sigarette

Arriva il primo sì alla legge sul tabacco e sui vaporizzatori che punta ad impedire che i ragazzi nati dal 2009 possano acquistare legalmente il tabacco. Il primo ministro, Rishi Sunak, ha affermato che affronterà “la più grande causa interamente prevenibile di malattia, disabilità e morte”

Parte di nuovo l’avanzata e il sostegno del governo di Rishi Sunak riguardo la legge anti-fumo che mira a vietare per sempre (anche una volta raggiunta la maggiore età) di acquistare sigarette, sigari e qualunque prodotto del tabacco a chiunque sia nato dopo l’1 gennaio 2009. Questo significa che, se la norma verrà approvata, l’età legale per fumare si alzerà di un anno ogni 12 mesi con lo scopo di avere generazioni libere dal fumo e da tutte le sue conseguenze per la salute. Soltanto per fare un esempio, nel 2040 un 35enne non potrà comprare in maniera legale un pacchetto di sigarette mentre una persona nata prima del 2009 potrà continuare a farlo. Secondo i dati condivisi dall’esecutivo, al giorno d’oggi, quattro fumatori su cinque iniziano prima dei 20 anni e rimangono dipendenti per il resto della vita. 

Il primo ministro britannico, Rishi Sunak, a Downing Street (EPA/ANDY RAIN)

Protezione della salute o neo-proibizionismo illiberale?

Quella della stretta anti-fumo è una legislazione che accende il dibattito su quello che effettivamente può essere il limite d’intervento dello stato sulla questione. Si tratta della normativa anti-fumo più radicale al mondo e sarà con alte probabilità la maggiore eredità lasciata ai posteri dal governo Sunak che l’aveva già annunciata lo scorso anno. La stretta conservatrice, infatti, ha provocato la furia di diversi componenti del partito storico del fumatore di sigari, Winston Churchill: tra questi gli ex primi ministri Liz Truss e Boris Johnson che sostengono che lo Stato non dovrebbe intromettersi in affari relativi alla vita privata delle persone. La mozione ha passato il primo voto alla Camera dei Comuni anche se molti deputati hanno votato contro: 383 favorevoli e 67 contrari, un segnale che dimostra il suo passaggio alla fase successiva in parlamento, dove potrà essere soggetto a modifiche e cambiamenti. I legislatori hanno votato secondo coscienza e non secondo le linee di partito. 

Il voto contrastante di alcuni conservatori, tra cui il Segretario per gli Affari e il Commercio, Kemi Badenoch, ha fatto in modo che la rilevanza della ribellione fosse un altro colpo basso per il primo ministro il quale ha già dovuto far fronte a parecchie critiche all’interno del suo partito riguardo vicende relative al cambiamento climatico e alla politica di difesa. Secondo alcuni sondaggi rappresenterebbe una delle battaglie principali di Sunak prima delle elezioni che si terranno quest’anno e che, secondo alcuni dati, saranno vinte dal partito laburista il quale adesso si trova all’opposizione e che è d’accordo con la misura proposta. A ribellarsi sono anche alcuni membri del partito di Sunak che hanno criticato la proposta come “non conservatrice”. Un disegno di legge che si ispira moltissimo ad un provvedimento preso in Nuova Zelanda lo scorso dicembre quando Jacinda Ardern aveva lavorato per metterlo in atto, salvo poi rinunciarci. Anche lì erano anche stati comunicati diversi dubbi riguardanti il divieto assoluto, fenomeno che negli anni avrebbe potuto promuovere il mercato nero e proocare danni ai negozi che li commerciano. Capire quali possono essere le conseguenze di una simile legislazione, al momento, non è facile: si tratta, infatti, dei primi esperimenti al mondo. 

