.
Le polemiche sull’accordo e la difesa di Sanchez
Il leader socialista ha parlato ieri davanti ai deputati mentre intorno al Congresso erano 1600 gli agenti schierati per evitare che le proteste degli ultimi giorni contro l’accordo con gli indipendentisti catalani si trasformassero in guerra urbana.
Sanchez ha difeso l’amnistia concessa agli indipendentisti per aver garantito l’appoggio per la formazione del suo nuovo governo. Sostiene il leader socialista che “in nome della Spagna” e degli “interessi della Spagna e della concordia” sarà concessa “l’amnistia alle persone” perseguite per la tentata secessione della Catalogna. Sanchez si dice convinto che con l’amnistia si potrà “superare la frattura” con la Regione.
Passa poi agli esteri, spiegando che il primo impegno se otterrà la fiducia al Congresso sarà rivolto al riconoscimento dello Stato palestinese in Europa e al cessate il fuoco a Gaza. Sanchez ha sottolineato di essere al fianco di “Israele nella risposta all’attentato terrorista di Hamas, vogliamo l’immediata liberazione degli ostaggi, ma respingiamo l’uccisione indiscriminata dei palestinesi” e ha riproposto la possibilità di ospitare una conferenza di pace.
Sanchez ha poi toccato un altro punto importante nel suo discorso, ovvero il rapporto del difensore civico spagnolo che ha stimato 400mila vittime di abusi negli ambienti della Chiesa cattolica e ha annunciato che la Chiesa sarà “sollecitata” a riconoscere risarcire le vittime. Inoltre ha reso nota l’intenzione di creare “un fondo statale per risarcire le vittime“.
Durante la sessione di investitura di Sanchez al Congresso dei deputati il leader di Vox Santiago Abascal ha accusato il segretario del PSOE di “cercare di rovesciare l’ordine costituzionale e di preparare un colpo di Stato in collusione con le minoranze separatiste”. Polemiche in aula: la presidente del Congresso Francina Armengol ha chiesto ad Abascal di ritirare l’accusa di golpe, ma il leader di Vox non ha voluto. «Ho diritto a dire che è un colpo di stato» ha dichiarato Abascal, sostenendo che la legge di amnistia è “incostituzionale”.
di: Flavia DELL’ERTOLE
aggiornamenti: Francesca LASI e Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/EPA/JUAN CARLOS HIDALGO