Il massimo responsabile della salute pubblica statunitense ha lanciato l’allarme: “siamo nel bel mezzo di una crisi nazionale”
«Siamo nel bel mezzo di una crisi nazionale della salute mentale dei giovani e temo che i social media siano uno dei principali fattori di questa crisi – qualcosa che dobbiamo affrontare con urgenza». È con queste parole che il Surgeon general degli Stati Uniti (ossia il massimo responsabile della salute pubblica) Vivek Murthy punta i fari su un dibattito da tempo in corso, oltreoceano e non solo.
Nello Utah, ad esempio, è stato approvato un progetto di legge per vietare l’uso dei social ai minori di 18 anni, per tutelare i più piccoli da strumenti “progettati affinché generassero dipendenza”. Nel suo rapporto Murthy cita “prove considerevoli” degli “effetti estremamente dannosi” dei social sui più giovani, oltre a citare studi che collegano l’utilizzo di queste piattaforme e lo sviluppo di sintomi depressivi.
Nel suo appello pubblico Murthy ha spiegato che oltre a spingere agli estremi il confronto fra adolescenti, in una fase in cui il rapporto con la propria autostima è particolarmente delicato, i social distorcono la realtà aumentando anche il rischio di subire cyber-bullismo o addirittura di sviluppare disturbi alimentari. Un rischio che, secondo una ricerca citata dal Surgeon general, colpirebbe maggiormente le ragazze.
A tutto questo va aggiunta la questione sempre più urgente della privacy e dei furti di dati. Ha fatto discutere a tal proposito una legge approvata nel Montana che vieta l’utilizzo di TikTok: sarà il primo Stato americano ad adeguarsi ad un divieto già in vigore in molti Stati, anche se solo per i funzionari pubblici.
I rischi si moltiplicano ulteriormente se si pensa che il 95% dei ragazzi statunitensi dai 13 ai 17 anni dichiara di utilizzare almeno un social network e, in un terzo dei casi, di farlo “quasi costantemente” (la ricerca è del Pew Research Center).
di: Marianna MANCINI
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