Probabilmente l’uomo ha tagliato le sbarre della finestra della propria cella. Si sospetta l’aiuto di un drone

Nella notte del 25 settembre, un detenuto di origini albanesi che aveva davanti una lunga pena da scontare è evaso dal carcere di Teramo.

Si sospetta che il detenuto sia stato aiutato mediante un drone. Tramite questo strumento, gli sono probabilmente stati consegnati gli strumenti utilizzati per tagliare le sbarre prima di superare il muro di cinta. Nel carcere di Teramo sono in corso lavori di manutenzione, pertanto l’impianto di controllo del sistema anti-scavalcamento non è funzionante.

A comunicarlo è stato Gennarino De Fazio, il leader del sindacato Uilpa Polizia penitenziaria, esponendo in una nota: “da quanto si apprende, probabilmente avvalendosi di un filo d’angelo, avrebbe tagliato le sbarre della finestra della propria cella posta al terzo piano dell’edificio per poi calarsi mediante una corda e darsi alla fuga”.

«Ci sarà tempo e modo per approfondire la dinamica, ancora incerta per le notizie frammentarie che pervengono, ma di certo questo è l’ennesimo episodio che mette a nudo il fallimento totale di carceri colabrodo che non assolvono minimamente alla loro funzione. Per fortuna, non ci sarebbero stati feriti, diversamente da quanto è accaduto solo giovedì scorso con la fuga di un altro detenuto dall’ospedale San Paolo di Milano, ma non comprendiamo cos’altro debba accadere perché il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il Governo Meloni prendano atto della divampante emergenza penitenziaria e agiscano di conseguenza con atti tangibili e concreti», ha osservato De Fazio.

Il sindacalista ha continuato: «un decreto carceri che, con procedure accelerate, consenta urgentissime assunzioni straordinarie nel Corpo di polizia penitenziaria, mancante di 18mila unità, la dotazione di adeguati equipaggiamenti e tecnologie e il deflazionamento della densità detentiva, nonché, parallelamente, un legge delega per riforme complessive e strutturali del sistema d’esecuzione penale, particolarmente quello inframurario, che reingegnerizzino il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e riorganizzino il Corpo di polizia penitenziaria». 

di: Alice GEMMA

FOTO: PIXABAY