La Cedu ha più volte condannato Roma, mentre il Consiglio Ue chiede un report dettagliato con statistiche e progressi fatti

Il grido di allarme per i femminicidi nel nostro Paese arriva fino a Bruxelles, che esprime le sue preoccupazioni per l’alto tasso di violenze nei confronti delle donne registrato negli ultimi mesi.
A far discutere è soprattutto la “risposta inefficace e tardiva” delle autorità competenti.

Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa “nota con preoccupazione” la “persistente alta percentuale di procedimenti per violenza domestica e sessuale archiviati nella fase delle indagini preliminari, un uso limitato degli ordini di protezione e un tasso significativo di violazione degli stessi”.

La Cedu aveva già più violte condannato l’Italia per la sua “risposta inefficace” alle denunce, facendo notare che in due casi alle violenze era seguito anche l’omicidio del figlio della vittima; nonostante le misure intraprese da Roma per affrontare il problema, ora l’esecutivo si trova a bocciare nuovamente l’Italia.

La Corte ha comunque riconosciuto i passi avanti di Roma sul tema, che “riflettono la loro continua determinazione a prevenire e combattere la violenza domestica e la discriminazione di genere”. Soluzione che però purtroppo sono ancora insufficienti.

Così adesso l’Italia avrà tempo fino al 30 marzo per presentare un dossier più dettagliato che comprenda statistiche sui procedimenti e sugli ordini di protezione, violazioni a questi ultimi ma anche le azioni intraprese e i progressi tangibili.

di: Marianna MANCINI

FOTO: Ansa/Andrea Fasani