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I pentastellati si defilano dal voto del Dl Aiuti, Chigi: fiducia unica strada percorribile. Voto alle 12.30, Cdm alle 15.30

L’Esecutivo guidato da Mario Draghi sembra essere più instabile dopo la notizia arrivata ieri sera: il Movimento 5 Stelle non voterà la fiducia al Dl Aiuti al Senato.

La decisione è stata confermata ieri sera al termine della riunione del Consiglio nazionale del M5S che si è tenuta nella sede di Campo Marzio, a Roma, quando il presidente Giuseppe Conte si è recato alla congiunta dei gruppi parlamentari pentastellati. «Con le medesime lineari, coerenti motivazioni, non parteciperemo al voto – sono state le parole dell’ex premier. – Draghi ha annunciato un corposo decreto a fine luglio, questo è uno snodo politico importante, ammette indirettamente quello che il M5s diceva da tempo, che gli aiuti stanziati non sono sufficienti. Sono una soluzione tampone. Da oggi famiglie e imprese potranno sperare in un corposo aiuto a fine mese, e questo lo si deve al Movimento 5 stelle».  

Stando a quanto appreso, la maggior parte dei parlamentari del gruppo si è espressa a favore della posizione di Conte. Ci sono state anche alcune voci di dissenso, tra queste quella del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà che afferma: «rischiamo di regalare il Paese al centrodestra, di mettere in difficoltà la coalizione progressista ed essere accusati di mettere a rischio il Pnrr». In generale, fanno sapere fonti interne, “non c’è una posizione netta per l’uscita dal Governo, ma emerge la necessità di dare un segnale importante, perché il punto è contare di più, essere più rispettati“. «Domani non voteremo ma nel momento in cui si sarà una verifica di maggioranza noi ci saremo» – specifica, tuttavia, qualche parlamentare.

In mattinata ha preso il via la discussione generale al Senato sul dl Aiuti, con voto fissato alle 12.30. Il ministro pentastellato per i Rapporto con Parlamento Federico D’Incà avrebbe tentato la mediazione per scongiurare una crisi di Governo, cercando di evitare la fiducia sul dl Aiuti. Dopo aver sondato il terreno a Palazzo Chigi però, il ministro avrebbe trovato lo stop di Draghi secondo lui la fiducia rimarrebbe l’unica strada percorribile.

Intanto, il sito del Senato è bloccato da circa un’ora; i tecnici sono al lavoro per riattivare il collegamento. Al momento è esclusa l’ipotesi di un attacco hacker, già avvenuto nei mesi scorsi.

Così, da ieri sera si susseguono le reazioni del mondo politico allo strappo di Conte.

Di Maio: aprire la crisi è un atto di irresponsabilità

«Non votare la fiducia al Governo è un fatto grave, è doverosa una verifica di maggioranza – si legge in una nota del titolare della Farnesina, fondatore del gruppo Insieme per il futuro. – Una crisi di Governo nel bel mezzo di una guerra è un chiaro atto di irresponsabilità, così si condanna il Paese al baratro».

Di Maio, ha riunito i gruppi di Camera e Senato di Insieme per il Futuro, non ha risparmiato parole durissime per il suo ex movimento, trasformato in un “partito padronale” e distrutto da “alcuni dirigenti” per “egoismi ed opportunismi”.

«Chi subì il Papeete 1, adesso sta facendo il Papeete 2 – rilancia il ministro. – È chiaro a tutti che se oggi non votano la fiducia aprono la stagione del Papeete bis. Un marchio che non si toglieranno più. E da loro non accettiamo lezioni di coerenza».

La linea dura di FdI, Meloni: “tutti a casa”

Meloni, invece, rincara la dose: «guerra, pandemia, inflazione, povertà crescente, caro bollette, aumento del costo delle materie prime, rischi sull’approvvigionamento energetico, crisi alimentare. E il Governo “dei migliori” è immobile, alle prese con i giochi di palazzo di questo o quel partito. Basta, pietà. Tutti a casa: elezioni subito!» – si legge su Facebook.

Calenda e Berlusconi: avanti senza 5S

«La linea di Azione è netta: si vada avanti con Draghi senza 5S fino a fine legislatura. Di tutto abbiamo bisogno tranne che di correre alle elezioni in mezzo a una crisi che diventerebbe subito uno tsunami, per poi ritrovarci con l’ennesima maggioranza incapace di governare» rincara il leader di Italia Viva Calenda su Twitter.

Nell’area dei moderati il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha riunito lo stato maggiore del partito con il coordinatore nazionale Antonio Tajani e i capigruppi alla Camera e al Senato Paolo Barelli e Annamaria Bernini.

Letta: Draghi indichi la strada, altrimenti si va al voto

Il segretario del Pd Letta ha tenuto un punto stampa a Milano in cui ribadisce che se dovesse venire meno alla maggioranza l’appoggio dei Cinquestellevorrà dire che si andrà di fronte agli italiani e noi siamo pronti a prepararci per questa campagna elettorale“.

«Diremo che siamo disponibili a una continuazione di questo governo Draghi, non siamo disponibili a tirare avanti chicchessia – spiega il segretario dem – se non ci saranno le condizioni, se altri partiti della maggioranza si sfileranno, allora la parola passerà agli italiani e noi saremo pronti ad andare di fronte agli italiani con il nostro progetto per il futuro dell’Italia».

Il Ministro PD Dario Franceschini parla di “giornata complicata”: «è una giornata complicata che potrebbe trasformare questo incontro in un rendiconto di quello che abbiamo fatto».

Lega: “stupiti e preoccupati”

Fonti della Lega si dicono “stupite e preoccupate” dato che “dopo un anno e mezzo di sostegno leale della Lega al governo in una fase di emergenza, siamo costretti a perdere tempo in Parlamento con i no dei 5 Stelle e una sinistra che si occupa di droga libera e cittadinanza agli immigrati. Non si può andare avanti così per mesi, con milioni di italiani che hanno problemi con stipendi, pensioni e bollette. Attendiamo le prossime ore, la Lega lavorerà per una scelta unitaria del centrodestra per il bene del Paese. Piuttosto che perdere mesi preziosi con inutili e logoranti tira e molla, sarebbe più saggio dare la parola agli italiani“.

Renzi: Draghi al posto di Conte fu scelta salvifica

Secondo il segretario di Italia Viva “aver portato Draghi al posto di Conte la salvezza del Paese“, rivendicandone la scelta politica. “Orgoglioso che sia il nostro presidente, a Draghi va detto che nulla giustifica la fine del governo” ha spiegato Renzi. “Sono momenti delicati a livello internazionale, siamo dalla parte della democrazia, ma la democrazia sta vivendo difficoltà enormi” ha spiegato Renzi, ricordando di parlare in Senato per la prima volta dopo la morte di Abe, dopo le dimissioni di Johnson, dopo le sentenze su armi, aborto e ambiente in USA. Ha anche ricordato i problemi dello Sri Lanka, sottolineando come la situazione di difficoltà democratica sia espansa e ha concluso spiegando che non vorrebbe che tra i Paesi in grave difficoltà democratica fosse aggiunta anche l’Italia.

di: Alessia MALCAUS

aggiornamento di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/TWITTER SENATO