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Agli Europei di atletica la nazionale italiana ha battuto il record di medaglie, non era mai successo. Il presidente della Fidal: “Questo è solamente l’antipasto di Parigi”

Sono terminati da poco gli Europei di atletica e per la prima volta dal 1934, quando si tenne la prima edizione, gli azzurri hanno chiuso le gare in testa al medagliere. Il massimo che la nazionale italiana era riuscita ad ottenere era un quarto posto nel 1978 a Praga e nel 1990 in Croazia, a Spalato, dove il record era stato di 12 podi, di cui cinque ori. Un record che agli Europei 2024, tenutisi a Roma dal 7 al 12 giugno, è stato doppiato. Una compilation di gare strabilianti che ha tenuto incollati alla televisione gli italiani: ben 24 medaglie di cui 11 ori, un risultato che ha visto annientare la concorrenza e che ha dimostrato l’attuale potenza dell’atletica italiana. 

Il medagliere azzurro 

Allo stadio Olimpico gli atleti hanno conquistato 11 ori, 9 argenti e quattro bronzi. Al primo posto sul podio sono saliti Marcell Jacobs per i 100 metri; Lorenzo Simonelli per i 110 metri ostacoli; Yemaneberhan Crippa per la mezza maratona; mezza maratona a squadre; Gianmarco Tamberi con il salto in alto; Leonardo Fabbri con il lancio del peso; Nadia Battocletti per i 5.000 metri e i 10.000 metri; Antonella Palmisano con 20 chilometri di marcia; Sara Fantini con il lancio del martello; e Melluzzo, Jacobs, Patta, Tortu nella staffetta  4×100 metri. Sul secondo gradino del podio sono saliti invece Ali Chituru per i 100 metri; Filippo Tortu per i 400 metri; Pietro Riva nella mezza maratona; Mattia Furlani per il salto in lungo; Sito, Aceti, Meli, Scotti nella staffetta 4×400; Valentina Trapletti nei 20 chilometri marcia; Larissa Iapichino nel salto in lungo; Sito, Polinari, Scotti, Mangione nella staffetta 4×400 mista. I bronzi invece sono arrivati per Catalin Tecuceanu negli 800 metri; Pietro Arese nei 1500 metri; Francesco Fortunato per i 20 chilometri di marcia; Zaynab Dosso nei 100 metri. Una lista orgogliosamente infinita. Le vittorie dell’Italia sono arrivate sia grazie ad atleti i cui nomi sono già molto noti, come Jacobs, Tamberi e Palmisano, ma anche grazie alle capacità di nuovi protagonisti tra cui la Battocletti, Fabbri, la Fantini, Simonelli e Crippa. Furlani (classe 2005), Sito (2003), Simonelli e Iapichino (classe 2002) si collocano tra i giovanissimi ma già adesso fanno ben sperare. Nel corso dei campionati appena disputati sono stati battuti ben 11 primati italiani, ottimi risultati ottenuti a poco più di un mese dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, l’appuntamento più rilevante per ogni atleta che si rispetti. Ovviamente coinvolgendo sportivi originari da tutto il mondo, ai Giochi sarà molto più complesso avere simili risultati nell’atletica perché il livello competitivo sarà più alto, soprattutto in alcune specialità nelle quali sono quasi sempre i campioni africani a trionfare. 

La nazionale italiana celebra la vittoria della staffetta 4×100 agli Europei di Atletica, Stadio Olimpico di ROma (ANSA/FABIO FRUSTACI)

