petro

Il summit intende favorire il confronto fra l’Esecutivo di Maduro e l’opposizione in vista delle elezioni del 2024

Dopo il ramoscello d’ulivo del 25 aprile, quando è stato convocato dal presidente colombiano Gustavo Petro a Bogotà un vertice per “sbloccare” il confronto fra il Governo guidato da Nicolas Maduro e l’opposizione, il presidente Petro ha chiesto a tutti i suoi ministri di dimettersi.

Secondo quando riporta il quotidiano El Tiempo il presidente pensa a una riorganizzazione del governo e alla sostituzione di alcuni responsabili di dicasteri chiave a seguito della ampiamente dibattuta approvazione della riforma sanitaria nella VII Commissione della Camera dei Rappresentanti.

Secondo Borrell, l’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell reduce da una visita in Colombia, è stato aperto uno spiraglio per risolvere la crisi: «è urgente trovare un accordo per organizzare elezioni libere, eque e inclusive per le prossime elezioni presidenziali e legislative previste nel 2024 in Venezuela: se queste elezioni non si svolgeranno in condizioni tali che i loro risultati possano essere riconosciuti dal popolo venezuelano e dalla comunità internazionale, significherebbe che la crisi politica iniziata nel 2015 è destinata a durare altri cinque anni. E né il popolo venezuelano né i suoi vicini potrebbero sopportarlo. La comunità internazionale deve quindi fare tutto il possibile per garantire che il governo venezuelano e la Piattaforma unitaria raggiungano rapidamente un accordo in merito; la comunità internazionale deve anche essere pronta, e soprattutto coordinata, a sostenere questo accordo quando sarà raggiunto. La regione è ora in grado di esercitare un’influenza positiva sul processo negoziale guidato dal Venezuela e di portare il Paese sulla strada della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Questi cambiamenti hanno aperto una finestra di opportunità per risolvere la crisi venezuelana. Tuttavia, questa finestra si chiuderà se nelle prossime settimane non verrà raggiunto un accordo sulle elezioni del 2024. Dobbiamo cogliere questa opportunità».

Il vertice del 25 aprile

Un processo di pacificazione che, con l’obiettivo fissato alle prossime elezioni presidenziali nel 2024, sembra ancora complicato: lo scorso 17 gennaio è stato emanato un mandato di arresto del leader di uno dei partiti di opposizione Julio Borges, accusato di “tradimento”.

Al vertice di oggi, in aggiunta, non è stato invitato alcun esponente politico venezuelano. Lo stesso Juan Guaidó, volto dell’opposizione a Maduro, ha tentato di raggiungere la Capitale colombiana ma è stato espulso per immigrazione irregolare. Fra i delegati presenti ci sono invece l’Alto rappresentante della politica estera Josep Borrell e il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jon Finer.

Prendono parte all’incontro rappresentanti e diplomatici di Italia, Argentina, Barbados, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Germania, Spagna, Stati Uniti, Francia, Honduras, Messico, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Saint Vincent e Grenadines, Sudafrica e Turchia.

Un tentativo di dialogo, poi arenatosi, era già stato approcciato nel 2021 a Città del Messico.

di: Marianna MANCINI

aggiornamenti: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA/MAURICIO DUENAS CASTANEDA