Trovato vivo bambino dopo 80 ore sotto le macerie. Nella Siria dei ribelli arriva il primo convoglio di aiuti. Onu: “aiuti non siano politicizzati”

Il bilancio ufficiale dei morti nel terremoto che il 6 febbraio ha colpito la Turchia e la Siria ha raggiunto quota 21mila, secondo gli ultimi aggiornamenti.

Funzionari e medici hanno annunciato che17.674 persone sono morte in Turchia e 3.377 in Siria, portando il totale delle vittime confermate a 21.051.

Il terremoto provocata dal terremoto del 6 febbraio tra Turchia e Siria ha provocato una deformazione, ossia una spaccatura che si estende per 300 km lungo la faglia est anatolica.

Tra le ultime vittime accertate c’è anche un cittadino australiano, il primo: il suo corpo è stato trovato tra le macerie di un edificio nella provincia meridionale di Hatay. L’uomo, Can Pahali, era in vacanza. A ritrovarlo è stato un parente venuto dalla Germania.

Ad Antakya, invece, i soccorritori sono riusciti a estrarre dalle macerie una ragazzina ancora viva, dopo due ore ha visto la luce anche il padre. Anche a Diyarbakir nelle prime ore del mattino i soccorritori hanno liberato una donna ferita da un edificio crollato, ma hanno trovato i cadaveri di tre persone accanto a lei.

Sempre ad Hatay, nel distretto di Akevler, una madre e il figlio sono stati tratti in salvo dopo 70 ore passate sotto le macerie. «È un miracolo. Come si possono spiegare questi sentimenti, dopo le voci da sotto le macerie, ci siamo subito diretti lì con la nostra squadra e, per fortuna, li abbiamo tirati fuori», ha scritto sui social il vicesindaco di Yalova Mustafa Tutuk che ha partecipato alle operazioni.

Miracolo anche per un bambino ritrovato vivo dopo 80 ore sotto le macerie. Il piccolo era rimasto sepolto dai calcinacci di un palazzo di quattro piani nel distretto di Elbistan di Kahramanmaras, epicentro della scossa.

È ormai una lotta contro il tempo.

Dagli Usa 85 milioni di dollari in aiuti

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere che attraverso l’agenzia allo sviluppo, Usaid, forniranno 85 milioni di dollari in assistenza umanitaria urgente alla Turchia e alla Siria colpite dai terremoti del 6 febbraio. Il Disaster Assistance Response Team (Dart)di Usaid ha informato tramite una nota che nota che è attualmente operativo nei pressi di Adiyaman, Adana e Ankara con circa 200 persone, compresi esperti in materia di disastri naturali, 159 membri del team di ricerca e soccorso e 12 cani.

Governo italiano dichiara stato d’emergenza estero

Nella seduta del 9 febbraio il Governo ha approvato la proposta del ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, di dichiarare lo stato di emergenza per interventi all’estero “in ragione dell’ eccezionale sisma che ha colpito la Turchia e la Siria, che si manifesta come il più tragico evento di questo tipo a livello mondiale negli ultimi decenni, per le migliaia di vittime che ha causato, per l’alto numero feriti, dispersi e sfollati, oltre che per il numero di edifici pubblici e privati distrutti”.

Per gli interventi urgenti di soccorso assistenza alla popolazione sono stati stanziati 11 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali.

Tajani: all’appello mancano 7 italiani

Non solo Angelo Zen nell’elenco degli italiani potenzialmente coinvolti dal terremoto. Lo ha confermato il ministro degli Esteri Tajani, secondo cui “purtroppo mancano all’appello ancora 7 connazionali“. Ad “Angelo Zen, il primo rintracciato che non rispondeva a nostre chiamate“, si aggiunge anche “una famiglia di origini siriane con cittadinanza italiana, tre maggiorenni e tre minorenni di cui non si hanno più notizie“.

«Siamo in contatto con le famiglie e i vigili del fuoco stanno facendo tutto il possibile» assicura il titolare della Farnesina in conferenza stampa con Crosetto e i ministri britannici della Difesa, Ben Wallace, e degli Esteri James Cleverly.

Guterres chiede unità

Il segretario dell’Onu Antonio Guterres ha chiesto unità a livello internazionale: «questo è il momento dell’unità, non di politicizzazioni o divisioni, è il momento di fornire un enorme supporto. Il capo Affari Umanitari, Griffiths, si recherà nelle aree colpite dal sisma questo fine settimana. È già in Turchia e visiterà Gaziantep, Aleppo e Damasco per valutare le esigenze. Per fornire assistenza abbiamo bisogno di accesso e risorse. Abbiamo rilasciato 25mln dollari dal Fondo risposta emergenze».

Ripristinato Twitter

Le autorità turche hanno ripristinato Twitter dopo lo stop indetto ieri a causa delle proteste.

Verso una Conferenza dei donatori

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato che l’Unione Europea organizzerà a marzo a Bruxelles una Conferenza dei donatori per raccogliere fondi per la ricostruzione di Turchia e Siria.

La priorità della Ue, ha spiegato, adesso “è di lavorare contro il tempo per salvare più vite possibile mentre molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie“.

Fitch prova a stimare i danni, 4 miliardi

Nonostante la situazione in continua evoluzione renda complesso fare una stima oggettiva dei danni provocati dal terremoto, l’agenzia di rating Fitch ha dichiarato che probabilmente le perdite supereranno i due miliardi di dollari e “potrebbero raggiungere i quattro miliardi di dollari“.

Aiuti alla Siria. Il Governo chiede lo stop delle sanzioni

Secondo i programmi oggi dovrebbe arrivare in Siria il primo convoglio umanitario delle Nazioni Unite per fronteggiare l’emergenza. Ieri sono stati aperti tre valichi alla frontiera con la Turchia, quello di Bab as Salama, Bab al Rai e Bab al Hawa, ma nessun carico umanitario li ha attraversati.

L’Onu, dal canto suo, ha ribadito la necessità di non politicizzare gli aiuti di emergenza al Paese. Il convoglio, composto da 6 automezzi, dovrebbe entrare in Siria nord-occidentale intorno alle 12:00 ora locale, per distribuire parte degli aiuti che erano già stati organizzati prima dei terremoti e la cui consegna è stata sospesa a causa alla tragedia. Lo riferisce una fonte del convoglio che ha chiesto l’anonimato. 

Nella tarda mattinata di giovedì un funzionario del valico di frontiera di Bab al-Hawa ha confermato l’arrivo del primo convoglio di aiuti destinato anche alle aree controllate dai ribelli. È il primo a raggiungere queste zone dopo il terremoto, nonostante l’apertura dei valichi risalga a ieri. Gli aiuti, ha ribadito ancora una volta l’Onu, “non devono essere politicizzati“.

Intanto dalla Siria arriva la richiesta che le sanzioni internazionali contro il Governo, in vigore dallo scoppio del conflitto 12 anni fa, vengano fermate perché “limitano fortemente l’accesso e la circolazione delle risorse materiali e finanziarie del Paese”.

Crolla la diga a Salqeen, villaggio sommerso

In Siria nella città di Salqeen, vicino al confine turco, è crollata una diga dopo il sisma e il villaggio di Al-Tlul, controllato dagli oppositori di Damasco, è stato sommerso.

di: Alessia MALCAUS

aggiornamento di: Marianna MANCINI e Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/ ASL TOSCANA SUD EST