La donna, una vedova di 65 anni, è stata raggirata a tal punto da bonificare spontaneamente 1.200 euro ad un sedicente seduttore
«Considerato come funzionano queste trappole, sarebbe potuta andare peggio. In ogni caso, non mi sono lasciata prendere dallo sconforto: ho deciso di combattere»: così Rosanna Gregorio, vedova di 65 anni, si apre sulla sua storia di vittima di una truffa sentimentale in piena regola.
«Quando me ne sono accorta, avevo già perso 1.200 euro» racconta Rosanna, che torna indietro all’ottobre del 2022 quando riceve una richiesta di amicizia da un sedicente maggiore dell’esercito americano di stanza in Siria, un “classico” camuffamento dell’identità dei truffatori online. Medici, diplomatici, imprenditori: il profilo tipico implica una buona professione, una posizione sociale rispettabile e una vita impegnatissima all’estero.
«Non mi ha mai chiesto una mia foto né ha mai fatto apprezzamenti pesanti. Invece, mi ha raccontato che aveva due figli piccoli in collegio in Inghilterra e tra pochi giorni sarebbe andato in congedo» racconta, spiegando come pian piano si sia lasciata coinvolgere dal rapporto con questa persona.
«Non mi sono innamorata – precisa – ma portare avanti questa ‘amicizia virtuale mi faceva stare bene e giovava alla mia autostima. Non mi ero accorta che dall’altro lato dello schermo c’erano dei criminali che stavano usando su di me le tecniche di plagio tipiche delle sette, per ipnotizzarmi e farmi fare quello che volevano» prosegue, raccontando di come un giorno il presunto soldato le fa una proposta: le chiede di custodire un bonus proveniente dal Governo americano, pari a due milioni e 500mila euro, poiché lui non può tenerli con sé finché è in Siria.
È una richiesta strana ma Rosanna si fida. Il giorno dopo, arriva la truffa: «sono fermo al casello, ma per sbloccare questi soldi devi mandarmi un bonifico 1.200 euro. Gli ho chiesto di mandarmi una prova. Mi ha inviato l’immagine di una cassaforte. Ero titubante. Ma ormai ero plagiata. Come sotto ipnosi – altrimenti non riesco a spiegarmi come sia stato possibile – sono andata in banca a fare un bonifico».
Subito dopo Rosanna se ne pente: si confida con un’amica e scopre l’associazione che aiuta le vittime di truffe affettive Acta, poi sporge denuncia ai carabinieri che però le negano l’aiuto: «siccome avevo donato i soldi volontariamente, non c’era nessuna truffa» spiega anche la donna, che però non si dà per vinta.
«Il giorno dopo sono andata dalla polizia postale, ho portato con me la copia del bonifico che avevo fatto, da cui risultavano un iban e il nome del destinatario. Quindi, ho aspettato al varco i truffatori» che, puntualmente, si rifanno vivi. Lei conserva questa volta messaggi e richieste, e la polizia riesce a risalire all’uomo che ha ricevuto un bonifico. Uno straniero con alle spalle un’organizzazione criminale specializzata in truffe.
di: Marianna MANCINI
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