Il laboratorio nella rsa salentina si basa sulla Doll Therapy e ha prodotto risultati “sorprendenti”
La Barbiemania spopola dopo l’uscita del film campione di incassi di Greta Gerwig, e arriva fino alle rsa. A tal proposito da Campi Salentina, in provincia di Lecce, arriva una bella storia. Cavalcando l’onda mediatica, alcune operatrici della rsa San Raffaele stanno sperimentando un approccio terapeutico non farmacologico per “curare” le pazienti affette da Alzheimer con le Barbie.
Il progetto ha preso il nome di laboratorio Doll Therapy e non è una novità assoluta. Il primo a teorizzare l’effetto benefico del gioco, basandosi sulla teoria dell’attaccamento, fu lo psicologo e psicoanalista John Bowlby negli anni ’60. Già negli anni ’80 è stato sperimentato che molte donne affette da Alzheimer reagivano in modo estremamente positivo al gioco con le bambole: da un lato aumentavano i sentimenti positivi quali la serenità, il divertimento e persino la sicurezza, dall’altro diminuiva l’irritabilità.
Così è anche per le pazienti della rsa leccese: «il risultato è stato sorprendente – spiega l’educatrice professionale Irene Patruno – come se avessero riallacciato le fila del tempo». Anche le pazienti più diffidenti, “hanno preso a rapportarcisi come se non avessero mai smesso di farlo, improvvisando acconciature, cambi d’abito e dialoghi forse mai davvero dimenticati“.
«Il contatto visivo e corporeo, la manipolazione tattile e il dialogo con la bambola possono stimolare i processi cognitivi e la memoria, facilitare il dialogo, la capacità relazionale, il rilassamento e i processi emozionali, diminuire i disturbi comportamentali e del sonno, l’irritabilità e il senso di depressione» spiega ancora la psicologa Maria Giovanna Pezzuto.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA GRUPPO SAN RAFFAELE
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