La presidente del Consiglio ammette l’imprecisione storica di La Russa che ha avanzato le sue scuse in una nota
Direttamente dal palco del Vinitaly a Verona, Giorgia Meloni interviene anche sull’ultimo gate mediatico che ha travolto il presidente del Senato. Le parole di La Russa su Via Rasella sono state una “sgrammaticatura istituzionale, ma l’ha risolta lui” spiega la premier cercando di mettere un punto alle polemiche.
La Russa aveva definito l’azione partigiana di Via Rasella, che scaturì la rappresaglia delle Fosse Ardeatine, una “pagina non nobile della Resistenza” le cui vittime furono “banda musicale di semi-pensionati“.
Lo stesso presidente del Senato è tornato poi sui suoi passi aggiustando il tiro che aveva scatenato l’ira delle opposizioni e dell’
Anpi: «ho sbagliato a non sottolineare che i tedeschi uccisi in via Rasella fossero soldati nazisti, ma credevo che fosse ovvio e scontato oltre che notorio. Non so se effettivamente è errata la notizia, più volte pubblicata e da me presa per buona, che i riservisti altoatesini inquadrati nella polizia tedesca facessero anche parte della banda militare del corpo».
«Fatte salve le persone che hanno commentato pretestuosamente e in prevenuta malafede, voglio invece scusarmi con chi anche in forza di resoconti imprecisi abbia comunque trovato motivi di sentirsi offeso» ha scritto La Russa in una nota.
Non soddisfatti i gruppi consiliari di Verdi e Sinistra del Comune di Roma e della Regione Lazio che hanno convocato per lunedì 3 aprile un flashmob in via Rasella. Questa mattina all’alba proprio in via Rasella è apparsa un’opera della street artist Laika. L’immagine ritrae un soldato nazista che suona un trombone con la scritta “dimissioni”.
Anpi: “scuse di lana caprina”
«Le scuse e la ‘sgrammaticatura istituzionale? Se la cantano e se la suonano da soli. Non ha affatto risolto, le sue sono scuse sono di lana caprina. Essendo la seconda carica dello Stato dovrebbe rappresentare tutti gli italiani ed è per questo che non accetto queste scuse. Non credo che l’affermazione di Meloni corrisponda a realtà perché non ha risolto affatto il pasticcio» ha dichiarato il presidente dell‘Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Gianfranco Pagliarulo a LaPresse.
«Essere antifascisti nel 2023 significa fare una scelta modernissima perché mai come oggi i valori della Resistenza e dell’antifascismo che si sono incarnati giuridicamente nella Costituzione, sono attuali – ha proseguito Pagliarulo – Pensiamo alla libertà rispetto alle tendenze autoritarie, alla pace rispetto al disastro in Ucraina, alla solidarietà rispetto alle migrazioni, all’uguaglianza rispetto al boom delle diseguaglianze, al lavoro rispetto al precariato e non solo. Mai come oggi questi valori sono attuali. Essere antifascisti oggi significa impegnarsi in prima persona a difesa e attuazione piena della Costituzione repubblicana».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI