Nel suo libro “Why It’s Ok to Not Be Monogamous” Justin Clardy spiega che il poliamore può avere effetti positivi sulla felicità e sulla crescita dei bambini
Negli ultimi tempi si parla molto di relazioni poliamorose. Nonostante i pregiudizi, il poliamore garantirebbe relazioni più durature e felici e avrebbe effetti positivi anche sulla crescita dei bambini e delle bambine. È quanto afferma Justin Clardy, professore di Filosofia alla Santa Clara University, in California, nel suo libro Why It’s OK to Not Be Monogamous, in cui sfata i giudizi negativi sul poliamore attraverso numeri e ragionamenti filosofici.
Con poliamore si intende la possibilità di instaurare più di una relazione sentimentale contemporaneamente, con il consenso esplicito e consapevole di tutte le persone coinvolte. Il termine viene coniato negli Stati Uniti nel 1990 da Morning Glory Zell-Ravenheart (pseudonimo di Diana Moore), leader di una comunità neopagana americana. Zell Ravenheart pubblica sulla rivista Green Egg Magazine, fondata con il marito Oberon Zell-Ravenheart, un articolo intitolato A Bouquet of Lovers: strategies for responsible open relationships, nel quale spiega le dinamiche alla base del suo matrimonio aperto e il suo ideale di relazione ‘multipla’, basata sul coinvolgimento sessuale e sentimentale di più persone contemporaneamente.
Il vocabolo deriva dall’inglese polyamory, formato dal prefisso di origine greca poly- e dal sostantivo latino amor (“amore”) con l’aggiunta del suffisso nominale -y, sul modello di polygamy. Secondo Clardy le persone poliamorose devono affrontare lo stigma e le discriminazioni nella loro vita quotidiana. Da uno studio, però, emerge che avere una relazione poliamorosa può offrire benefici emotivi e fisici a tutte le parti.
«La monogamia è spesso descritta come la forma ideale di amore romantico in molte società moderne – ha dichiarato il filosofo – Dalle storie che leggiamo da bambini, ai film e ai libri che consumiamo da adulti, ci viene detto che per raggiungere la felicità dobbiamo trovare la nostra unica vera anima gemella con cui condividere il resto della nostra vita. Allo stesso tempo Stati e governi offrono incentivi finanziari, legali e sociali alle coppie sposate. Nel frattempo, uomini e donne che si discostano da queste norme monogame sono trattati come paria e svergognati pubblicamente. Tuttavia, nonostante ciò, le relazioni poliamorose sono in aumento. Si stima che tra il 4 e il 5% della popolazione statunitense sia attualmente coinvolta in relazioni consensualmente non monogame».
Un’affermazione sostenuta anche da uno studio del 2020, secondo il quale un adulto su 500 negli States si identifica come poliamoroso.
Nel volume Clardy confuta gli argomenti solitamente usati a favore della monogamia. Tra questi vi è una teoria secondo cui gli esseri umani si sono evoluti per essere monogami perché i bambini richiedono maggiori cure, poiché nascono in un’età gestazionale più giovane rispetto ad altri mammiferi. Il professore spiega, invece, che molte coppie monogame omosessuali ed eterosessuali non vogliono o non possono avere figli, ma questo non esclude loro di potersi sposare e di godere dei diritti e dei privilegi che derivano dal matrimonio.
Tra le altre teorie a sostegno delle monogamie vi è anche quella secondo la quale una relazione aperta può aumentare sentimenti di gelosia: anche le coppie monogame, spiega, sono comunque soggette a questi sentimenti.
«Se governate dal mutuo consenso e dalla comprensione, le relazioni poliamorose possono consentire alle persone di condividere più pienamente la felicità degli altri – ha affermato Clardy – questo può essere ottenuto affrontando e gestendo la propria vulnerabilità, ammorbidendo la nostra propensione alla gelosia e imparando a prestare attenzione alla prosperità degli altri».
Secondo alcuni la non monogamia sarebbe dannosa per l’unità familiare. Secondo il professore, al contrario, l’accordo tra le persone poliamorose può giovare ai bambini e alle bambine.
«Potrebbe non essere necessario un intero villaggio per crescere un bambino – ha detto il filosofo – ma è ovvio che, a parità di condizioni, avere più di un ‘padre’ o ‘madre’ come badante può essere ancora più favorevole a soddisfare i bisogni dei bambini, poiché i bambini possono essere amati e nutriti in famiglie non convenzionali. In effetti, potrebbe risultare che in media l’esistenza di più di due caregiver sia l’accordo genitoriale superiore.».
di: Francesca LASI
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