israele iran

Gli USA rivendicano “l’annientamento” dei siti nucleari e aprono al “cambio regime”. Araghchi incontra Putin. Missili contro Israele

«Prima viene la forza, poi la pace»: così Netanyahu riassume l’escalation in Medio Oriente degli ultimi giorni. Il conflitto ha subito una brusca accelerata dopo che gli USA hanno attaccato direttamente i siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan.

Donald Trump annuncia l’attacco alle basi iraniane insieme al vicepresidente JD Vance, al Segretario di Stato State Marco Rubio e al Segretario della Difesa Pete Hegseth (Carlos Barria – Pool Via Cnp/CNP via ZUMA Press Wire)

I protagonisti del conflitto

Tra smentite, accuse reciproche e minacce, un accordo diplomatico tra le parti sembra praticamente sfumato: lo stesso Trump parla per la prima volta di “cambio regime” («non è politicamente corretto usare il termine ‘cambio di regime’, ma se l’attuale regime iraniano non è in grado di rendere l’Iran di nuovo grande, perché non dovrebbe esserci un cambio di regime???») e lancia la sigla MIGAMake Iran Great Again.

L’ayatollah Khamenei ha duramente condannato l’attacco statunitense, accettando l’allargamento del conflitto e promettendo una risposta adeguata. Il leader sarebbe in completo isolamento da quattro giorni e avrebbe interrotto qualsiasi telecomunicazione con l’esterno, per evitare di essere intercettato. Allo stesso scopo, da giorni il regime ha spento l’accesso internet nel Paese, giustificandolo come uno scudo difensivo dagli attacchi informatici ma lasciando di fatto la popolazione in un vuoto comunicativo.

Ancora più diretto il portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari: «tu hai iniziato questa guerra, noi la finiremo» minaccia rivolgendosi a Trump.

Proteste fuori dalla Casa Bianca contro gli air strike statunitensi che hanno colpito l’Iran (Hu Yousong/Xinhua via ZUMA Press)

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è invece volato a Mosca, in Russia, dove ha incontrato Putin. Il presidente russo ha condannato l’attacco statunitense come una “aggressione non provocata” che “non ha motivi né giustificazioni“.

Scontri incessanti

La risposta dell’Iran resta un’incognita e lascia il mondo con il fiato sospeso. Secondo l’intelligence militare statunitense è probabile che si stiano preparando attacchi alle basi militari USA in Iraq e in Siria. Il timore però è che la vendetta di Teheran si dispieghi come una rappresaglia sparsa, che potrebbe colpire anche obiettivi all’estero. Secondo la NBC, l’Iran aveva avvertito Trump che, in caso di un suo intervento diretto, avrebbe attivato delle cellule terroristiche dormienti per perpetrare attacchi terroristici sul suolo statunitense.

Nel frattempo, mentre l’aeronautica israeliana continua a bombardare siti militari a Teheran, l’Iran continua a lanciare missili contro Israele. Sirene di allarme nel nord del Paese e attacchi nel sud hanno portato all’interruzione di energia elettrica.

Attacchi ai siti nucleari: cos’è successo?

Trump ha rivendicato “danni monumentali” ai siti di Fordow, Natanz e Isfahan: «annientamento è un termine esatto!». Grossi, direttore generale dell’AIEA, ha confermato che Isfahan ha subito “danni molto gravi” e il sito di arricchimento nucleare di Naranz è stato “completamente distrutto“, mentre non è del tutto chiaro l’impatto avuto dalle bombe nel sito sotterraneo di Fordow.

Le immagini satellitari che mostrano i crateri causati dalle bombe bunker-buster statunitensi contro il sito di arricchimento nucleare di Fordow (EPA/SATELLITE IMAGE 2025 MAXAR TECHNOLOGIES)

Teheran nega invece danni strutturali alla fabbrica di arricchimento di Fordow, vicino Qom, parlando di “danni minimi“. L’entità dei danni subiti dal sito non è immediatamente stimabile, ma sarà dirimente per determinare l’andamento del conflitto. Le immagini satellitari raccolte evidenziano l’impatto di missili che hanno forato la copertura montuosa del sito ma non consentono di verificare i danni interni. L’AIEA ha anche dichiarato che “non ci sono stati aumenti nei livelli di radiazioni off-site dopo i recenti attacchi” e che al momento “non ci si aspettano conseguenze sulla salute delle persone” nei dintorni del sito.

Altri rilevamenti satellitari risalenti ai giorni precedenti all’attacco aprono all’ipotesi che l’Iran sia riuscito a trasportare il materiale fuori dalla struttura prima dell’attacco. Le immagini hanno immortalato un viavai di camion nel sito nei giorni antecedenti l’attacco. Ad ogni modo, prosegue l’AIEA, “dato il carico esplosivo utilizzato e la natura estremamente sensibile alle vibrazioni delle centrifughe, si prevede che si siano verificati danni molto gravi“.

CREDITI DELLA FOTO DI COPERTINA: EPA/HANDOUT