Ministro Esteri con Borrell: “siamo un porto di stabilità”. Appello attivisti a manifestare in massa contro il regime

Il ministro degli Esteri, Hossein Amirabdollahian, in una conversazione telefonica avuta ieri sera con l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue, Josep Borrell, in riferimento alla reazione dei Paesi occidentali alla dura repressione delle proteste in Iran per la morte di Mahsa Amini, ha affermato che “la reazione di alcuni funzionari occidentali è solo un pretesto da usare contro l’Iran”.

«L’Iran non è il Paese delle rivoluzioni di velluto, ma è un porto di stabilità e sicurezza perché la Repubblica islamica gode di un forte sostegno da parte della democrazia e del popolo. I Paesi europei dovrebbero avere un approccio realistico alla questione poiché consideriamo un quadro più ampio di cooperazione con l’Unione Europea», ha dichiarato Amirabdollahian, citato dall’agenzia Irna.

Iraniani in Cile bruciano i loro passaporti

Alcuni manifestanti si sono radunati fuori dall’ambasciata iraniana a Santiago per far sentire anche la loro voce in merito alle proteste per la scomparsa di Amini.

I presenti hanno bruciato i loro passaporti iraniani oltre a segnare le pareti esterne della struttura con i palmi delle mani dipinti di rosso color sangue.

Appello attivisti a manifestare in massa contro il regime

Intanto nel Paese gli attivisti iraniani hanno lanciato un appello a scendere nuovamente in strada e a manifestare in massa a sostegno di Mahsa Amini.

Nonostante il divieto di accesso ai servizi Internet e alle piattaforme come Instagram e WhatsApp, gli attivisti sono riusciti a lanciare un appello online sotto lo slogan è “l’inizio della fine!”.

«Dobbiamo essere presenti nelle piazze, perché la migliore VPN di questi tempi è la strada», hanno dichiarato, riferendosi alle reti private virtuali utilizzate per aggirare le restrizioni di Internet.

di: Federico ANTONOPULO

FOTO: EPA/ABEDIN TAHERKENAREH