House of Commons of the UK Parliement (EPA/UK PARLIAMENT/JESSICA TAYLOR)

La causa di morte di 64 mila persone all’anno in Gran Bretagna…

Secondo le stime del governo britannico, sarebbero circa 64 mila le persone che ogni anno, soltanto in Inghilterra, muoiono a causa del fumo. Gli effetti di questo “vizio” costano al sistema britannico della sanità 17 miliardi di sterline all’anno, circa 20 miliardi di euro: una cifra elevatissima che il primo ministro vuole abbassare se non eliminare totalmente. Sunak ha comunicato, infatti, che affronterà “la più grande causa di malattia, disabilità e morte interamente prevenibile” e che questa scelta è stata fatta anche per limitare i costi elevati che il sistema sanitario nazionale deve affrontare per curare le persone che manifestano problemi fisici legati al fumo, come ad esempio malattie polmonari, cardiache ed ictus. Si tratta di un provvedimento ampiamente voluto dai vertici della sanità inglese di cui fa parte lo chief medical officer, il professore Chris Whitty, secondo il quale nel momento in cui le persone diventano dipendenti dal tabacco “non hanno più la possibilità di scegliere”. «Se sei a favore della possibilità di scegliere dovresti essere contrario a qualcosa che toglie libertà di scelta alle persone», aggiunge, contestando quindi in maniera indiretta i Tory che evidenziano il pericolo di un limite alla libertà individuale. L’ex premier Liz Truss lo ha infatti definito un provvedimento contrario alla morale dei conservatori: «Siamo un paese libero. Non dovremmo essere noi a dire alla gente di non fumare», ha detto seguito da Boris Johnson che lo ha descritto come “semplicemente folle”. E poi Simon Clark, direttore della lobby pro-fumo: «se sei legalmente un adulto, è una discriminazione se ti vengono negati gli stessi diritti degli adulti che sono magari solo un anno o due più anziani di te».

E le sigarette elettroniche?

La lotta salutista di Sunak però non è solo questo, comprende anche l’eliminazione delle sigarette elettroniche usa e getta perché potenziali “trappole” per bambini e ragazzini. Un divieto che è già stato ampiamente criticato dai rappresentanti della destra e che per questo fa parlare di una rivolta che prende il nome di Tobacco and Vapes Bill. “Come ogni genitore o insegnante sa, una delle tendenze più preoccupanti al momento è l’aumento dello svapo tra i bambini, e quindi dobbiamo agire prima che diventi endemico. È la cosa giusta da fare. Serve una mossa decisa perché non conosciamo ancora le conseguenze di lungo termine del vaping e non vogliamo creare dipendenza tra i bambini”, ha comunicato il premier in una nota pubblicata da Downing Street. 

I giovani e le sigarette elettroniche (SHUTTERSTOCK)

Secondo Action on Smoking and Health, in Gran Bretagna il 7,6% dei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni fuma la sigaretta elettronica regolarmente o occasionalmente, un dato che nel 2020 era pari al 4,1%. Moltissimi insegnanti hanno lanciato allarmi che indicano preoccupazioni sul numero sempre più alto di bambini, anche di meno di 15 anni, che le usano a scuola e sviluppano una dipendenza nociva per la loro salute fisica e mentale.

La mozione potrebbe anche essere proposta sotto un altro aspetto, ovvero usando la legislazione già esistente che mira a proteggere l’ambiente: gli attivisti, infatti, ritengono da diverso tempo che i vaporizzatori usa e getta siano generati tramite l’utilizzo di sostanze chimiche, tra cui le batterie al litio, e che quindi non possano essere smaltiti in maniera sicura. 5 milioni di cartucce non riciclabili vengono buttate ogni settimana, un aumento strabiliante rispetto ai 1,3 milioni dello scorso anno. Nel quadro generale, ci sarebbe anche la richiesta di vietare il commercio di vaporizzatori ricaricabili in aroma “adatta” per bambini e di fermare le vendite a coloro che sono minorenni. Il governo avrà la possibilità di chiedere ai negozi di esporre i vaporizzatori ricaricabili lontano dalla vista dei giovanissimi e distante da altri prodotti che potrebbero invece attirarli come caramelle o giocattoli, e che siano messi in confezioni meno allettanti. Per agevolare l’arresto delle vendite ai non maggiorenni, si potranno fare multe ai negozi colti sul fatto, sia in Galles che in Inghilterra. Nella proposta, poi, si chiede una consultazione pubblica volta a scegliere quali aromi dovrebbero essere vietati, tra questi emergono quelli ispirati a gusti stuzzicanti e dei quali si conosce già parzialmente il gusto: bevande energetiche, marmellata, bubblegum e biscotto. Da sottolineare che anche diverse alternative alle svapo, come le bustine di nicotina o lo snus (utilizzabili posizionando il prodotto tra labbro e gengiva), saranno vietate per i bambini ma continueranno ad essere legalmente vendibili ai minorenni perché non contenenti tabacco.

