Domani saranno presenti il Papa e Giorgia Meloni. Sono intervenuti Gualtieri, Valditara, Roccella e Giorgetti
È iniziato a Roma all’Auditorium della Conciliazione, da circa due giorni la terza edizione degli Stati Generali della Natalità, a cui domani, venerdì 12 maggio, parteciperanno anche Papa Francesco e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato per l’occasione un messaggio al presidente del Forum delle associazioni familiari Aps Gianluigi De Palo, ricordando che “alle istituzioni compete la responsabilità di attuare politiche attive che permettano alle giovani coppie di realizzare il loro progetto di vita, superando le difficoltà di carattere materiale e di accesso ai servizi che rendono ardua la strada della genitorialità”.
«Si tratta di una puntuale prescrizione della Costituzione che all’articolo 31 richiama la Repubblica ad agevolare con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo alle famiglie numerose. Proteggendo la maternità, l’infanzia, la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. La coesione sociale del Paese si misura sulla capacità di dare un futuro alle giovani generazioni creando un clima di fiducia. Politiche abitative, fiscali e sociali appropriate, conciliare l’equilibrio tra vita e lavoro sono questioni fondamentali per lo sviluppo delle famiglie», ha detto Mattarella.
Anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto: «dati alla mano vediamo quale impatto il futuro demografico avrà sulla scuola e sull’istruzione per il prossimo decennio. Il quadro è effettivamente allarmante – continua -. Fra 10 anni dagli odierni 7,4 milioni di studenti, dato del 2021, nell’anno scolastico 2033/34 si scenderà a poco più di 6 milioni, ad ondate di 110/120mila ragazzi in meno ogni anno. Se continuerà il calo delle nascite l’organico docente che è una variabile dipendente degli studenti rischierebbe di passare dalle attuali oltre 684mila cattedre a circa 558mila nel 2033/34. Una riduzione di 10/12mila posti di lavoro ogni anno, ma dobbiamo dare risposte su questo tema».
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha poi commentato così: «la natalità è un tema importante che desta preoccupazione per dei numeri che continuano ad essere negativi e preoccupanti. Numeri che danno un senso di choc la natalità è il tema meno di parte che esiste: se c’è qualcosa che unisce tutti deve essere la consapevolezza che il calo delle nascite è il grande problema del Paese. Quella della natalità, è una sfida centrale per il nostro presente e futuro: se ci sono meno bambini una società sarà meno in grado di guardare al domani».
Facendo poi riferimento alla capitale, dice: «siamo in pieno inverno demografico a Roma. Nel 2008 erano nati 27mila bambini mentre nel 2021 siamo sotto i 18mila e se guardiamo alle previsioni nel 2022 si arriverà intorno ai 16 mila nuovi nati».
L’apertura agli Stati Generali è stata fatta dalla ministra alla Famiglia, alla Natalità e alla Pari Opportunità, Eugenia Roccella: «abbiamo bisogno di una vera rivoluzione culturale, di un cambiamento significativo per quanto riguarda la genitorialità. Siamo di fronte a un mondo diverso da quello dei nostri padri e anche dal nostro, ed è su questo che dobbiamo misurarci, perché non vogliamo tornare indietro, ma andare avanti. Noi abbiamo in campo un provvedimento di accompagnamento alla maternità insieme al ministero della Salute che sarà pronto prima dell’estate».
«C’è l’esigenza primaria di conciliare il lavoro femminile con la maternità. Perché tutte le indagini sono concordi nel dire che le donne italiane desiderano fare figli, in prevalenza due – ha continuato Roccella -. Se questo desiderio non si realizza, perché non ne fanno nessuno o ne fanno uno e tardi, è perché si sentono poste di fronte all’alternativa tra la realizzazione professionale e il diventare madri. Senza nulla togliere al ruolo fondamentale dei padri, ma considerando l’impegno che un figlio rappresenta per la madre non foss’altro che per la gravidanza, il parto e l’allattamento al seno, bisogna costruire ambienti lavorativi che sappiano accogliere la maternità, plasmarsi su di essa, non sfavorirla. Perché dire che mamma e papà sono entrambi importanti è ovvio. Ma dobbiamo prendere atto che sono le madri a dimettersi dal lavoro dopo la nascita di un figlio, sono le madri a usufruire dei congedi parentali a cui entrambi i genitori avrebbero diritto, sono le donne che pagano il prezzo della maternità, senza nemmeno il contrappeso del riconoscimento sociale».
Anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è intervenuto: «credo che vada ribadito con forza che il sistema economico è strettamente correlato al fenomeno. C’è anche la possibilità di quantificare in qualche modo un modo quello che è l’impatto: da qui al 2042 con gli attuali tassi di fecondità il nostro Paese rischia di perdere per strada percentuali del Pil impressionanti, pari al 18%. Questo è un primo dato da cui partire».
di: Alice GEMMA
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