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La sentenza della Corte d’Appello di Torino ha dato ragione all’uomo che ha dovuto utilizzare il cellulare per circa 13mila ore

La Corte d’Appello di Torino ha dato ragione a un uomo a cui è stato diagnosticato un tumore benigno all’orecchio dopo aver trascorso due ore e mezzo al telefono, per ragioni lavorative, per 13 anni.

Il lavoratore, ora in pensione, aveva richiesto all’Inail che la patologia fosse riconosciuta come malattia professionale, adesso la Corte d’Appello lo ha stabilito. Secondo la perizia “in assenza di possibili cause, vi è la presenza di un unico fattore di rischio costituito da un’esposizione prolungata a radiofrequenze“.

L’uomo avrebbe usato il cellulare tra le 10 e le 13mila ore e a seguito del tumore ha riportato sordità sinistra, paresi del nervo facciale, disturbo dell’equilibrio e sindrome depressiva, secondo l’otorinolaringoiatra Roberto Albera “esiste un’elevata probabilità che fu il cellulare a causare il tumore anche in relazione all’esclusione dell’intervento di fattori causali alternativi“.

di: Flavia DELL’ERTOLE

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