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Kiev non starebbe rispettando il cessate il fuoco, denuncia la proclamata Repubblica Popolare del Donetsk

È iniziata alle 12 di oggi la tregua in Ucraina concessa e annunciata dal Cremlino in occasione del Natale ortodosso. Per gli Stati Uniti, tuttavia, di tratta di una tregua “cinica“, il tentativo di Putin di “guadagnare una boccata di ossigeno“. A parlare è il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ned Price: «non c’è parola che possa descrivere meglio la proposta di tregua che “cinica”. La nostra preoccupazione è che i russi cerchino di sfruttare ogni pausa temporanea nei combattimenti per riposarsi, riprendersi, riorganizzarsi e, alla fine, ri-attaccare». Simili parole sono state usate dal presidente Joe Biden.

Un’opinione condivisa anche dal presidente ucraino Zelensky che nel suo videomessaggio ha dichiarato: «le autorità russe vogliono usare il Natale come copertura per fermare l’avanzata dei nostri ragazzi nel Donbass, anche solo per un po’, e portare attrezzature, munizioni e mobilitarsi più vicino alle nostre posizioni. Questo porterà solo un altro aumento del numero delle vittime. Tutti nel mondo sanno come il Cremlino usa le pause della guerra per continuare la guerra con rinnovato vigore. La guerra finirà quando i soldati russi se ne andranno o li cacceremo».

Ricalca le sue parole il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. «La tregua per il Natale ortodosso in Ucraina è una ipocrisia. La Russia deve lasciare i territori occupati, solo allora avrà una “tregua temporanea”», si legge su Twitter.

Sulla stessa scia anche i commenti dell’Ue. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha scritto in un tweet: «l’annuncio di un cessate il fuoco unilaterale da parte di Putin è falso e ipocrita, quanto le annessioni illegali e grottesche e i referendum che le accompagnano. C’è un aggressore: il Cremlino. E una vittima: il popolo ucraino. Il ritiro delle truppe russe è l’unica opzione seria per ripristinare la pace e la sicurezza».

Notizie dal fronte

Nonostante l’avvicinarsi della tregua, denuncia Kiev, le forze russe avrebbero continuato a bombardare per tutta la notte con l’artiglieria pesante le comunità di Marhanetska e di Chervonohryhorivka, nei pressi di Nikopol, nell’oblast ucraino di Dnipropetrovsk.

Le stesse forze ucraine, come riporta la Tass citando la missione della cosiddetta Repubblica Popolare del Donetsk presso il Centro congiunto di Controllo e Coordinamento sui crimini di guerra ucraini, avrebbe sparato alcuni colpi di artiglieria da 155 mm in dotazione alla Nato contro l’area di Donetsk per tre volte subito dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco unilaterale.

Lo ribadisce anche il ministero della Difesa russo che, citato dalla Tass, segnala nel Donbass quattro bombardamenti da mortaio nell’area di Krasnolimansky, nella regione di Donetsk, e tre di artiglieria nella zona di Belogorovka, nel Lugansk. 8 attacchi di artiglieria sono invece riportati a Novopavlovka, nella regione di Zaporizhzhia, con una risposta russa che, dice la fonte, ha eliminato le postazioni ucraine che avevano compiuto i bombardamenti.

Blinken: nuove sanzioni Usa per l’Iran

Il segretario di Stato americano Blinken ha reso noto che gli Usa attueranno nuove sanzioni contro il settore della difesa iraniano. A essere colpite 7 personalità di spicco di Qods Aviation Industries e dell’Iran’s Aerospace Industries Organization, che si occupano rispettivamente di produrre droni e supervisionare programmi di missili balistici.

«Il sostegno militare del regime iraniano alla Russia non solo alimenta il conflitto in Ucraina, ma ha anche portato a violazioni della risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite» scrive Blinken in una nota.

Nuovi aiuti in arrivo

Intanto i partner occidentali dell’Ucraina annunciano l’invio di nuovi aiuti. Il cancelliere tedesco Scholz e il presidente americano Biden si sarebbero accordati per rifornire Kiev con pazner: la Germania fornirà quelli tipo Marder, mentre gli Usa quelli Bradley.

Durante un colloquio telefonico tra i due capi di Stato, come riferisce un comunicato congiunto, il presidente americano e il cancelliere tedesco “hanno ribadito il loro sostegno all’indipendenza, all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina” e “hanno ribadito la loro incrollabile solidarietà all’Ucraina e al popolo ucraino di fronte all’aggressione scatenata dalla Federazione russa”. “Il presidente Biden e il cancelliere Scholz hanno espresso la loro comune determinazione a fornire all’Ucraina il necessario sostegno finanziario, umanitario, militare e diplomatico per tutto il tempo necessario. A tal fine, gli Stati Uniti intendono fornire all’Ucraina veicoli da combattimento di fanteria di tipo Bradley e la Germania intende fornire veicoli da combattimento di fanteria di tipo Marder. Entrambi i paesi prevedono di addestrare le forze armate ucraine sui rispettivi sistemi”, si legge nel comunicato.

Milizie filorusse

Secondo l’intelligence britannica le milizie filorusse delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, nel Donbass ucraino, che combattono al fianco dette truppe di Mosca, sono state formalmente integrate nell’esercito russo lo scorso 31 dicembre. Nel resoconto, inoltre, si ricorda che Mosca considera ora questi territori come parte della Federazione russa, ma si afferma che questi sarebbero percepiti come un elemento divisivo in Russia, dove secondo molti essi drenano risorse finanziarie e hanno un costo politico e diplomatico per il Paese.

Ricostruzione in corso

Il ponte connette la Russia alla Crimea, parzialmente distrutto da un attentato con un camion-bomba attribuito agli ucraini lo scorso 8 ottobre, è in via di ricostruzione. Le prime due campate della carreggiata sinistra della strada saranno ripristinate entro gennaio, secondo l’agenzia stradale della Federazione russa (Rosavtodor), citata dall’agenzia Tass.

La carreggiata destra, che dalla Crimea va in direzione della regione russa di Krasnodar, ricorda la Tass, non fu invece danneggiata dall’esplosione.

Siti culturali danneggiati

Il ministero della Cultura ucraino, citato dal Kiev Independent, ha riferito i dati sui siti culturali danneggiati dalle forze russe dall’inizio del conflitto a oggi: 1.189 siti mentre un sito su tre, vale a dire 446, è in rovina. In particolare, la maggior parte si troverebbe negli oblast di Donetsk, Kiev, Kharkiv, Lugansk, Mykolaiv, Zaporizhzhia, Sumy e Kherson. Il numero, tuttavia, che non tiene conto dei territori occupati dai russi o dove sono in corso le ostilità, potrebbe essere più alto.

Inoltre, l’Unesco ha verificato danni a 231 siti al 23 dicembre, inclusi 102 siti religiosi, 18 musei, 81 edifici di importanza storica e/o artistica, 19 monumenti e 11 biblioteche.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/ANASTASIA VLASOVA