I punteggi dei nostri atleti 

Diamo un’occhiata alle lunghezze e ai tempi specifici che i nostri atleti hanno strappato. Forse al primo posto per spettacolarità si colloca la 4×100 di Matteo Melluzzo, Marcell Jacobs, Lorenzo Patta e Filippo Tortu svolta in 37.82: i quattro si sono staccati nettamente dalle concorrenti siglando il maggior distacco di sempre ad una competizione europea, Olanda (38.46) e Germania (38.52). Si tratta del primo titolo europeo nella specialità per il quartetto a seguito dell’oro olimpico nel 2021 e il secondo posto ai mondiali a Budapest dello scorso anno. Ad entrare per primo facendo una prima frazione da favola è stato Melluzzo, delle Fiamme Gialle, secondo Marcell Jacobs, Fiamme Oro, che ha dato vita ad un distacco irrecuperabile, in curva ha dato il massimo Lorenzo Patta e in chiusura ha gareggiato Filippo Tortu: i due hanno sfruttato al massimo il lavoro fatto dai due compagni prima. E poco dopo, le prime emozioni: «non ho parole, sono troppo emozionato, sapevamo quello che potevamo fare», ha detto emozionato Melluzzo; «siamo entrati in pista molto carichi e pieni di energia, abbiamo dato il 100%. Il movimento è cambiato, tutti scendono in pista non per partecipare ma per fare un grande risultato. L’Italia c’è, l’atletica c’è: a Parigi vi regaleremo tante gioie», ha dichiarato invece Jacobs; e poi Filippo Tortu «ho sentito tantissimo il pubblico, avevo paura di non sentire l’hop di Lorenzo, è andato tutto per il verso giusto. Dedico questo titolo a mio padre: volevo dedicargli l’oro dei 200, gli porterò quello della 4×100»; e Lorenzo Patta «era l’obiettivo che ci eravamo messi sin dall’inizio, contava solo la vittoria». Prova eccellente poi anche per Larissa Iapichino che ha ottenuto l’argento con 6,94. La ragazza, figlia della due volte campionessa mondiale di salto in lungo, Fiona May, e dell’altista Gianni Iapichino, detiene attualmente il record italiano indoor (6,97). Ha portato a casa il risultato all’ultimo salto dopo aver iniziato con 6,82, poi 6,84, al terzo salto delle avversarie Iapichino slitta in quinta posizione, e poi la rimonta: un terzo salto nullo, un quarto con 6,86, il quinto con 6,90 e all’ultimo la risposta, 6,94. «Volevo regalare qualcosa di magico anch’io e ho cercato sempre di tirare fuori qualcosa in più. Le occasioni devono essere sfruttate e gareggiare in casa era un’occasione unica. Sono sempre rimasta sul pezzo, all’ultimo salto mi sono detta che dovevo andare a prenderla questa medaglia».

Medaglia d’argento nel salto in lungo per Larissa Iapichino (ANSA/CLAUDIO PERI)

È il turno di Gianmarco Tamberi (detto Gimbo) che ha conquistato la vittoria nel salto in alto arrivando alla misura di 2,37. Dopo il salto a 2,34 ha scherzato e, tenendosi con le mani una caviglia per simulare un infortunio, si è buttato a terra. Poi, ridendo, ha tirato fuori una molla da una scarpa (gesto che ha fatto un po’ di scalpore) e ha chiesto di saltare a 2,37, misura scavalcata al primo tentativo. Emozioni forti per i tifosi all’Olimpico; uno di loro ha invaso il campo ed è andato ad abbracciarlo. Poi la ciliegina sulla torta è arrivata la sera del 12 giugno con l’argento nella staffetta 4×400 maschile composta da Luca Sito, Vladimir Aceti, Riccardo Meli, Edoardo Scotti che hanno chiuso la prova in 3:00.81 dietro al Belgio con 2:59.84 e difendendosi dalla velocità tedesca (3:00.82) sul fotofinish. Una strepitosa performance che non si vedeva dalla vittoria azzurra a Helsinki 1971 (bronzo) e che ha visto in prima frazione Sito, poi Aceti che portato l’Italia in prima posizione, l’ottima sostituzione di Meli che ha preso il posto di Alessandro Sibilio, obbligato a rinunciare all’ultimo a causa di crampi durante il riscaldamento, e infine Scotti che ha portato a casa un parziale di 44.46. I quattro azzurri sono riusciti ad eguagliare il miglior risultato di sempre nella specialità agli Europei, l’argento di Bruxelles 1950. «Ho saputo di correre dieci minuti prima di entrare in call room, avevo paura di rovinare la gara a questi ragazzi, Vladimir in testa mi ha dato tanta fiducia», ha rivelato a fine gara Meli. E Scotti: «sono contentissimo, ammetto di aver visto in Riccardo un po’ di preoccupazione, ho cercato di caricarlo di gioia, è sempre bello correre con questi compagni. Quando indosso la maglia azzurra e abbraccio questi colori non c’è alibi che tenga. È un Europeo fantastico, non potevamo essere da meno». Ottima prova anche per Pietro Arese che si è riscattato con un 3:33:34 dopo il deludente quarto posto di due anni fa.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si complimenta con Pietro Arese per la sua medaglia di bronzo allo stadio Olimpico di Roma (ANSA/FRANCECO AMMENDOLA/US)

Nuovo primato ma con un quarto posto è arrivato per la staffetta italiana 4×400 donne corsa da Ilaria Accame, Giancarla Trevisan, Anna Polinari, Alice Mangione in 3:23.40, circa mezzo secondo in meno rispetto al risultato ottenuto ai Mondiali di Budapest lo scorso anno (3:23.86). Nonostante non siano riuscite ad acchiappare la medaglia, le quattro atlete azzurre hanno conquistato un punteggio strepitoso ed infatti l’emozione è stata forte: «bellissimo fare il record in questo stadio. Siamo molto felici di questo risultato, abbiamo lavorato tanto per correre questo crono», hanno detto a fine gara Trevisan e Accame. 

