EPA/ERDEM SAHIN

Il governo cerca di reprimere il dissenso dopo le prime polemiche post-sisma: censure e arresti in tutto il Paese

Niente cinguettii, dissenso, niente post o lamentele. La mano ferrea del governo Erdogan cerca di mettere a tacere le polemiche che si stanno scatenando a poche ore dal sisma, viste anche le immagini scioccanti di case che cadono come castelli di carte.

I primi a essere colpiti, i social networ: secondo quanto riferisce l’osservatorio Internet Netblocks citato dall’agenzia Reuters, Twitter è limitato in tutta la Turchia. Netblocks, che tiene traccia della connettività in tutto il mondo, ha scritto: “I dati di rete in tempo reale mostrano che Twitter è stato limitato in Turchia; il filtro viene applicato dai principali fornitori di servizi di rete e arriva mentre la popolazione fa affidamento sul servizio“. Una tragedia, considerando che molte comunicazioni dei sopravvissuti stanno viaggiando attraverso questo medium.

Dopodiché gli arresti: 18 persone sono state fermate dalla polizia e cinque sono state arrestate a causa di messaggi “provocatori” riguardo al terremoto pubblicati da loro sui social media. Lo rende noto la tv di Stato turca Trt aggiungendo che sono oltre 200 gli utenti che hanno pubblicato post “provocatori”. Recep Tayyip Erdogan ha anche intimato alla stampa di “non dare un’opportunità ai provocatori” aggiungendo che “oggi è un momento di unità e solidarietà”. Parlando con i giornalisti, riporta la Bbc, Erdogan ha ammesso che ci sono stati problemi con la risposta iniziale all’emergenza, ma ha insistito sul fatto che la situazione ora è “sotto controllo”

Ma l’opposizione non trattiene la polemica e addita il presidente come responsabile dell’accaduto: Kemal Kilicdaroglu, leader del principale partito di opposizione in Turchia ha accusato Erdogan di non aver preparato il Paese a un disastro e accusandolo di aver speso male i fondi.

Tragedia senza fine

E continua intanto ad aggravarsi il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria: i morti sono 11.236, secondo le ultime informazioni rese note, di cui 2.662 segnalati in Siria e altri 8.574 in Turchia.

Il conteggio è destinato ad aumentare inesorabilmente e secondo i funzionari dell’Oms toccherà i 20.000 morti. I feriti sarebbero in totale oltre 55 mila. Gli sfollati invece, solo nelle regioni siriane, sarebbero più di 298.000.

Proseguono le ricerche dei dispersi, molti sono già stati recuperati in operazioni vicine al miracolo. Tra queste quella della neonata trovata viva ancora con il cordone ombelicale attaccato alla mamma, purtroppo morta sotto le macerie o di Yigit Cakmak, il bambino di 8 anni salvato ad Hatay dopo 52 ore sotto le macerie. Un altro bambino di 12 anni ha resistito per 60 ore in una camera d’aria formatasi sotto le macerie di un edificio a Nurdaji, una cinquantina di chilometri a ovest di Gaziantep.

Arriva l’Europa

La Commissione europea ha stanziato un’assistenza umanitaria d’emergenza iniziale di 3,5 milioni di euro per la Siria. Servirà ad aiutare le persone bisognose ad accedere a alloggi, acqua e servizi igienici, sanitari e vari prodotti. Inoltre aiuterà a sostenere le operazioni di ricerca e soccorso. Per la Turchia sono stati stanziati altri 3 milioni di euro.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/ERDEM SAHIN