Leghisti non disposti a lavorare con i pentastellati. Nel pomeriggio vertice del centrodestra a Villa Grande

Parte il conto alla rovescia per sapere quella che sarà la decisione del premier Mario Draghi. Domani si ripartirà da Palazzo Madama, laddove la fiducia si è infranta. Intanto questa mattina il premier si è recato di nuovo al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ora è rientrato nella sede del Governo.

Prima ha visto il segretario del Pd, Enrico Letta, a Palazzo Chigi. Sembrerebbe che i dem stiano facendo pressing sul premier per chiedere continuità. Questa mattina si è tenuta alla Camera la riunione del leader leghista Matteo Salvini con ministri, sottosegretari, capigruppo e vicesegretari del suo partito. I rappresentanti del Carroccio avrebbero mostrato “grande compattezza” nel dirsi non disposti a proseguire con gli “inaffidabili” 5Stelle e senza chiarezza. «L’auspicio è garantire all’Italia soluzioni all’altezza, evitando che provocazioni, liti e figure inadatte blocchino il Paese» – riferiscono fonti interne. All’uscita il sottosegretario all’Economia, Federico Freni, ha sottolineato “responsabilità, responsabilità sempre“.

Sinistra italiana e Verdi avrebbero presentato un pacchetto di 9 proposte per evitare la “catastrofe sociale”.

Ha preso il via il vertice del centrodestra di Governo a Villa Grande, residenza di Silvio Berlusconi. Sono presenti Matteo Salvini, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo per la Lega, Antonio Tajani, Paolo Barelli e Anna Maria Bernini per Forza Italia, Maurizio Lupi del Ncl, Lorenzo Cesa e Antonio De Poli dell’Udc.

Le reazioni della politica

Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha dichiarato: «le urne anticipate non sono di per sé una sciagura. Ma serve sempre una attenta valutazione del rapporto costi benefici, che oggi risulta enormemente squilibrato: i costi di urne anticipate di 6 mesi appaiono di gran lunga maggiori dei benefici. Un gioco che, per il Paese, non vale assolutamente la candela e infatti i cittadini non capiscono. Il centrodestra di governo sta dalla parte del Paese». In un’intervista al Corriere della Sera ha poi aggiunto: «i partiti abbiano la forza di condividere con Draghi una nuova prospettiva. I partiti che si riconoscono nell’agenda Draghi-Mattarella devono rinnovare una chiara e ferma responsabilità verso il Paese, riconfermandosi reciprocamente, e poi manifestando al Quirinale e allo stesso premier le ragioni di una fiducia non più solo emergenziale, ma squisitamente politica, per dare continuità e stabilità all’azione di governo. Il capo dello Stato si troverebbe di fronte a una nuova manifestazione di significativa volontà politica».

Per Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, le alternative sono due: «noi chiediamo stabilità per il Paese, stabilità che non si può avere con il M5s al Governo. La soluzione è o un Governo Draghi senza Cinque Stelle o si va a votare». Dal summit del centrodestra arriva lo “sconcerto” a seguito dell’incontro tra il premier e il segretario PD Letta.

Ieri, al termine dell’assemblea congiunta tra parlamentare pentastellati, Giuseppe Conte ha detto: «capisco le difficoltà di ognuno ma chi non se la sente di essere su questa linea è libero di andare via. La linea maggioritaria è quella di attendere un segnale da Draghi, la responsabilità non è nostra, è lui che deve dare garanzie».

Il ministro Di Maio ha dichiarato, durante l’assemblea congiunta di Insieme per il Futuro: «dalle dimissioni di Draghi ad oggi sono successi due fatti politici clamorosi. Le manifestazioni e gli attestati di supporto al governo Draghi affinché possa restare in carica: oltre 1600 sindaci, la società civile, gli imprenditori, la comunità finanziaria e quella internazionale. Il direttivo della Camera del gruppo M5S, oggi partito di Conte, ha espresso la volontà di votare la fiducia al governo Draghi, al di là della volontà dei vertici».

Gli appelli a Draghi

Parla il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli: «i consumi rallentano, l’inflazione cresce, il conflitto in Ucraina continua e preoccupa la prospettiva delle restrizioni monetarie. In questo contesto, la crisi politica rischia di ripercuotersi pesantemente su quella economica. Serve, invece, la guida di Draghi e un’azione di governo sempre più efficace per gestire al meglio le risorse del PNRR, la legge di bilancio e le riforme strutturali che il Paese attende».

La lettera dei sindaci riscuote successo. Il primo cittadino di Firenze, Dario Nardelli, afferma a Omnibus su La7: «ieri sera abbiamo superato le 1.500 firme, siamo quasi a 1.600 e probabilmente arriveremo a 2.000 prima del discorso del presidente Draghi al Senato. C’è un’adesione larghissima che va da nord a sud, dal centrosinistra al centrodestra, e che nasce da una preoccupazione oggettiva, quella che noi viviamo ogni giorno sul territorio. È un dato sorprendente, mai vista una cosa del genere: evidentemente c’è un sentimento fortissimo».

Anche il mondo dello sport vuole che Draghi resti a Palazzo Chigi. «Abbiamo parlato della questione del Governo, visto che siamo il Paese ospitante delle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali e dei prossimi Giochi del Mediterraneo – ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, nel corso della conferenza stampa post Giunta Nazionale. – Non facciamo politica, ma in questo momento di congiuntura internazionale, con la crisi economica e la guerra, le dimissioni di Draghi sono viste con forte preoccupazione dalla comunità internazionale. Ho sentito Draghi domenica pomeriggio e gli ho detto che il mondo dello sport è con lui. Nei prossimi mesi ci sarebbe incertezza, se saltasse il Governo cambierebbero tante strategie. E questa incertezza non fa piacere».

Reazioni all’estero

Non ha dubbi il giornale britannico Guardian, per l’Italia e l’Europa l’uscita di Draghi “sarebbe una cattiva notizia“. In un editoriale, infatti, si legge: «nel contesto di una crisi economica e geopolitica che potrebbe raggiungere il picco quest’inverno, la partenza anticipata di Draghi sarebbe una cattiva notizia per l’Italia e per l’Europa. Per ora dovrebbe restare al suo posto. Da quasi un anno e mezzo, la politica italiana è stata caratterizzata da un grado di stabilità e consenso del tutto insolito».

L’agenzia di rating Fitch mette il segno sui rischi economici: «le dimissioni di Mario Draghi da presidente del Consiglio italiano dopo una spaccatura nel suo Governo di unità nazionale annunciano una maggiore incertezza politica anche se venissero evitate le elezioni anticipate. Le implicazioni di breve termine per la politica economica e di bilancio dipendono dagli esiti politici, ma è probabile che le riforme strutturali e il risanamento di bilancio diventino più impegnativi» – si legge in una nota.

Il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, a proposito della crisi italiana ha dichiarato non si tratti di una buona notizia, “abbiamo grande rispetto per il lavoro eccezionale portato avanti dal presidente del Consiglio Mario Draghi“. Secondo Breton “per gestire le crisi che attraversiamo e in particolare quella energetica, serve continuità governativa e si spera che possa durare. La continuità è ciò di cui abbiamo bisogno, perché i momenti che abbiamo di fronte sono complicati e dovremo mostrare molta unità e solidarietà“.

Dunque, non resta che attendere.

di: Alessia MALCAUS

Aggiornamenti: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA-EPA-LUDOVIC MARIN