Lo snus, il tabacco umido in polvere per uso orale prodotto tramite un processo di umidificazione a vapore (SHUTTERSTOCK)

La svapo sembra essere meno nociva del fumo ma è una pratica non ancora abbastanza diffusa per sapere di preciso i rischi che può comportare se usato a lungo termine. Il vapore che viene inalato può contenere minime quantità di sostanze chimiche presenti nelle sigarette, tra cui anche la nicotina capace di creare dipendenza. Il Governo britannico ha infatti sottolineato l’assoluta volontà di rendere la legge “impermeabile” in maniera tale da bloccare qualsiasi scappatoia percorribile dalle imprese del settore per continuare a venderle. Un provvedimento che però non sarà valido per tutti perché coinvolgerà soltanto i minorenni. Gli adulti, infatti, potranno continuare ad acquistare le sigarette elettroniche che possono rappresentare un’alternativa “valida” per chi vuole smettere di fumare. 

In Italia a che punto siamo?

Nel nostro Paese, come ben sappiamo, la situazione è diversa. Lo scorso anno si sono celebrati i 20 anni della legge Sirchia, una norma che “tutela la salute dei non fumatori” per sancire il diritto delle persone di non essere esposte al fumo passivo. Un provvedimento che, dal 2003, vieta il fumo nei luoghi chiusi: locali, luoghi di lavoro privati o non aperti al pubblico, esercizi commerciali e di ristorazione, luoghi di svago, palestre e centri sportivi. 

A molti anni dall’approvazione di questa legge, quindi, Orazio Schillaci, ministro della Salute, aveva esternato la volontà di allargare le limitazioni al fumo nei luoghi pubblici, anche all’aperto e comprendendo anche le sigarette elettroniche. In Italia i fumatori rappresentano il 20,5% della popolazione italiana al di sopra dei 15 anni, circa 10,5 milioni di persone di cui il 25,1% sono uomini e il 16,3% sono donne, e cresce la media del numero di sigarette fumate quotidianamente, 12,2 sigarette al giorno. Nonostante, le morti annuali causate da patologie correlate al fumo siano 93 mila, secondo il Ministero della Salute, non è stato preso nessun provvedimento nazionale e le amministrazioni regionali hanno continuato ad operare in maniera differente tra loro. La notizia più fresca, in ordine di tempo, è quella del comune di Torino, che ha appena stabilito il veto di fumare all’aperto a una distanza inferiore ai cinque metri da altre persone. 

Ma il capoluogo piemontese non è la prima città a proporre e adottare una misura simile, infatti, il 19 gennaio 2021 era stata Milano a farlo e in maniera più rigida: divieto di fumare nel raggio di 10 metri da altre persone nelle aree giochi dei bambini, nei parchi, nelle aree per cani, alle fermate dei mezzi pubblici, negli stadi e nei cimiteri. E sembra che dal 2025 diventerà illegale fumare in qualsiasi area pubblica all’aperto. Ma anche Milano non è stata la capofila perché già nel 2014 il comune di San Lazzaro di Savena (Bologna) aveva espresso il divieto di fumo in aree all’aperto, nel 2021 Volano (Trento) e Bibione, che nel 2019 ha lanciato la legge del divieto di fumare in spiaggia. Da quel momento molte altre località turistiche marittime hanno adottato la stessa disposizione. 

Un impegno quindi singolo, comunale…si arriverà mai a una proposta di legge su scala nazionale come quella della Gran Bretagna?

Divieto di fumo in spiaggia (SHUTTERSTOCK)

di: Alice GEMMA

FOTO: SHUTTERSTOCK