I commenti di Mei e La Torre 

«Chi è venuto a questi europei ha assistito a uno spettacolo che nei prossimi dieci anni non si vedrà più in Italia – ha dichiarato Stefano Mei, presidente della Fidal – So, e sapevo, che è una nazionale forte, non sapevo però che potessimo arrivare a tanto, questo risultato va molto oltre quello che pensavamo alla vigilia. Mi aspettavo una quindicina di medaglie, al massimo 18, ma i ragazzi come sempre mi hanno sorpreso, sono stati straordinari. Vincere non è mai facile, ripetersi è ancora più difficile, soprattutto in questo sport. Queste sei giornate di Roma per impatto possono valere quanto le cinque medaglie olimpiche di Tokyo. C’è stata una coesione e una compattezza di squadra senza eguali, i ragazzi hanno realizzato quelli che erano i nostri auspici, ovvero di superare il 100% e dare tutto. Questo è solamente l’antipasto di Parigi: il contesto sarà diverso, più difficile, ma noi e i nostri ragazzi andiamo senza paure».

E poi ancora: «ho instillato nei ragazzi la consapevolezza della loro forza. In questi anni non li ho mai giudicati, ma ho solo detto loro di dare il massimo, in allenamento e in gara: quello che conta è anche il percorso che si fa per arrivare al risultato. C’è una nazionale compatta, dove non ci sono invidie: basta vedere Jacobs e Tamberi, il rapporto che si è creato tra questi due grandi atleti. Quell’abbraccio di Tokyo dura ancora oggi. L’obiettivo dell’atletica azzurra sarà adesso quello di migliorare i risultati di Tokyo: per quanto possa essere difficile, ci sono comunque tutte le possibilità affinché si realizzi un’altra grande affermazione dell’atletica italiana, abbiamo le potenzialità per raggiungere dalle 6 alle 8 medaglie. L’esperienza di Roma 2024 lascerà immagini indimenticabili e un medagliere che verrà citato pure fra 30 anni. A livello organizzativo il risultato è stato inferiore a quel che poteva essere se la macchina avesse funzionato dall’inizio. Invece è stata un’agonia curata solo alla fine, con un dato finale di 137 mila spettatori su 6 giornate che ha lasciato larghi vuoti allo Stadio Olimpico». 

Stefano Mei, presidente FIDAL durante la conferenza stampa agli Europei di Atletica di Roma (ANSA/FABIO FRUSTACI)

Infine, il direttore tecnico nazionale azzurra, Antonio La Torre: «Parigi sarà un altro sport, un’altra storia: questo non dobbiamo mai dimenticarlo. Sarà importante non disperdere tutte le sensazioni vissute qui e seguire l’elettricità e l’energia di Gimbo Tamberi, ma sarà ancora più importante stare con i piedi per terra. Per i Giochi dovremo fare delle scelte: a Roma abbiamo di fatto qualificato la 4×400 mista, sulla quale sicuramente faremo alcuni ragionamenti in ottica olimpica. I Trials Usa ci faranno riportare l’attenzione sul tasso di competitività che occorrerà a Parigi e che sarà ovviamente altissimo: servirà un salto di qualità di quegli atleti che hanno vissuto una prima ribalta internazionale qui a Roma. Questi europei e i successi azzurri porteranno sicuramente più ragazzi e ragazze sui campi di atletica. Importante sarà anche il progetto di identificazione e reclutamento del talento (il progetto PISTA), destinato a dare frutti individuando, come ci auguriamo, un centinaio di giovani destinati a essere protagonisti». 

Gli Europei sono stati la dimostrazione del grandioso momento che l’atletica italiana sta vivendo, probabilmente una delle epoche migliori di sempre. Storicamente, infatti, il nostro Paese non ha mai eccelso in questo sport, anzi la situazione nel decenni 2010-2020, sembrava davvero tragica: alle Olimpiadi di Londra 2012, infatti, la nazionale vinse solo una medaglia, a quelle di Rio, nel 2016, nessuna. Un’inversione di tendenza dunque, quando a Tokyo 2021 sono stati conquistati ben cinque ori; un trend confermato nelle gare successive e anche adesso, a Roma 2024.

di: Alice GEMMA

FOTO: ANSA/ SHUTTERSTOCK